Alimentazione in età geriatrica, se ne è parlato a San lorenzo Nuovo

di Serena Biancherini

NewTuscia – SAN LORENZO NUOVO – Alimentazione, fabbisogni energetici e nutrizionali dell’età geriatrica, è stato l’argomento affrontato oggi nella sala Consiliare del Comune di San Lorenzo Nuovo da medici esperti e dal relatore Dottore Gabriele Bedini, affiancati dalla mediatrice Keti Barzelloni. Presente anche Daniele Sabatini da Viterbo tra gli ascoltatori.

Un folto numero di interventi per una nutrita platea, circostanze che dimostrano l’interesse generale, e il desiderio di arrivare alla veneranda età dibattuta durante l’incontro nel modo più salutare possibile, che si fa specchio di situazioni pregnanti nel contesto attuale, come il fatto che la vita media si sia allungata sensibilmente. In effetti quella delle donne si aggira attorno agli 86 anni, stando alle statistiche, anche se è maggiore rispetto a quella degli uomini.

A rimarcare il prolungamento delle aspettative di vita, arriva la spiegazione introduttiva del relatore, che, individuando diversi livelli di grado nel termine anziano, o come si sono espressi gli esperti, “diversamente giovane”, stabilisce per il sostantivo un’età che va dai 65 (young- old) in poi, passando per gli ultra settantacinquenni (definiti old) per arrivare agli over 85 (oppure oldest).

Con l’avanzare degli anni le calorie necessarie di cui l’organismo necessita  per svolgere le sue funzioni vitali tende a rallentare e aumenta il fabbisogno di vitamine, sali minerali, proteine, grassi e carboidrati. Il rischio principale negli anziani è appunto la malnutrizione, sia per eccesso che per difetto. Inoltre, se il soggetto risulta ben alimentato non significa necessariamente che sia anche ben nutrito: capita spesso che una persona mangi molto, ma cose sbagliate.

Una volta affrontate le cause, che vanno dalla depressione e dalla difficoltà di masticazione alle ristrette condizioni economiche e una ridotta tolleranza verso i carboidrati, si passa alle conseguenze dirette della malnutrizione. Le principali sono una rallentata cicatrizzazione delle ferite, l’aumento di infezioni e la sarcopenia, che, individuata e misurata tramite i grammi di azoto presenti nell’urina, sta ad indicare il deterioramento della massa magra, soprattutto di quella muscolare e metabolicamente attiva, influendo sul catabolismo.

Ovviamente ci sono diversi gradi di gravità nelle patologie e nella malnutrizione, e qui è importante stabilire una distinzione tra persone autosufficienti  e pazienti ospedalizzati, tema che sarà poi ripreso nelle domande rivolte dalla mediatrice ai medici esperti intervenuti. Per esempio, la disponibilità mentale e la possibilità fisica di fare sport costituiscono elementi essenziali per la salute e l’autonomia, dal momento che, essendo difficile perdere l’eccesso di peso e ripristinare una muscolatura adatta agli sforzi giornalieri, è consigliabile arrivare all’inizio dell’autunno del proprio ciclo vitale con i parametri giusti. Un peso eccessivo porta a fratture di ossa già logorate dall’artrosi, dalla carenza di calcio, senza contare che lo sport aiuta poi a migliorare il sistema cardiocircolatorio, e laddove una patologia renale richiede cure contrarie a quelle per le cardiopatie non è cosa da sottovalutare.

Qui i medici presenti si rifanno al proprio campo di osservazione, ognuno parla di ciò con cui si trova direttamente a contatto, ma quello su cui insistono tutti è l’importanza degli accertamenti, di specialisti che possano monitorare i pazienti anziani e stabilire attraverso una dieta il bilancio tra calorie e fabbisogno energetico e il dosaggio di integratori, quando necessari, per non andare incontro a casi in cui essi possano sostituire un’alimentazione bilanciata, in termini di micro e macro nutrienti, e adatta all’età.

Infine in gioco entrano anche fattori come lo stato mentale. Premesso che diventare anziani non significa sempre e comunque andare incontro ad un indebolimento della portata di comprensione, la testardaggine e l’abitudinarietà ne sono proverbiali, e spesso non a caso.

È difficile perdere le consuetudini di una vita, rinunciare al dolce pomeridiano o all’abbondante pranzo della domenica, spesso ipercalorico. E sono in molti a non considerare l’avanzare dell’età, a sentirsi più giovani di quanto risulti all’anagrafe. D’altra parte anche nelle case di riposo con pazienti ultra ottantenni abbondano situazioni in cui, durante la visita ai famigliari ricoverati, si lascia scivolare nella tasca del nonno o della zia un bel dolcetto, di quelli che a loro piacciono tanto.

Forse per perdere questa abitudine occorrerebbe pensare che la malnutrizione è causa dell’aggravamento delle condizioni patologiche già presenti e non sempre è facilmente diagnosticabile proprio a causa della compresenza di queste altre malattie.

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