Consiglio comunale di Perugia del 10/04/2019

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NewTuscia – PERUGIA – In apertura della seduta del consiglio comunale sono state presentate due mozioni d’ordine da altrettanti consiglieri di opposizione al fine di discutere, nella stessa seduta odierna dell’assemblea, il nuovo regolamento edilizio del Comune di Perugia, approvato questa mattina dalla I Commissione Consiliare. La discussione urgente è stata richiesta per non vanificare il grande lavoro fatto dalla stessa, con la collaborazione degli uffici e dei rappresentanti di categoria, anche in risposta alla normale prassi che vede le pratiche in consiglio una volta licenziate dalla commissione.

Sia il Presidente del Consiglio che il Segretario Generale hanno, tuttavia, precisato che l’atto non può essere integrato nell’ordine del giorno del consiglio non essendo trascorse le 24 ore indispensabili per il deposito degli atti urgenti, ribadendo pertanto la legittimità dell’operato dell’ufficio di presidenza del consiglio stesso. Messa in votazione, la prima mozione è stata respinta con 14 voti a favore, 8 contrari e 2 astenuti, non avendo raggiunto i due terzi come previsto dal regolamento. Il consiglio ha quindi proceduto come da calendario stabilito.

 

CONSIGLIO COMUNALE/APPROVATO L’AGGIORNAMENTO DELLA PROGRAMMAZIONE COMMERCIALE DELLE MEDIE E GRANDI STRUTTURE DI VENDITA

Approvata dall’assemblea cittadina con 17 voti a favore e 10 contrari la preconsiliare 31 del 3 aprile relativa all’aggiornamento della programmazione commerciale delle medie e grandi strutture di vendita. Come è stato ricordato, l’atto è già stato approvato dalla commissione consiliare con 7 voti a favore e 3 contrari.

L’aggiornamento era stato approvato dalla giunta nel gennaio scorso e, secondo l’iter previsto, era stato sia rimesso alla Regione per la VAS, sia inviato alle associazioni dei consumatori, le organizzazioni imprenditoriali del commercio e le organizzazioni sindacali e ambientaliste del territorio per la sua partecipazione con il tessuto cittadino.

La regione stessa aveva quindi ritenuto di non procedere all’assoggettabilità a V.A.S. della nuova programmazione comunale, con invito al Comune all’inserimento nel documento stesso di alcune prescrizioni in ordine a criteri generali, aspetti naturalistici, aspetti paesaggistici e il consumo di suolo, che sono state integrate dai competenti uffici comunali.

In fase di concertazione sono, quindi, pervenute alcune osservazioni, rispetto alle quali gli uffici hanno evidenziato, tra le altre cose, che la programmazione risulta coerente con il disposto della normativa dettata dalla legge regionale n.10/2014 e dal Regolamento regionale 1/2018 secondo cui tale strumento è finalizzato ad individuare i criteri di localizzazione delle medie e grandi strutture in coerenza con i vincoli ambientali, urbanistici ed infrastrutturali; attraverso il documento i potenziali investitori possono fruire di una rappresentazione unitaria dei vincoli assoluti e relativi che condizionano l’insediamento di nuove strutture sul territorio comunale. La programmazione, peraltro, dà conto dei criteri urbanistici da rispettare per la realizzazione delle grandi strutture di vendita, rinviando alla verifica dei singoli progetti la valutazione di eventuali varianti puntuali da apportare alla pianificazione in presenza delle condizioni fissate: tale “modus operandi” risulta nella sostanza imposto dalla normativa regionale che, avendo eliminato il limite di dimensionamento massimo delle strutture di 20000 mq. (art 18 della L.R. n. 10/2014, come modificato dalla L.R. n. 12/2016), non consente di prefigurare a priori la portata degli interventi progettati e la concreta ricaduta ambientale, urbanistica e infrastrutturale degli stessi.

Critiche sono pervenute dall’opposizione, per la quale la nuova programmazione commerciale va a sanare la difformità rispetto alla precedente programmazione della variante per l’ampliamento del centro commerciale di Collestrada. Perplessità sono state espresse anche per quanto riguarda la reale partecipazione a cui è stato sottoposto il piano. Sempre dall’opposizione si è sottolineato come questo piano sia un atto debolissimo da un punto di vista tecnico, che denota la mancanza di una visione della città.

Da parte della maggioranza, invece, si è difeso l’operato dell’amministrazione ricordando l’importanza, per un Comune capoluogo come Perugia, di dotarsi di un piano per il commercio, che peraltro recepisce normative regionali e stabilisce criteri generali per la realizzazione delle suddette strutture. Dalla stessa maggioranza, peraltro, l’invito all’opposizione a non voler bloccare il mercato, visto che il settore è uno dei pochi in cui ancora c’è occupazione.

 

CONSIGLIO COMUNALE/APPROVATO L’AGGIORNAMENTO DEI NUOVI CRITERI URBANISTICI E DIRETTIVE PER LA PROCEDIBILITA DELLE VARIANTI

E’ stata approvata con 22 voti a favore e 2 astenuti la Preconsiliare della Giunta Comunale n. 20 del 27.3.2019 avente come  oggetto: “Nuovi  criteri urbanistici e direttive per la procedibilità ex art. 8  DPR  160/2010 delle varianti al PGR parte strutturale e operativa – aggiornamento DCC 88/2010. La pratica era già stata discussa qualche settimana fa in Consiglio comunale, ma senza esito positivo non avendo riportato il quorum di voti a favore necessario. Gli uffici hanno pertanto riproposto l’atto, mantenendo invariata l’intelaiatura di base, ma con alcune modifiche di dettaglio.

Tali criteri si applicano ai progetti di ampliamento di impianti produttivi.

In particolare,

  1. A) E’ ammesso l’avvio di procedure di variante ex art. 8 D.P.R. 160/2010 per l’ampliamento di impianti produttivi esistenti regolarmente autorizzati, anche se ricadenti in zone di PRG ove gli stessi non risultino espressamente previsti, ovvero di impianti in corso di realizzazione al momento della presentazione dell’istanza, purché regolarmente autorizzati sotto il profilo edilizio e per i quali sia accertata l’esercitabilità dell’attività produttiva prevista. Gli ampliamenti di strutture turistico ricettivo riguardano anche l’adeguamento e la creazione di servizi accessori quali ristorazioni, attrezzature per convegni, fitness e benessere fisico, nonché quelli di natura sportiva ad alta valenza turistica. Le strutture turistico ricettive a gestione non imprenditoriale sono escluse dalle possibilità di ampliamento disciplinate dalla presente delibera.
  2. B) E’ esclusa l’attivazione della procedura di variante di cui all’ art. 8 del D.P.R. n. 160/2010 per gli interventi di ampliamento che:
  3. a) Prevedano la riclassificazione di aree ricadenti negli Ambiti di interesse paesaggistico, ambientale e storico AIPAS; sono fatti salvi i progetti di ampliamento delle strutture turistiche con le caratteristiche e le finalità richiamate alla lettera A);
  4. b) Prevedano la riclassificazione di aree censite dal PRG nel seguente modo:
  • Ambiti di riserva naturale (RN; sono fatti salvi i progetti di ampliamento delle strutture turistiche con le caratteristiche e le finalità richiamate alla lettera A);
  • Aree agricole di elevato valore paesaggistico ed ambientale (EPA); sono fatti salvi i progetti di ampliamento delle strutture turistiche con le caratteristiche e le finalità richiamate alla lettera A);
  • Boschi (B) a meno che non sia accertata l’erroneità della classificazione stessa;
  • Aree di particolare interesse agricolo EA; sono fatti salvi i casi in cui risulti verificata la compensazione di cui all’art. 92, comma 2, della L.R. 1/2015;
  • Aree destinate ad infrastrutture viarie, ferroviarie ed aeroportuali, a meno che non venga acquisito il parere favorevole all’intervento dell’autorità competente;
  • Zone di trasformazione urbanistica a meno che l’intervento non pregiudichi la possibilità di riqualificazione della zona residua e previa acquisizione del nulla osta all’intervento di tutte le proprietà ricadenti nella zona;
  • Aree agricole di elevato valore paesaggistico-ambientale (EpaU); sono fatti salvi i progetti di ampliamento delle strutture turistiche con le caratteristiche e le finalità richiamate alla lett. A);
  • Aree destinate al reperimento degli standard minimi per aree destinate ad attrezzature di interesse comunale e sovracomunale (zone per attrezzature di interesse generale F), fatti salvi i casi in cui il loro ridimensionamento permetta ugualmente di soddisfare la dotazione minima di aree stabilita nella parte strutturale del PRG, ovvero quelli in cui il progetto preveda una localizzazione diversa delle stesse;
  • Aree destinate al reperimento degli standard minimi per aree pubbliche al servizio di insediamenti residenziali (aree Spu, Ppu e P con cerchietto), fatti salvi i casi in cui il loro ridimensionamento permetta ugualmente di soddisfare la dotazione minima di aree fissata, per la UUT di appartenenza, nella parte strutturale del PRG, ovvero quelli in cui il progetto preveda una localizzazione diversa delle stesse. In ogni caso dovrà essere preventivamente accertata l’assenza di progetti e/o programmi pubblici relativi alle aree di cui sopra;
  • Aree di rispetto dei cimiteri, pozzi e sorgenti;
  • Zone a rischio idraulico R4 (art. 31 norme PAI) e frane attive o quiescenti;
  1. c) Interessino comparti o immobili per i quali sia prevista l’approvazione di piani attuativi o che siano interessati da piani attuativi non ancora collaudati; tale preclusione non si applica ai casi di ampliamento delle strutture turistiche con le caratteristiche e le finalità richiamate alla lett. A); sono fatti salvi i casi che rientrano nelle disposizioni di cui all’ 102 del RR n. 2/2015.
  2. d) Comportino la riclassificazione di aree non contermini a quelle ove insistono gli impianti produttivi da ampliare.
  3. e) Riguardino l’ampliamento di attività produttive presenti in edifici esistenti destinati anche a residenza (con la sola esclusione degli alloggi destinati ai custodi, ai proprietari ed ai gestori degli impianti produttivi), a meno che l’intervento non sia compatibile con la residenza stessa e previa acquisizione dell’assenso di tutti i proprietari dell’
  4. f) Realizzino ampliamenti delle superfici degli edifici esistenti, o delle porzioni di essi, adibiti ad attività produttiva, maggiori del 100% per la superficie fino a 200 mq, maggiori del 70% per la superficie compresa tra i 201 mq ed i 500 mq, maggiori del 50% per la superficie superiore a 500 mq, ed in ogni caso superiori a mq. 1.500. Nel caso in cui i lotti sui quali insistono gli edifici da ampliare esprimano potenzialità edificatorie ancora non utilizzate, il progetto può prevedere sia l’ampliamento ammesso, sia quello non conforme al vigente PRG.
  5. g) Realizzino nuovi piazzali – da adibire ad esposizioni o depositi o attività all’aperto – con superfici superiori al 70% di quelli presenti nei lotti ove insistono gli impianti produttivi esistenti; in ogni caso, sono esclusi dal conteggio gli spazi necessari per il reperimento degli standard urbanistici. Detta limitazione non si applica nei casi di ampliamento di impianti sportivi all’aperto, esistenti ed attivi a servizio di strutture ricettive.

Per tutti i procedimenti è stabilito che:

  • nell’atto di approvazione della variante ex art. 8 DPR 160/10 sia previsto che, in caso di mancato avvio dei lavori entro i termini di legge dovrà essere adottata una nuova variante che ripristinerà le previsioni urbanistiche previgenti;
  • le varianti urbanistiche ex art. 8 DPR 160/10, nel procedere alla riclassificazione di aree e/o alla modifica di norme di attuazione, stabiliranno – attraverso l’introduzione nel TUNA di prescrizioni particolari – le specifiche destinazioni d’uso che consentiranno, per le aree oggetto delle varianti medesime, esclusivamente le tipologie di attività che hanno dato luogo al procedimento di cui trattasi.
  • fermo restando l’accertamento prodromico della sussistenza dei requisiti previsti dal medesimo articolo nonché l’inesistenza di norme contenute nel PTCP ed in altre leggi e regolamenti, nazionali e regionali che non pongano divieti e/o limitazioni agli interventi proposti in variante al PRG, l’indizione della Conferenza di servizi è ammessa soltanto a seguito di specifica valutazione preventiva espressa in modo positivo dal Consiglio Comunale, tenuto conto degli interessi pubblici coinvolti, tra cui prioritariamente quello del corretto uso del territorio, nonché delle concrete esigenze di sviluppo produttivo dell’impresa. In detta sede, il Consiglio Comunale sarà chiamato ad esprimersi, ai sensi dell’art. 88 comma 2, R.R. 2/2015, sull’eventuale proposta di sostituzione o monetizzazione delle aree pubbliche per standard;

Si stabilisce, inoltre, che il Consiglio Comunale procederà alla modifica e/o integrazione di detti criteri qualora si dovesse rendere necessario e non ogni due anni come in precedenza.

L’atto è stato approvato senza ulteriore dibattito.

 

CONSIGLIO COMUNALE/PROJECT FINANCING EX SCUOLA PASCOLI: RESPINTA LA RELAZIONE DI OPPOSIZIONE, APPROVATA QUELLA DI MAGGIORANZA

La discussione rispetto al project financing per la ex scuola media G. Pascoli, avviata in V Commissione consiliare Controllo e Garanzia a seguito della richiesta di attivazione da parte di una consigliera di opposizione, è approdata oggi in consiglio comunale che ha confermato l’approvazione della relazione di maggioranza con 14 voti a favore, 2 contrari e 7 astenuti e la bocciatura di quella di opposizione con 2 favorevoli, 14 contrari e 7 astenuti.

Nella relazione finale, ribadendo quanto già esplicitato nella richiesta di attivazione della commissione, la proponente ritiene che l’operazione di project financing per la ristrutturazione della ex scuola media G. Pascoli sia da ritenersi illegittima, così come la rinegoziazione della convenzione originaria approvata con la delibera di giunta n. 142 del 20.05.2015 e, pertanto, chiede che tali illegittimità siano superate e verificate le eventuali responsabilità dei dirigenti competenti.

Secondo la proponente, la scelta del project financing sarebbe stata fatta più per rispondere all’esigenza di ricorrere a forme alternative di finanziamento, piuttosto che dettata dall’esigenza di promuovere infrastrutture eccellenti, avvalendosi del know how del privato. I dati –si legge nella relazione- confermano come l’intera operazione abbia costi non previsti per l’amministrazione e come il contributo pubblico a carico del comune sia talmente alto da annullare ogni originaria previsione di risparmio rispetto ad altre soluzioni. Per la consigliera, infine, l’amministrazione non ha rispettato il principio di divieto di rinegoziazione.

Secondo quanto riportato, il project financing in questione fu approvato dal Consiglio comunale nel luglio 2003, mentre l’anno successivo –ottobre 2004- fu la Giunta ad accogliere la proposta dell’azienda concessionaria , per una spesa complessiva di circa 24 milioni e 500mila euro. Nell’ottobre 2008 si procedeva ad un primo aggiornamento della convenzione stipulata nel 2005. Nel frattempo, il concessionario era stato autorizzato a concedere in locazione a terzi e per tutto il periodo della concessione alcune porzioni dell’edificio, di cui 330 mq al piano terra con destinazione mensa/bar e 470 mq circa al piano seminterrato per le attività della pubblica amministrazione. Dopo che la cooperativa incaricata della gestione del bar/mensa aveva comunicato la cessazione dell’attività, nel giugno 2013, il Comune aveva richiesto alla società stessa di prevedere una proposta per l’eventuale utilizzazione dei locali, inizialmente adibiti a bar/mensa, come uffici comunali. Nel maggio 2015 si arriva ad un accordo secondo il quale il concessionario si impegna a realizzare i lavori per l’adeguamento richiesto comprensivi di finiture e impianti per un importo di 60mila euro, garantendone anche la manutenzione al pari delle restanti parti dell’edificio. L’amministrazione, dal canto suo, si impegnava a corrispondere alla società il suddetto importo di 60mila euro più altri 30mila euro quale canone annuo per l’utilizzo dei locali.

Di fatto, la giunta -secondo la proponente- dava atto che tale operazione si inseriva nell’ambito del rapporto concessorio in corso, destinando ad uffici comunali spazi che inizialmente erano nella disponibilità del concessionario.

L’ultima rinegoziazione –sostiene l’atto- ripristina l’equilibrio finanziario dell’operazione, solo nell’interesse del concessionario che con la cessazione della gestione del bar/mensa si è visto venire meno parte dell’alea. D’altro canto, per l’amministrazione viene annullato invece, qualsiasi risparmio, dato l’ulteriore esborso previsto, così da rendere l’intera operazione totalmente antieconomica per il comune.

Inoltre, con la rinegoziazione si sarebbe riconosciuta al concessionario la possibilità di eseguire lavori pubblici senza un’aggiudicazione legittima. La rinegoziazione stessa, infatti, modificando gli elementi essenziali della convenzione originaria, concretizzerebbe un nuovo affidamento, al di fuori dell’evidenza pubblica e in violazione dei principi di par condicio, trasparenza e imparzialità.

 

Al contrario, nella relazione di maggioranza, si afferma che la procedura adottata dal Comune di Perugia, sia da un punto di vista formale che sostanziale, è stata pienamente conforme e coerente alla normativa vigente. Si ricorda peraltro che già nel 2011 la Corte dei Conti aveva ribadito la piena legittimità dell’operazione a seguito di un esposto di Italia Nostra.

L’amministrazione –si sostiene- ha applicato la normativa vigente all’epoca dei fatti, che ha riconosciuto l’ammissibilità e legittimità della procedura anche in caso di cd opere fredde (ovvero opere destinate non al pubblico, ma all’amministrazione stessa). Al fine di ridurre gli oneri a proprio carico, l’amministrazione ha voluto “rendere più calda l’opera” prevedendo accanto agli uffici comunali anche attività produttive di reddito per il privato, quali il bar/mensa (per mq.330) e altri spazi destinati all’Università (per mq.470), per un toltale di circa 800 metri.”

Per quanto concerne i rischi dell’operazione, il Comune ha trasferito sul concessionario, non solo i rischi di costruzione e disponibilità, come previsto dalle norme, ma anche parte del rischio di domanda (che, di regola, nelle opere fredde tale rischio è a carico della p.a., salvo che non si prevedano porzioni di opera destinate ad attività produttive di reddito per il concessionario).

Per quanto riguarda la rinegoziazione del 2015, si legge ancora nella relazione, “Il canone di utilizzazione annuo è passato da € 696.000,00 oltre IVA (proposta iniziale del candidato promotore del mese di dicembre 2003)  ad € 467.500,00 oltre IVA (proposta finale), con una riduzione di € 228.500,00, dopo lunghe trattative e l’assegnazione di alcuni locali per un totale di 800 mq. al concessionario. A seguito della variante progettuale n. 1 approvata nel 2008 il canone è stato ulteriormente ridotto ad € 458.150,00.

La convenienza per il Comune della rinegoziazione del 2015 risulta ben motivata nella delibera di Giunta n.142 del 20.05.2015 per diversi motivi:

– l’allocazione dell’ufficio Archivio presso Palazzo Grossi, che consente pertanto la totale dismissione di via Scarlatti, n.6, risulta da un punto di vista logistico la più opportuna;

– l’importo di € 30.000,00, oltre IVA, quale canone annuo di utilizzazione risulta congruo; infatti, il Concessionario, come detto, garantirà per tutta la durata della concessione, con oneri a proprio carico e senza costi aggiuntivi per il Comune, la manutenzione ordinaria, straordinaria e a guasto dei locali, compresi gli impianti, al pari delle restanti parti dell’edificio;

– la convenienza per il Comune è ulteriormente rafforzata in considerazione del fatto che alla scadenza della concessione l’Amministrazione, rientrando nella piena disponibilità dell’intero edificio, non dovrà sostenere oneri ulteriori per la trasformazione degli spazi in questione ad uffici.

La valutazione dell’importo complessivo del project passato da € 24.492.756,29 ad € 25.291.756,20   va considerato in questo più ampio contesto. Il ricorso al project financing risulta, peraltro, confermata anche in relazione ad altre modalità di realizzazione dei lavori, come per esempio l’appalto, convenienza che è stata riconosciuta dagli stessi organi competenti in sede di controllo. Secondo quanto riportato nella relazione, infatti, il risparmio ottenuto dall’amministrazione sarebbe di fatto superiore a quanto originariamente previsto (oltre 443mila euro) perché vi è stato un risparmio dei costi tecnici di progettazione, direzione lavori e collaudo per un totale di almeno 600mila euro con il project finanzing rispetto all’appalto.

La rinegoziazione del 2015, infine, non costituisce, secondo la maggioranza, una modifica sostanziale del rapporto concessorio né concretizza un nuovo affidamento al di fuori delle regole dell’evidenza pubblica, in quanto pienamente rientrante nei parametri stabiliti al riguardo dalla normativa nazionale e comunitaria.

Non sussistono, in conclusione, le eccezioni di illegittimità e irregolarità sollevate dalla consigliera nella richiesta di attivazione della V Commissione.

 

CONSIGLIO COMUNALE/ APPROVATO L’ODG SULLA SITUAZIONE DEGLI SPORTELLI URP

Il Consiglio ha approvato con 18 voti a favore l’odg di un gruppo di opposizione sulla situazione degli sportelli Urp ed attività decentrate.

Il Comune di Perugia si è dotato, da molti anni di sportelli URP dislocati sul territorio comunale, divenuti front office dell’Amministrazione per fornire servizi ed informazioni ai cittadini. A seguito dell’abolizione delle Circoscrizioni, dal 2014 l’Amministrazione ha provveduto ad individuare quattro sedi distaccate: Ponte San Giovanni, Ponte Felcino, Rimbocchi e San Sisto a cui si va ad aggiungere l’ufficio di Piazza IV novembre.

Pur svolgendo gli Urp un’attività essenziale per la cittadinanza, nel corso degli ultimi anni – si legge nell’atto –  il personale assegnato agli stessi si è progressivamente ridotto da circa 35 unità a meno di 25 generando disservizi per i cittadini e difficoltà lavorative per il personale. Di contro, i servizi forniti dagli URP e le richieste che vengono avanzate agli uffici sono aumentati nel corso degli anni, anche a seguito dell’abolizione delle Circoscrizioni, facendo si che essi divenissero a tutti gli effetti l’unico punto di raccordo tra amministrazione e cittadinanza.

Per tutte queste ragioni i consiglieri, nel dispositivo, propongono di impegnare l’Amministrazione ad una revisione del sistema degli URP, al fine di garantire gli standard qualitativi del servizio, valutando la ripartizione e la distribuzione del personale assegnato in base alle necessità e al numero di utenti medi delle varie strutture ed eventualmente ad assegnare altro personale.

 

CONSIGLIO COMUNALE/ APPROVATO L’ODG DI UNA CONSIGLIERA DI OPPOSIZIONE SULLA TRASPARENZA NELLE PARTECIPATE

E’ stato approvato con 15 voti a favore e 3 astensioni l’odg di una consigliera di opposizione sulla trasparenza su forniture, consulenze ed assunzioni nelle partecipate con il quale la stessa impegna il Sindaco e la giunta a rispettare gli obblighi di legge in materia di partecipate e a pubblicare tutti gli atti di conferimento di incarichi a soggetti esterni, da cui si evinca la necessità dell’incarico, i criteri di determinazione del compenso e il metodo di selezione. Si chiede, inoltre, di adottare delle linee di indirizzo sugli affidamenti di incarichi e consulenze che prevedano procedure di selezione, attraverso la formazione di elenchi di professionisti regolarmente aggiornati; di adottare un modello di regolamento interno alle società partecipate in tema di assunzioni che preveda l’adozione di procedure ad evidenza pubblica e di adottare un modello di regolamento interno alle società partecipate in tema di scelta dei fornitori che preveda l’adozione di procedure ad evidenza pubblica.

 

CONSIGLIO COMUNALE/ APPROVATO L’ODG DI UN CONSIGLIERE DI MAGGIORANZA SUL CINQUECENNALE DELLA MORTE DI RAFFAELLO

E’ stato approvato con 10 voti a favore e 7 astenuti l’ordine del giorno presentato da un consigliere di maggioranza sul Cinquecentennale della morte di Raffello Sanzio.

Illustrando l’atto, il consigliere ha riferito che nella vita di Raffaello assunse grande rilievo la fase perugina (1502-1508), in cui collaborò con artisti del calibro di Pietro Vannucci e del Pinturicchio.

Il 6 aprile del 2020 ricorreranno i 500 anni dalla scomparsa di Raffaello, con celebrazioni in tutta Italia e nel mondo con particolare riferimento alle città in cui egli visse, tra cui appunto Perugia. In particolare la presenza fattiva e significativa nella nostra città delle celebrazioni raffaellesche, se gestita in maniera attenta e manageriale, può facilmente tradursi in un contributo molto rilevante al rilancio di Perugia

A tal proposito sarebbe utile favorire un’alleanza tra le principali Istituzioni cittadine, ma anche con Città di Castello (dove lavorò) e Foligno (dove per anni fu esposta la celere opera Madonna di Foligno).

A Perugia si potrebbe organizzare un percorso raffaellesco, una mostra in collaborazione con l’archivio di Stato, l’esposizione presso l’auditorium di San Francesco al Prato della Deposizione Baglioni Borghese.

Per tutte queste ragioni si intende impegnare l’Amministrazione ad attivarsi prima possibile nel creare un comitato che preveda varie competenze ed inizi tempestivamente tutte le attività preliminari alle celebrazioni, che dovrebbero tenersi a partire dal 6 aprile 2020; a procedere fin da ora ad azioni concrete, non in alternativa, ma in sinergia con le auspicabili celebrazioni del 2020 e a valutare la fattibilità e ove possibile di un temporaneo trasferimento a Perugia della “Deposizione Baglioni Borghese” opera conservata a Roma nella un tempo privata Villa Borghese e ora omonima Galleria Nazionale.

 

CONSIGLIO COMUNALE/L’ORDINE DEL GIORNO PER LA CONTRARIETA’ AL DDL DEL DIRITTO DI FAMIGLIA DISCUSSO MA NON VOTATO PER MANCANZA DEL NUMERO LEGALE

E’ stato discusso ma non votato per mancanza del numero legale l’odg di un gruppo di opposizione sulla contrarietà del Comune al ddl di riforma del diritto di famiglia.

Con l’atto gli istanti chiedono all’amministrazione di esprimere in tutte le sedi preposte la netta contrarietà del Comune di Perugia rispetto alle proposte contenute nel Ddl di riforma al diritto di famiglia, nonché di attivarsi a tutti i livelli istituzionali e di farsi promotore presso il Governo centrale e il Parlamento affinché le norme del Ddl non trovino attuazione a danno delle donne e dei bambini.

A parere degli istanti, in particolare, dal testo del Ddl emergerebbero numerose criticità che riguardano oltre 100 mila bambini e loro famiglie, tanto che la quasi totalità delle associazioni dei genitori e delle realtà di tutela dei diritti dei minori si stanno mobilitando sul tema. Tra le previsioni contestate si segnalano: il venir meno dell’affido condiviso secondo la legge 54/2006 e l’affermazione del principio della bigenitorialità perfetta, l’abolizione dell’assegno di mantenimento pagato da un genitore (nella maggioranza dei casi il padre) all’altro, l’introduzione di un procedimento di mediazione tra genitori attraverso la figura, appunto del mediatore familiare, professionista le cui spese saranno a carico della coppia in corso di separazione.

Si ritiene che nell’atto prevalga una certa visione “adultocentrista” con i bambini trasformati in beni materiali. Parimenti nel ddl si riproporrebbe un concetto di sola famiglia tradizionale che non tiene conto della varie tipologie di famiglia presenti nella società.

Al termine della presentazione l’atto è stato messo in votazione, ma è venuto a mancare il numero legale.