La scomparsa della prof.ssa Maria Silvia Rita: tante generazioni di studenti hanno amato con lei la letteratura italiana e latina

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Studenti, ex alunni, i colleghi docenti rivolgeranno questo  pomeriggio alle ore  15 in Cattedrale il saluto alla prof.ssa  Maria Silvia Rita, per decenni docente  di Letteratura Italiana e Latina presso il “Liceo Scientifico  Don Delfo Gioacchini ” di  Orte, ma soprattutto grande divulgatrice presso i ragazzi di Valori  legati alla Storia e alla Letteratura, materie e Valori al centro della sua esistenza di donna e di studiosa.

Nelle  parole della dirigente scolastica Fiorella Crocoli, emerge come ” il mondo della Scuola e della Cultura  di Orte perde una Valente insegnante , punto di riferimento per tutti noi, colleghi, studenti famiglie.

Sempre pronta a rinnovarsi per essere adeguata alle sfide formative dei ragazzi,  della scuola e della società, con la sua solida preparazione e il suo spessore culturale.

Studiosa umile, umana verso tutti, spesso ironica, con battute che contenevano citazioni, ma sempre vivaci da far sorridere i suoi interlocutori.

E’ stata una figura storica del Liceo Scientifico di Orte, insieme a Don Delfo Giacchini”

In ambito scolastico si pensa di intitolare alla prof.ssa Maria Silvia Rita un Concorso che premi i ragazzi meritevoli e appassionati alla conoscenza, in tutte le sue sfaccettature.

Chi scrive ha potuto apprezzare le doti umane e culturali della Prof.ssa Rita, il suo continuo incoraggiamento ai ragazzi e alla comunità ad approfondire le radici storico letterarie per migliorare il presente ed il futuro della collettività e dei giovani, futuri cittadini.

Ha fatto amare a generazioni di ragazzi le scienze umane, attraverso l’apprendimento dei metodi, del sacrificio e dell’approfondimento per raggiungere i migliori risultati nella vita personale e professionale dei ragazzi a lei affidati.

Da ultimo, in occasione del 4 novembre, nel Centenario della Conclusione della Prima Guerra Mondiale,  in coincidenza con la pubblicazione del testo ” I nostri Giovani Eroi” da parte mia e di Bruni Salvatori,mi  ha incoraggiato a diffondere presso le Scuole locali la conoscenza dei valori popolari e umani delle piccole storie di giovani soldati votati al sacrificio della loro giovinezza.

Dal punto di vista giornalistico e culturale siano a disposizione per organizzare un Concorso o Evento che ricordi il suo impegni perla crescita umana e culturale dei nostri giovani.

La scomparsa della prof.ssa Maria Silvia Rita sollecita le tante generazioni di studenti che hanno amato con lei la letteratura italiana e latina e la storia. La ricordiamo con la poesia “Risvegli nellequinozio autunnale”.

 Lespressione poetica squarcia le nebbie dei deserti urbani e interiori.  Un inno alle stagioni della vita con la capacità di rigenerarsi e di sognare:  un testamento letterario e umano di rara profondità .

La poesia “Risvegli nell’equinozio autunnale” rappresenta  un testo originale e riferibile interamente alla sensibilità dell’autrice, con la serie di immagini evocate dall’incedere  dell’autunno, che si originano da impressioni, ricordi, percezioni del tutto personali e scaturiscono con felice creatività dall’idea stessa della nebbia,  dalla contemplazione, in una sorta di magica atmosfera, di paesaggi velati dalla bianca cortina, ammirati con atteggiamento trasognato.

Nell’età giovanile,  riflette Maria Silvia Rita, “finché le arcane leggi della biologia concedono, a livello istintuale, la forza  e la volontà di rinascere, di rigenerarsi, l’incedere della stagione autunnale  non è motivo di tristezza, di noia, non produce senso di torpore, di  estenuazione esistenziale, bensì accresce piacevolmente la capacità di sognare,  essendo avvertita come”grande gestazione”, come”palingenesi universale”.

Da tale  percezione prendono vita immagini di indubbio valore simbolico, che alludono  all’intimità familiare, alla fertilità (il “melograno là vicino al pozzo”),  all’ideale antico e sempre nuovo di un amore totalmente appagante, vagheggiato  in un’atmosfera fiabesca. Attraverso il mutare delle immagini stesse, che nell’ultima strofa cambiano, trasformandosi decisamente, a riflettere la  consapevolezza dolorosa della precarietà dei sogni, insieme all’impotenza  dell’età matura, viene resa la percezione del trascorrere inesorabile del tempo.

L’autrice, da sempre impegnata nella divulgazione presso i giovani alunni dei valori formativi della letteratura in ogni sua espressione, in particolare quella poetica, ha offerto ai lettori anche un altro testo:  “Gerani nel quartiere medioevale” .

Il discorso lirico si avvia mediante  un’invocazione, un “tu” presente in apertura di verso, che allude ad una  presenza maschile immateriale, viva ormai solo nel ricordo, a cui l’autrice  immagina tuttavia di rivolgersi. L’iterazione del “tu”, dopo quattro versi  appena, ne evidenzia comunque l’importanza e la centralità nell’ambito del  componimento. La lirica prende spunto infatti dalla dolorosa percezione della  mancanza, ormai definitiva, della persona amata, la cui fisicità viene ricercata  in ogni modo, in ogni condizione, nelle varie stagioni dell’anno.

L’impossibilità di un nuovo incontro con l’antico amore e quindi l’elegia del passato che non ritorna si inscrivono in una cornice estremamente suggestiva,  per cui la vicenda, appena accennata, diviene metafora d’una realtà più  profonda. La sofferenza derivante dall’incontro negato, evocata nel”groviglio di  vie del vecchio quartiere”, si carica infatti di molteplici significati.

L’imponenza di strutture medievali, che con la loro mole oscurano in parte la  luce solare, la leggiadria delle bifore, che conferiscono preziosità ai  campanili e alle facciate di antichi palazzi, si illuminano della freschezza del  sentimento amoroso, in grado di rigenerarsi, come i gerani a maggio, coi loro  colori splendenti, di accrescersi fino a determinare la percezione d’una sorta  di eternità, seppure concepita, ovviamente, in una dimensione del tutto umana.

Si susseguono i secoli e le stagioni, si rinnovano le generazioni, ma le leggi  dell’amore, che si protende oltre la morte, quale generosa, romantica illusione,  sembrano rimanere immutate. Più longeve delle precarie esistenze umane,  paiono essere le strutture marmoree dell’antico quartiere, a cui  l’autrice si rivolge nella parte conclusiva della lirica, equivocando  volutamente sul significato dell’ “essere vivi” e del “sentirsi vivi”.

Ma è chiaro, comunque, il messaggio: si è vivi finché si è animati dall’amore, finché si crede  nell’amore, che va ad identificarsi, in fondo, con ogni possibile proiezione  futura, con la potenza rigeneratrice dell’esistenza stessa. Si può concepire appieno il calore vivificante del sole primaverile, finché si crede nell’amore,  finché lo si ricerca con fiducia. Una volta che si sia usciti da tale felice  condizione, da tale stato di grazia, può accadere di sentirsi in una dimensione  di “trapassati”, di “fantasmi” e di percepire come tali anche le altrui  presenze.

All’originalità dei contenuti e delle immagini  corrisponde, in ambedue le liriche, una personalissima tecnica espressiva,  apprezzabile nelle soluzioni metriche, linguistiche e stilistiche adottate dall’autrice.

Ciao Maria Silvia! Grazie per tutto ciò che hai fatto per i nostri ragazzi, a te e’ rivolto il loro commosso, doveroso ringraziamento per ciò che hai saputo trasmettere. Per un docente ed un Educatore la riconoscenza e il ricordo dei suoi alunni rappresenta il migliore riconoscimento alla cura educativa e alla passione umana donate ai ragazzi giorno dopo giorno!

 

 

 

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