Più spazio alle produzioni biologiche nel futuro dell’alimentazione. Nella Tuscia l’esempio virtuoso del “Biodistretto della Via Amerina e delle Forre”

Simone Stefanini Conti

NewTuscia – ORTE – I diritti all’alimentazione vanno considerati anche in relazione alle implicazioni sulle produzioni biologiche del territorio.

Va posto in rilievo che il Lazio è una delle prime regioni in Italia per le produzioni biologiche e intende difendere questo primato perché diventi un settore di punta dell’agricoltura della regione Lazio. Dal punto di vista normativo regionale, sono stati raggiunti in questi ultimi anni due obiettivi molto importanti: la legge sulla filiera corta e la legge sulla multifunzionalità delle imprese agricole, due strumenti strategici fondamentali per il potenziamento del settore biologico e per l’ampliamento del mercato. Le aziende del Lazio dal canto loro devono continuare a lavorare per offrire una produzione di qualità, tutta realizzata all’interno della regione, dalle materie prime al prodotto trasformato. Per questo il nostro impegno è per una filiera del biologico più robusta capace di rispondere ad una richiesta sempre crescente da parte dei consumatori.

In ambito nazionale va ricordato che la legge “Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico” fornisce disposizioni fondamentali per organizzare un settore che vale tre miliardi di euro e che registra un continuo sviluppo, con grande richiesta da parte dei consumatori e un forte orientamento da parte delle imprese.
Il testo definisce “distretti e filiere bio”. Dal mondo del biologico c’era una forte richiesta di istituire un fondo destinato tra l’altro al finanziamento della ricerca nel settore. Il Ministero delle Politiche Agricole regolamenterà controlli e sanzioni per le aziende inadempienti.

Facendo chiarezza nel sistema italiano, la legge faciliterà anche la promozione del settore nei mercati internazionali. A ribadire la necessità di una normativa ad hoc, i numeri del settore in sensibile crescita. La normativa si ricollega al forte sviluppo impresso al settore produttivo qualificato dell’agricoltura italiana. Risultano in progressivo aumento le superfici dedicate alla produzione e soprattutto le vendite di prodotti biologici che secondo l’indagine Ismea/Nielsen hanno registrato un incremento del 20% nel 2016.
Dalla ricerca emerge che il 68% delle famiglie italiane consuma abitualmente cibo biologico. L’Italia (con 1,49 milioni di ettari) è al secondo posto in Europa dopo la Spagna, nella graduatoria delle migliori aree agricole biologiche .

Particolare soddisfazione per la prossima approvazione della legge di settore è espressa dall’ Associazione italiana per l’agricoltura biologica – Aiab, che chiede attraverso il suo presidente Vincenzo Vizioli, più fondi oltre a quelli legati alla tassa sui pesticidi .
Sul territorio, in particolare anche nella Tuscia viterbese, per favorire i consumi dei prodotti biologici locali, viene promosso un modello di sviluppo e stili di consumo eco-sostenibili, la qualità dell’alimentazione e la conoscenza del paesaggio e del territorio.

Negli ultimi anni si è manifestato sempre più il bisogno di ricucire lo strappo tra le città e la campagna, come reazione al modello alimentare industrializzato, che tende a negare il ruolo degli agricoltori, del lavoro delle donne e degli uomini nei campi, il ruolo stesso della terra e del territorio. Nella maggior parte dei casi, questa voglia di ruralità, di stabilire un contatto armonico e intelligente con l’ambiente e l’agricoltura del proprio territorio, si deve accontentare di una scampagnata con pic-nic nei prati, l’acquisto di qualche prodotto nello spaccio aziendale o, al massimo, con un pasto in un agriturismo.

L’esempio del “Biodistretto della Via Amerina e delle Forre”.

Le Aziende Agricole Biologiche invitano i consumatori a preferire produzione e consumo di prodotti biologici: “ognuno di noi è assorbito totalmente dal proprio lavoro e dalla famiglia e tempo e risorse per potersi interessare ad altro sono sempre di meno, questo meccanismo ha isolato le nostre realtà, ci ha reso schiavi di un sistema economico che ha perso la propria sostanza e che trascura le potenzialità di sviluppo e di progresso che possono ridare forza al tessuto produttivo del territorio”. In particolare le numerose Aziende Agrituristiche Biologiche disseminate nella Tuscia, offrono a quanti lo desiderano di poter vivere giornate a km0, offrendo un’opportunità agli agricoltori e alle diverse attività produttive, turistiche e commerciali, a tutte le associazioni che con passione e dedizione tutelano il patrimonio archeologico, storico e naturale e a tutti i cittadini, fruitori di questi beni e servizi, singole famiglie e gruppi d’acquisto di conoscersi meglio, di entrare in relazione per creare una rete attiva e complessa che possa dare delle risposte concrete a loro stessi e al proprio territorio.

L’ azienda agricola bio accoglie gli amanti del cibo naturale e del gusto, organizzando degustazioni, dimostrazioni pratiche sulla produzione, laboratori di trasformazione e incontri produttori/consumatori.
Le aziende bio-agricole propongono ai consumatori di approfondire le proprietà salutistico-nutritive degli alimenti biologici, nonché i risvolti “green” dell’agricoltura biologica. Le varie “Giornate Biologiche” rappresentano gli appuntamenti privilegiati organizzati da A.I.A.B. (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), per rispondere a queste esigenze e cercare di indirizzarle verso le esperienze che maggiormente qualificano l’agricoltura (il metodo di produzione biologico) e le aree protette.
Per avvicinare la città alla campagna e accorciare la distanza tra tessuto urbano e rurale, così come per promuovere un rapporto più stretto e diretto tra cittadini consumatori e produttori, le aziende biologiche del territorio nazionale per tutta la durata della campagna apriranno le porte a cittadini, consumatori, studenti e scuole. Un modo poco teorico e molto pratico per fare conoscere la loro capacità di produrre cibi di alta qualità, salvaguardando l’ambiente e i beni comuni e fornendo alla collettività importanti servizi collegati all’ecosistema.

L’impegno del Biodistretto pone l’accento sulla salubrità e i valori nutrizionali del biologico, spiegando in modo chiaro e semplice i motivi per i quali il bio è un’alternativa più salutare e gustosa di mangiare.
Non solo, durante la campagna vengono trattati anche i vantaggi di sostenibilità ambientale dell’agricoltura biologica rispetto all’agricoltura tradizionale, tra i quali il rispetto del benessere animale, l’azzeramento dell’uso di additivi chimici, la propensione verso un modello produttivo ispirato a un ridotto tenore di carbonio. Gli obiettivi dichiarati della campagna sono: favorire i consumi dei prodotti biologici locali, promuovere un modello di sviluppo e stili di consumo eco-sostenibili, stimolare una riflessione sulla qualità dell’alimentazione, promuovere la conoscenza del paesaggio e del territorio.

Perché il Bio-Distretto della Via Amerina e delle Forre
Dal sito del Bio distretto. I comuni dell’area che interessa il Bio-Distretto costituiscono un territorio rurale in cui l’agricoltura biologica rappresenta una scelta strategica condotta già da molti produttori locali in modo consapevole. L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione e di allevamento che permette di sviluppare un modello di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo.

Nell’area del Bio-Distretto della Via Amerina e delle Forre si contano, ad oggi, diverse centinaia di produttori agricoli impegnati nelle filiere ortofrutticole, vinicole, zootecniche e di trasformazione di altri prodotti di eccellenza. La loro offerta si rivolge al mercato interno, tuttavia per alcune produzioni, come olio d’oliva e vino, i mercati più accessibili sono quelli esteri.

Il patrimonio dei Comuni dell’area si caratterizza anche per l’esistenza di beni ambientali e paesaggistici.
Nella sola area di Corchiano, ad esempio, sussistono il Monumento Naturale delle Forre, che si estende su 44 ettari, e il Monumento Naturale Pian Sant’Angelo, che si sviluppa su 262 ettari. A Calcata invece, per citare solo un secondo e ultimo esempio, è di straordinaria importanza e unicità il Parco Regionale della Valle del Trejia. L’area della Via Amerina e delle Forre si connota poi fortemente per le scelte responsabili di gestione delle risorse idriche e nelle gestione integrata dei rifiuti.

Il progetto Bio-Distretto si inserisce perfettamente nell’esperienza del “Comprensorio della VIA AMERINA e delle FORRE” nella quale erano già protagonisti diversi comuni della zona (Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Orte, Vasanello, Calcata, Vignanello, Vallerano e Canepina). L’idea del Bio-Distretto è inclusiva nei confronti di altri comuni dell’area che decidessero di aderire al progetto, da qui l’importanza dell’adesione nel 2017 di tre comuni dei monti Cimini : Canepina, Vallerano e Vignanello.

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