“Non solo la Ciociara”, il libro di Silvano Olmi presentato a San Lorenzo Nuovo

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di Serena Biancherini

NewTuscia – SAN LORENZO NUOVO – Nella sala Consigliare del Comune di San Lorenzo Nuovo, alla presenza del sindaco Massimo Bambini e coadiuvato dalla partecipazione del direttore di NewTuscia e corrispondente di Gold Tv Gaetano Alaimo, dell’editore Federico Gennaccari e del giornalista Emanuele Ricucci, l’autore ha presentato un testo ricco di fonti storiche e aneddoti sulle razzie e le violenze perpetrate da parte delle truppe coloniali francesi dopo lo sbarco in Sicilia.

Sollevare un velo della fitta cortina che circonda la violenza sulle donne non è mai un compito facile, ma questo è stato lo scopo che si è proposto il giornalista tarquiniese Solvano Olmi, quando ha iniziato a scrivere il libro “Non solo la Ciociara”.

Un’opera nata per caso, dice l’autore, quando nel ricercare materiale per la tesi di laurea, nell’archivio di Stato di Viterbo, si è imbattuto in un fascicolo recante documenti con i nomi di alcune donne vittime di violenza. Relegati come episodi durati pochi giorni e nella zone del frusinate, le successive ricerche hanno invece portato al ritrovamento di informazioni riguardanti la Sicilia, la Toscana, la Campagna e il Lazio.

Silvano Olmi, poi focalizzando l’attenzione sulla provincia di Viterbo, ritenuta non toccata da questo punto di vista, ha riportato alla luce la terribile realtà dei fatti che descrive un breve ma devastante periodo della storia italiana, del cui contesto le nostre nonne possono fornire testimonianza, che però rimane a tutt’oggi poco dibattuto.

Sarà perché gli archivi francesi si sono aperti da poco, ma in 75 anni, nonostante i molti libri e approfondimenti scritti da storici, i ritratti di romanzieri e registi sulla seconda guerra mondiale, il tema delle violenze subite dalle donne è stato fra i meno discussi. Il clima nel 1945, con la posizione dell’Italia assunta all’inizio del conflitto e il suo successivo ingresso nella Nato hanno stabilito un tacito consenso al silenzio. E sono comunque per lo più storici locali ad occuparsene.

Case spogliate di tutto quello che potesse aver un minimo di valore, bestiame ridotto ai minimi termini e brutalità dilagante in un contesto già squassato dalle bombe e dalla paura di morire di fame se sopravvissuti agli atti di sabotaggio con cui i soldati tedeschi coprivano la loro ritirata, erano all’orine del giorno. In tutte le guerre avvengono barbarie, ma in questo caso la caratteristica peculiare è la firma che reca il nome dei liberatori. Di una parte, almeno.

Sono passate alla storia come le marocchinate, le violenze perpetrate da algerini, tunisini, senegalesi e marocchini al seguito delle truppe francesi, ma con il tempo hanno assunto i connotati delle vittime: una donna stuprata subiva danni fisici, psicologici ed emotivi, ma oltre a tutto questo veniva etichettata da quanti la conoscevano come “marocchinata”; una nomea che rimaneva attaccata anche a distanza di anni.

Anziane, sopra i 65 anni, donne sposate, ragazzine, figurano molte generazioni tra le vittime. Alcune per sposarsi, crearsi una famiglia, hanno dovuto lasciare il proprio paese e andare dove nessuno le conoscesse, portandosi dietro qualche volta il frutto delle conseguenze, ossia figli inattesi e malattie, quando non erano lesioni gravi. I risarcimenti non venivano versati in egual misura, dato che erano per lo più assegnati in base agli anni e allo stato fisico della persona prima dello stupro, e il numero effettivo probabilmente non si saprà mai.

Le truppe coloniali erano state tenute sotto una ferrea disciplina durante la liberazione della Francia dalle truppe naziste. In Italia le cose sono andate diversamente. Comandato da Alphonse Juin questo corpo di spedizione, che era la punta di diamante nell’assalto alla linea Gustav, avrebbe ricevuto la promessa di 50 ore di libertà in caso di sfondamento del fronte.

Quello che successe dopo rientra nel saccheggio e nelle violenze; in effetti l’ipotiposi, l’immagine che da sola ricrea con immediata efficacia un affresco della situazione, è quella di uomini ubriachi con il turbante, di alta statura e alla ricerca di quello che nella loro patria di origine era proibito: carne di maiale, vino e donne.

La popolazione ha presto trovato il suo modo per difendersi come poteva, nascondendo figlie e sorelle, a volte sparando agli aggressori, come ha raccontato durante la presentazione uno degli spettatori presenti ricordando la storia della sua famiglia, altre rimettendoci la vita. Un aiuto sicuramente è stato fornito dalla Military Police delle truppe americane mettendo a disposizione la forza fisica e la penicillina.

Questo e molto altro è stato affrontato oggi nella gremita sala consigliare, da un pubblico attento e curioso come dimostrano le domande rivolte al termine dell’incontro all’autore.

Non sono rimasti in molti, ormai, a poter fornire una testimonianza diretta degli eventi, per questo è ancora più importante ricordare i fatti nel modo più accurato e completo possibile. E in questo il libro di Silvano Olmi è molto esauriente.