Le regioni prendono posizione su politiche agricole e forestali

Stefano Stefanini

NewTuscia – Le richieste del Comitato delle Regioni si concentrano sul finanziamento delle politiche agricole e sulla tutela delle aziende agricole italiane. Rivedere il taglio del 28% delle risorse messe a bilancio sullo sviluppo rurale poiché va a toccare direttamente il finanziamento della politica agricola dei territori e le comunità locali. Favorire poi tutti gli strumenti di governance e di sussidiarietà locale, concertando le strategie sull’agricoltura con le autonomie. Infine promuovere azioni per la tutela delle aziende agricole italiane.

Sviluppo rurale e autonomie locali.

Sono queste le principali richieste presentate oggi dalla delegazione italiana al Comitato delle Regioni che è stata audita dalle commissioni congiunte Politiche europee della Camera e Agricoltura in merito a tre proposte di regolamento europeo sulla Politica agricola comune (Pac).

“Un ottimo momento di confronto – ha riferito al termine della riunione la coordinatrice della delegazione italiana al CdR, Micaela Fanelli – in cui ci sono state rivolte molte domande rispetto alla nostra impostazione. Abbiamo quindi presentato i nostri emendamenti ai regolamenti comunitari che riteniamo molto importanti perché supportati da tutte le forze politiche. Contiamo quindi in un supporto del governo italiano rispetto alla nostra linea che auspichiamo porti all’elaborazione e approvazione di un parere al Comitato delle Regioni”. “Contiamo quindi – ha concluso Fanelli – in un supporto delle forze politiche presenti in parlamento affinché con il governo italiano venga sostenuta in pieno la posizione espressa dalla nostra Delegazione”

Semplificazione amministrativa in agricoltura. E’ svolta recentemente un’Audizione della Conferenza delle Regioni presso la XIII Commissione Agricoltura della Camera sulle “Disposizioni per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi nelle materie dell’agricoltura e della pesca nonché delega al Governo per il riordino e la semplificazione della normativa in materia di pesca e acquacoltura”.

“La semplificazione del settore passa innanzitutto attraverso normative idonee a rendere più agili le procedure amministrative”, spiega Leonardo Di Gioia (coordinatore della Commissione Agricoltura della Conferenza delle Regioni e assessore della regione Puglia), che guidava la delegazione della Conferenza delle Regioni.

“Le osservazioni proposte – spiega Di Gioia – vogliono quindi ulteriormente snellire alcuni passaggi. Innanzitutto bene l’aver definito i tempi nei contratti, ciò consente di avere le attese ricadute nelle campagne agrarie. E siamo anche soddisfatti di molte norme, in particolare quelle volte a favorire i sistemi di aggregazione e di gestione amministrativa, l’estensione alle microimprese della stessa tutela che spetta ai consumatori.

Bene anche tutta una serie di semplificazioni: sulla cessione di piccole quantità di prodotti agricoli, sulla sorveglianza sanitaria, sul credito di imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive, sulla fatturazione e corresponsione annuale del diritto alle Camere di Commercio, su donazioni e patti di famiglia, per laccisa sulla birra per i piccoli birrifici, sui controlli, sulla razionalizzazione delle procedure per laffitto di terreni pubblici ad uso agricolo, sulla compravendita di fondi agricoli di esiguo valore economico e in materia di fondi rustici.

Bene anche le norme rivolte al settore della pesca, in particolare la semplificazione delle licenze e l’abrogazione di norme ormai vecchie, nel contempo si evidenzia che la delega al Governo sulla pesca rischia di introdurre norme che sono costituzionalmente di competenza regionale.

Le Regioni invece non condividono lampliamento della durata del periodo vendemmiale. C’è la possibilità, infatti, di inutili sovrapposizioni temporali tra raccogliere uva, effettuare le fermentazioni e le rifermentazioni con l’inizio della campagna vitivinicola. L’anticipazione comporta anche aggravi e appesantimenti amministrativi e tecnici per le aziende.

Va riscritta inoltre in modo più chiaro la norma sul biodinamico perché poco chiara, anche in merito all’introduzione di un nuovo obbligo per le aziende agrituristiche sui prodotti agroalimentari somministrati. Non bisogna appesantire di altri adempimenti amministrativi gli operatori.

Non si condivide anche la parte che interessa la figura dellimprenditore agro-meccanico, ad esempio assimilando la figura del contoterzista puro, che è un artigiano, a quello dellimprenditore agricolo. Si rischia così di legittimare attività non agricole. I centri di giardinaggio sono attività strettamente commerciali, con il rischio di allargare la platea dei possibili beneficiari dei Programmi di sviluppo rurale.

Presenta tra l’altro delle criticità estendere il numero dei soggetti qualificati che possono svolgere l’attività di tenuta del fascicolo aziendale. Ciò comporterebbe un enorme appesantimento dell’attività svolta dalle Regioni e un consistente aumento dei costi.

Bisogna semplificare consentendo alle singole imprese di gestire in proprio il fascicolo.

E’ da correggere la norma per il settore delle associazioni di allevatori. Il miglioramento genetico avviene a livello di intera popolazione sulla base di dati e informazioni omogenee e confrontabili, raccolte a livello di singolo animale sull’intero area geografica in cui è diffusa la razza. E’ pertanto necessario utilizzare come unità funzionale di riferimento “l’intera razza”. La liberalizzazione va quindi attuata garantendo la uniformità e le pari condizioni a tutti gli allevatori.

Abbiamo sottolineato anche altri aspetti ad integrazione del progetto di legge. – evidenzia Di Gioia – Ad esempio il settore forestale necessita di una nuova misura di reale semplificazione rispetto alle norme paesaggistiche e di appalti. Semplificazione che abbiamo formalizzato sul finire della scorsa legislatura durante l’iter di approvazione del testo unico forestale, ma che non hanno trovato spazio nel testo unico approvato.

Serve anche una modifica urgente delle sanzioni ai pescatori per il blocco, in relazione al mancato reddito e all’assenza di pescato fresco che colpisce tutta l’economia locale. Si creano infatti tensioni sociali per il protrarsi dell’astensione dalle attività di pesca. E’ quindi urgente modificare la legge.

Va inoltre semplificata la comunicazione preventiva per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e delle acque reflue provenienti dalle aziende, in quanto esistono già procedure informatizzate predisposte dalle Regioni che sono utilizzate a tale scopo.

Infine – rileva Di Gioia – abbiamo suggerito di aggiungere al tema agricoltura biologica, riferimento alla normativa riguardante i controlli, di revisionare gli oneri sanzionatori in quanto sproporzionati rispetto alle possibili inadempienze di piccole e piccolissime aziende agricole biologiche.

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