Graforubrica. La passione indomita edi indomabile

loading...

NewTuscia – Cari/e “Newtusciani/e”, in questa settimana santa di “passione” voglio analizzare la grafia di due “passionari” per eccellenza: Napoleone e D’Annunzio. Due italici. Due grandi. Nella loro indomita ed indomabile passione per la vita, per l’amore e per le grandezze del successo.

Ho osservato la firma, in originale, di Napoleone a Trieste mentre per D’Annunzio purtroppo solo in copia, il cui originale è in una collezione privata, sono due firme “ricombinate” e personali, con calibro grande, aggressive e lanciate con paraffo che gli fa da piedistallo e con un tratto pastoso ed inchiostrato.

Sono firme diverse, ma simili. Il tracciato della firma di D’Annunzio è molto angoloso e quindi, più aggressivo di quello di Napoleone che ha invece un giusto equilibrio fra curva ed angolo nella grafia mentre il paraffo risulta essere una difesa aggressiva dell’essere (compensazione), entrambe esprimono il segno grafico più qualificante dell’intelligenza: la ricombinazione (hanno necessità di unire, associare gli elementi della scrittura per farne uno strumento più adatto possibile al fine di inquadrare il pensiero e poi l’azione), il loro tracciato si concatena in movimenti che mostrano la loro attitudine a scegliere e a variare (attenzione, immaginazione e memoria sveglie), il loro spirito è multisfaccettato, ma mentre per D’Annunzio vi è la presenza di una tenace volontà data dall’angolosità, per Napoleone vi è la volontà che si impone con l’espressione di uno spirito inventivo e stratega.

Il loro tratto è pastoso e a mazza (l’accumulo di energia irrompe in atteggiamenti fortemente aggressivi), gli scriventi hanno vissuto in sintonia con l’ambiente, partecipando attivamente alle sollecitazioni dei sensi e della vita. Il pericolo è che gli scriventi, avendo avuto tale caratteristico tratto, si siano fatti sommergere dalle impressioni che suscitava loro l’esterno, rimanendo catturati ed impigliati nella rete delle passioni che risultano per loro essere state indomite ed indomabili.

Entrambi hanno posseduto un’ambizione viva ed ardente che si è accompagnata ad una fervente immaginazione ed a “una passione predominante” che li ha mossi e li ha diretti.

Una prece per questi due Enormi ed Ingombranti Personaggi, salutandoli con un aforisma di Stendhal che, secondo me, si adatta perfettamente a loro:

La Passione non è cieca, è visionaria”. Amen.