In occasione della festa della Donna… un omaggio poetico tutto al femminile: Proba Sempronia Faltonia

In occasione della festa della Donna un omaggio poetico tutto al femminile.

Proba Sempronia Faltonia poetessa latina del IV secolo d.C. attualissimo il suo impegno contro ogni forma di violenza.

di Stefano Stefanini

Proba Sempronia Faltonia poetessa latina del IV secolo d.C.: attualissimo il suo impegno contro ogni forma di violenza, con l’affermazione di una profonda sensibilità femminile. Proba Sempronia Faltonia Poetessa Latina è una donna patrizia romana che nel IV secolo d.C. ha onorato la città di Orte nel campo dell’arte e della poesia.

Intendiamo sottoporre alle lettrici, come omaggio a tutte le donne, la figura di donna intellettuale ante litteram, la cui poesia scaturisce dalla conversione al cristianesimo, come emerso nel convegno “Una matrona romana al servizio della fede: Faltonia Proba e il suo Centone” a lei dedicato dall’Accademia dei “Signori Disuniti di Orte 1692” con il motto “questi divisi…. uniron le lor menti”.

In quel convegno di alcuni anni fa furono presentati gli studi della dottoressa Alessia Fassina, ricercatrice nell’Università di Venezia, che ha riscoperto l’opera della poetessa, pagana nello stile e cristiana nei contenuti. La studiosa era stata sollecitata da Vladimiro Marcoccio.

Proba fece parte di una importante famiglia romana del IV secolo. Suo padre era Petronio Probiano, console nel 322, suo nonno paterno Pompeo Probo, console nel 310.  Sposò Clodio Celsino Adelfio, praefectus urbi nel 351, dal quale ebbe almeno due figli.  Ebbe anche una nipote, Anicia Faltonia Proba, che aprì le porte di Roma ad Alarico I in occasione del Sacco di Roma (410).

Faltonia Proba compose due poemi, uno solo dei quali a noi pervenuto; l’identificazione di Proba con Faltonia Betizia è quasi unanimemente accettata, anche se alcuni studiosi propongono che l’autrice dei poemi, in particolare di quello pervenuto, fosse l’omonima nipote, Anicia Faltonia Proba.

Il primo poema, forse composto quando era ancora pagana, riguardava lo scontro tra l’imperatore Costanzo II e l’usurpatore Magnenzio, argomento che toccava da vicino Proba, in quanto il marito fu prefectus urbi nel 351, dunque durante l’usurpazione. L’esistenza di tale poema è attestata dal secondo poema, quello pervenuto.  L’edizione a stampa  del Poema risalente al 1472, fu probabilmente la prima di un’opera composta da una donna e l’autrice è citata da Giovanni Boccaccio nel  de “Mulieribus Illustribus”, come confermato, peraltro, dallo storico Giulio Roscio.

Dopo la sua conversione, Proba compose il poema epico cristiano, Cento Vergilianus de laudibus Christi. Si tratta di un centone virgiliano, cioè di un componimento ottenuto giustapponendo versi estratti dalle opere del poeta mantovano, con modifiche minime, che, nel caso in questione, corrispondono all’introduzione dei nomi biblici.

Il poema ha per argomento la creazione del mondo e la vita di Gesù, che diviene un eroe epico, e fu dedicato all’imperatore Onorio. In 694 versi è diviso in proemio e invocazione (versi 1-55), episodi dell’Antico Testamento (versi 56-345), episodi del Nuovo Testamento (versi 346-688) ed epilogo ( versi 688-694).

Dall’analisi di alcuni brani  della poetessa emerge con chiarezza, oltre l’opera letteraria di riscrittura di Virgilio,  la carica interiore della sua conversione al Cristianesimo, la sua sensibilità di donna che abbandona, riconsiderandoli, gli idoli della “forza”: “la brama di potere, le stragi le crudeli guerre di tiranni.trionfi che la fama aveva riportato macchiati di sangue” che prorompe nei suoi versi: dall’abbandono degli idoli violenti e sanguinari e dello stile di vita pagana, alla novità di vita dei seguaci di Cristo a soli trecento anni dalla predicazione e dal martirio degli apostoli  Pietro e Paolo che danno vita alla giovane, ma già  universale, chiesa di Roma.  Quello di Proba è certamente un esempio di affermazione ante litteram della sensibilità femminile, immersa nel suo tempo ma di una straordinaria attualità.

Nel proemio al Centone, nella traduzione dal latino di Alessia Fassina, Proba   torna ad invitarci alla riflessione sulla sua conversione di vita, quanto mai attuale e noi ci sentiamo di dedicarlo a tutte le donne: “vi fu un tempo che io scrissi, lo ammetto dei condottieri che violarono i sacri patti di pace e soggiacquero allinsensata brama di potere, le stragi le crudeli guerre di tiranni. trionfi che la fama aveva riportato macchiati di sangue, le città tante volte spogliate di innumerevoli cittadinibasta cantare sciagure, ora Dio onnipotente, ti prego ricevi questo sacro poema, sciogli le bocche del tuo eterno, settemplice Spirito e dischiudi il tabernacolo del mio cuore perché io Proba, poetessa, possa riferire tutti i misteri. Ora non più mi curo di cercare il nettare dellambrosianon cederei al vano errore di far parlare le statuenon mi affatico ad estendere la fama con le parole e a cercare nel favore degli uomini una piccola lode, ma seguendo lesempio dei santi, da qui inizierò a cantare i sorsi di luce divina che avidamente ho bevuto O Signore assistimi, sostieni la mia ispirazione. dirò che Virgilio ha cantato i pii doni di Cristo: narrerò cose non oscure a nessuno. ritornando allorigine.

Proba nell’atto di scrivere. Miniatura da un manoscritto quattrocentesco del testo De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio