Il Venerdì Santo ad Orte. Da ottocento anni si rinnova il rito della solidarietà

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di Stefano Stefanini 

NewTuscia – ORTE – La Processione di più antica tradizione, segue le regole rituali fissate in origine dal secolo XIV,  che ancora oggi devono essere rigorosamente rispettate, si svolge per le vie del centro storico alla luce delle fiaccole recate dai Confratelli.

Da ottocento anni si rinnova il rito della solidarietà: i confratelli penitenti, incappucciati, scalzi e incatenati e la distribuzione del pane come segno di fraternità.

Le Confraternite hanno mantenuto le strutture di rappresentanza con il rettore generale, il camerlengo, i furieri ed un responsabile del patrimonio artistico e le denominazioni: del Santissimo Sacramento,  di Santa Croce, della  Misericordia, della Trinità, di San Pietro, di Santa Maria Le Grazie,  di Sant’Antonio Abate, del Santissimo Rosario e della Madonna del Santissimo Rifugio dei Peccatori o dello “Stendardino”.

I Confratelli, dietro l’invito dei furieri di S. Croce, muovono dalle rispettive chiese e sostano, in attesa che tutte siano pronte, allo sbocco delle varie strade sulla piazza principale. Poi, al cenno dei furieri si avviano secondo un ordine di precedenza stabilito in base all’antichità di ognuna. La processione così si mette in moto.

Museo delle Confraternite di Orte conserva gli oggetti artistici recati nella processione  del Cristo Morto (foto R. Giubileo)

Presso la chiesa di S. Agostino, dietro la confraternita della Misericordia, si avvia la compagnia di S. Croce, e infine, contornata da coppie di lampioni la bara con l’immagine del Cristo Morto e la macchina dell’Addolorata.

La città suggestivamente illuminata dalle sole fiaccole è percorsa dai confratelli tra cui molti penitenti scalzi e rigorosamente anonimi, accompagnati dai canti del “Miserere” e dello “Stabat Mater”, accompagnati dalle meste armonie della storica “Banda Musicale Città di Orte”, con le varie soste previste nell’antico rito.

La processione deve uscire dalla Chiesa di S. Agostino con ogni tempo e si narra che gli agricoltori, secondo una credenza che ha del pagano, traessero auspici per i raccolti futuri dal fatto che i lumini che adornano la bara del Cristo deposto dalla Croce rientrassero in S. Agostino tutti accesi.

Al rientro viene distribuito ai partecipanti il pane del Venerdì Santo, semplice impasto di farina con anice, da condividere in segno di sincera fraternità, in attesa dell’Alba della Pasqua.