Rifondazione Comunista dalla parte dei residenti del Centro Storico

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NewTuscia – VITERBO – Rifondazione Comunista sta – senza alcun dubbio – dalla parte dei residenti del Centro Storico. A Viterbo infatti davvero si sta sfiorando il paradosso. Si è arrivati al punto che soltanto parlare di “regole” a proposito del Centro Storico genera automaticamente reazioni stizzite, che poi di fatto finiscono per spostare il problema su un piano sbagliato (“sì alla movida, non rubate la notte ai giovani”). E così è pronta la carrellata di opposizioni fuorvianti: i giovani contro i vecchi, gli studenti contro i pensionati, l’attività contro l’apatia, e così via delirando. È un dibattito impostato male.

È corretto che si diano orari e regole chiare, se servono a garantire il diritto a una vita dignitosa per chi abita in Centro (e gode degli stessi diritti degli altri). Ma questo non deve esser messo per noi in contrapposizione alle esigenze delle attività commerciali. Anzitutto, attività commerciali non sono solo ristoranti o bar o locali notturni, ma anche artigianato, commercio di vicinato, negozi al dettaglio, punti vendita di prodotti locali. Se parliamo solo delle esigenze dei primi, vuol dire che il dibattito è drogato. E poi, vi sembra normale che per fare la spesa un viterbese debba prendere l’auto per recarsi nei punti della grande distribuzione, tutti dislocati in periferia? Oppure è normale che (per fare solo un esempio) nella centralissima via Roma chiuda un negozio ogni tre mesi, ad un ritmo allarmante? Il risultato è la desertificazione del Centro, la riduzione del numero dei residenti e la microeconomia putrescente degli affitti in nero (magari a studenti) di locali insalubri, cadenti, fatiscenti.

In questo vuoto pneumatico fioriscono allora bar e locali notturni, frequentati per lo più soltanto di sera, da persone che vengono da altre zone della città, cui fanno ritorno a fine serata. Come da copione, sporcizia e degrado aumentano, gli edifici storici sono a rischio crollo (come in via Cardinal La Fontaine), nelle strade si aprono voragini, le piazze medievali diventano di fatto parcheggi, e così via. Le polemiche sulla sicurezza (bullismo e aggressioni in pieno centro) o sulla “malamovida” (regole sì/regole no) sono solo una conseguenza di tutto questo.

Per noi, se un Centro Storico è vivo lo è sempre, non solo di notte: altrimenti c’è spazio solo per pizzerie e distributori di lattine; o per qualche kermesse a cadenza semestrale, con elfi e casette di legno. Ma, ragionando sulla lunga durata, siamo sicuri che questo faccia bene all’economia viterbese? Che immagine si vuole dare della città? A quale turismo puntiamo?

Di tutto questo, nel Piano del Commercio del Comune di Viterbo non c’è traccia. Non c’è traccia di un’idea organica sulla qualità della vita della comunità che abita il centro storico. Non c’è traccia di una programmazione culturale di lungo periodo “sulla” città e “nella” città. Così come, più in generale, non c’è traccia di un “piano del colore”, o della pianificazione di interventi di ristrutturazione (non di demolizione!) degli edifici storici, o di una relazione periodica con i comitati cittadini.

Noi di Rifondazione Comunista non abbassiamo la guardia, e non cadiamo nella trappola delle false opposizioni: chi lotta per vivere bene in una città, lotta per tutta la città.

P.S. Per completezza d’informazione vorremmo sottolineare che  il “Piano per il Commercio” non è stato generato dalle fertili menti delle giunte comunali presenti e passate ma elaborato dalla società SINCRON POLARIS s.r.l con sede a Fidenza (provincia di Parma) alla modica cifra di 23.725,00 euro, come da determinazione di impegno di spesa allegato n. 1598 del 10/04/2017 (vedi documento allegato), su apposito bando indetto dalla giunta Michelini.

Luigi Telli – Rifondazione Comunista – circolo di Viterbo