La monocoltura. Siamo tutti chiamati in causa.

Matteo Menicacci

NewTuscia – VITERBO – È il 10 Aprile 2019. Oggi nella sala delle conferenze stampa della provincia di Viterbo si è tenuto un incontro dal titolo: “il nocciòlo della situazione”. L’intento è quello di allertare i cittadini della nostra provincia sul problema della monocoltura e sull’uso troppo frequente di prodotti chimici. In sala sono presenti testate locali e non, rappresentanti del Bio Distretto della Via Amerina e delle Forre, rappresentanze dell’associazione del lago di Bolsena, rappresentanti dell’ISDE e membri dell’associazione del lago di Vico. Non manca la presenza in sala di produttori vari, i primi ad essere colpiti da tale tematica. A parlare è Famiano Crucianelli, presidente del Bio Distretto della Via Amerina e delle Forre, che chiama in causa la regione, il prefetto e per la prima volta anche la FERRERO. Nella zona del lago di Vico ci sono oltre 25.000 ettari coltivati a noccioleti. La monocoltura è un problema che riguarda la nostra zona, i monti cimini come la zona del lago di Vico. I comuni del lago di Bolsena corrono al riparo da questa piaga impedendo la piantumazione del nocciolo nelle zone limitrofe al lago. Le richieste di Crucianelli, a nome di tutto il Bio Distretto, sono coincise e taglienti. Basta con i finanziamenti per nuovi impianti: spesso tramite la misura 11 del PSR i coltivatori locali usufruiscono di finanziamenti per il biologico e non appena le coltivazioni diventano produttive iniziano a trattare. L’aumento dei fondi per l’agricoltura biologica è un altro punto, a favore di chi vuole differenziarsi e abbandonare la monocoltura, che viene richiesto dal nostro presidente. Inoltre, per aiutare la biodiversità, l’ultima richiesta fatta è quella di provvedimenti speciali per il lago di Vico. Anche il prefetto è stato chiamato in causa. A lui è stato chiesto di far rispettare le norme che ci sono e che, forse, potrebbero cambiare la situazione. “Il modello imposto dalla FERRERO non è più sostenibile” dice Crucianelli, aggiungendo: “non siamo una loro colonia”. Prende la parola la dottoressa Antonella Litta, membro del comitato scientifico del Bio Distretto e membro di ISDE, portando a conoscenza l’intera sala delle condizioni delle nostre terre dovute ai pesticidi. Stiamo ignorando lo sfruttamento che la monocoltura porta nel nostro territorio. L’agricoltura intensiva consuma molta acqua, provocando stress idrico ai nostri bacini. I pesticidi, inoltre, corrodono l’equilibrio naturale della flora, inquinando le acque e uccidendo chi le usa. Ogni anno vengono utilizzate circa 130.000 tonnellate di pesticidi. In Veneto si è stimato che l’utilizzo medio sia circa di 10kg di pesticidi ad ettaro. La monocoltura sta inoltre riducendo la possibilità di rinascita e ricrescita che il nostro territorio potrebbe avere. Si pensi che mele, pere e pesche ricoprono il 12% dell’impollinazione naturale e che nel nostro territorio sono ormai quasi assenti.  Si chiude l’intervento della dottoressa, e con esso l’incontro, con un monito sulle conseguenze dannose dei pesticidi sul sistema nervoso.

4 pensieri riguardo “La monocoltura. Siamo tutti chiamati in causa.

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