Conferenze di Palazzo Roberteschi, il testamento di Elettra Roberteschi, la Cattedrale di Orte e Giulia Farnese

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di Stefano Stefanini

NewYuscia – ORTE – Si svolgerà  nel Centro Storico di Orte, presso la sala conferenze di Palazzo Roberteschi, sede della Biblioteca Specializzata dell’Ente Ottava Medievale, la conferenza tenuta da  Nadia Proietti e Abbondio Zuppante sul testamento di Elettra, della nobile famiglia ortana dei Roberteschi, con i riferimenti alla Cattedrale e la figura di Giulia Farnese.

Nadia Proietti ha dedicato la sua tesi di laurea al testamento di Elettra Roberteschi e Abbondio Zuppante ha dedicato vari studi alla famiglia nobile ortana dei Roberteschi.

Ricordiamo che della controversa e affascinante figura di Giulia Farnese parla Giuseppe Moscatelli in particolare su  “Canino Info”, tratteggiando i legami con la Tuscia e in particolare con le citta’ di Capodimonte, Canino, Vasanello, Gradoli e Carbognano.

Come riferito da Giuseppe Moscatelli. La vita di Giulia Farnese, escludendo la permanenza a Roma e a Pesaro, si consumò tutta tra Capodimonte, dove nacque,  Bassanello (oggi Vasanello) dove seguì malvolentieri il marito Orsino Orsini; Gradoli, luogo di svago feriale; e Carbognano, il suo buen retiro: qui, abbandonata la corte papale, andò a vivere con il secondo marito, il gentiluomo Giovanni M. Capece, cortigiano di papa Borgia, e del quale pure rimase vedova, concludendo in solitudine la sua vita.

Ma allora, se questo è il personaggio, se questa è la sua vicenda umana, perché ancora oggi Giulia suscita tanto interesse, al punto che in questi ultimi anni sono usciti ben due libri dedicati interamente a lei?

La ragione è semplice: perché Giulia era bella, straordinariamente bella. Chiunque la conoscesse ne restava incantato. La sua era una bellezza che non ammetteva repliche o condizioni; una bellezza persistente che non sfiorì con la prima giovinezza ma accompagnò rigogliosa la sua maturità di donna. Una bellezza oggetto di invidia e gelosia, talvolta di maldicenza, pur sempre di ammirazione.

Giulia era semplicemente la più bella.

Un destino bizzarro, o forse previdente,  ha però voluto che di lei non restasse una sola effigie. Non un dipinto, una miniatura, una scultura, un rilievo; non un ritratto; non una sola immagine che la raffiguri con certezza. Noi possiamo solo immaginare, fantasticare la sua bellezza; ma proprio per questo, forse, l’eco del suo fascino è giunta fino a noi.

Molti si sono affannati a ricercare il suo volto e hanno ritenuto di individuarlo nelle varie dame o vergini con liocorno che la pittura rinascimentale ci ha tramandato, da Raffaello a Perin del Vaga, da Domenichino a Luca Longhi; altri hanno creduto di ravvisarlo nella venere armata dipinta da Francesco Salviati nella sala dei fasti farnesiani di Palazzo Farnese a Roma o nello splendido profilo di donna inginocchiata nella Trasfigurazione di Raffaello; i più, conformemente ad una tradizione antica, vedono Giulia nella statua di donna con fascio littorio, allegoria della Giustizia, sdraiata ai piedi della statua di  Paolo III nel monumento funebre di quest’ultimo in Vaticano. Una autorevolissima  fonte storico-letteraria infine (vale a dire il Vasari nelle sue “Vite”) identifica Giulia nella Madonna con Bambino dipinta dal Pinturicchio nella Sala dei Santi dell’appartamento Borgia in Vaticano.

Quest’ultima ci sembra l’ipotesi più credibile, sia per l’attendibilità della fonte, sia per la plausibilità del fatto: Giulia era la favorita del committente (appunto papa Borgia) ed è verosimile che questi abbia voluto effigiarla nel suo appartamento. Tanto più che nella stesso è raffigurata anche Lucrezia Borgia, figlia di Alessandro VI,  e  grande amica di Giulia.

Vi è anche chi ritiene che la mancanza di immagini sia dovuta ad una sorta di “damnatio memoriae” a cui Giulia sarebbe stata sottoposta per volere di Paolo III e del cardinal Alessandro Farnese: al primo ricordava la causa non certo onorevole della sua investitura a cardinale;  al secondo appariva come un possibile ostacolo sulla strada delle  proprie ambizioni; avrebbero così fatto distruggere tutti i ritratti di Giulia, il cui solo ricordo era per entrambi fonte di imbarazzo.

Sulla figura di Elettra Roberteschi, sui suoi collegamenti con la Cattedrale di Orte e le relazioni con Giulia Farnese sveleranno interessantissimi particolari Nadia Proietti e Abbondio Zuppante.