Mafia a Viterbo, Trovato pagava le le spese legali ad estranei alla banda in cambio di silenzio

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NewTuscia – VITERBO – Nuovi  elementi emergono dalle indagini delle forze dell’ordine sul caso dell’associazione di stampo mafioso sbaragliata nel viterbese nel gennaio, scoprendo una linea strategica sempre più accurata. Giuseppe Trovato e gli altri membri avevano esteso la loro protezione anche a chi era in possesso di informazioni che potevano cacciarli nel guai.

Sostenendo anche le spese legali degli estranei alla “causa”, oltre a quelle dei simpatizzanti finiti in carcere, si assicurava il loro silenzio nell’ipotesi di una collaborazione con la giustizia in cui avrebbero potuto emergere accuse nei confronti della banda. È il caso dell’aiuto offerto ad un uomo arrestato per il possesso di un chilo di cocaina.

Questa trovata, di carattere tipicamente mafioso  secondo le parole del giudice del Riesame, è costata ad alcuni dei tredici membri arrestati il 25 gennaio 2019 la richiesta di scarcerazione o il restringimento delle misure cautelari, niente alleggerimenti. In compenso è stata utile agli inquirenti per scandagliare ulteriormente la linea gerarchica che faceva capo a Trovato: il vertice era costituito da Ismail Rebeshi, Sokol Derviscie e dai fratelli Spartak e Shkelzen Patozi.