Parco letterario e tutela del territorio e del paesaggio, “La forma della Città”, il cortometraggio dedicato da Pasolini ad Orte

di Simone Stefanini Conti

NewTuscia – ORTE – La proposta di costituzione di un parco letterario nel comprensorio Chia-Soriano nel Cimino- Orte dedicato a Pierpaolo Pasolini (ne esiste già uno ad Ostia) e il messaggio della tutela del Territorio e del Paesaggio, ci porta a rileggere la straordinaria attualità de “La forma della Città”, il cortometraggio dedicato da Pasolini ad Orte nel 1974.

Consultando le “Teche” sul sito internet della RAI possiamo facilmente rivedere il cortometraggio “Io e: La forma della Città”.

Nell’autunno del 1973 Pierpaolo Pasolini setaccia con la macchina da presa il paesaggio di Orte, uno dei primi documenti filmati d’autore sulla tutela del paesaggio in Italia.

Trasmessa per la prima volta il 7 febbraio 1974 dalla RAI, La forma della città, filmata nell’autunno del 1973 è firmata da Paolo Brunatto, ma costituisce uno di quei casi “impuri”, tutt’altro che rari nel cinema, in cui l’apporto di chi è filmato assume un rilievo così forte da assorbire, in un certo senso, la paternità del film: infatti, in questo cortometraggio, Pasolini, oltre ad assegnare al film il respiro della propria dialettica, scelse e decise numerose inquadrature. Non a caso, inserì nella versione definitiva di Le mura di Sana’a alcune sequenze girate a Orte in quell’occasione e, in un’intervista a Gideon Bachmann (La perdita della realtà e il cinema inintegrabile, 13 settembre 1974), si attribuì la paternità del cortometraggio

Nel cortometraggio “La forma della Città” il regista e poeta decise di parlare di Orte e Sabaudia, due città che amava molto e che appartenevano alla sua vita, perché da qualche anno possedeva un’antica torre e un’abitazione nel bosco del fiume Chia, vicino a Orte, e la sua casa al mare si trovava proprio a Sabaudia.

In realtà, la scelta di quei due luoghi, così legati all’esistenza di Pasolini, divennero il pretesto per denunciare la speculazione edilizia, che stava devastando il paesaggio di Orte, ossia l’armonia fra le colline e la natura circostante e l’antica cittadina medievale.

Un’armonia che aveva resistito per secoli, ma che venne deturpata nell’arco di pochi anni da alcune recenti abitazioni, costruite nel modo più arbitrario e senza rispettare il disegno del paesaggio. Fu lo stesso Pasolini a dirigere la mdp per mostrare lo scempio mentre la sua voce dolorosa e assorta esprimeva un’indignazione profonda.

In particolare commentando le immagini di Orte, Pasolini precisò che “mentre per Orte si può parlare soltanto di un lieve danneggiamento – badate bene nel 1974 –  di un difetto, per quello che riguarda, invece, la situazione dell’Italia, delle forme delle città nella nazione italiana, la situazione è decisamente irrimediabile e catastrofica”.

Il poeta e regista esaltò, poi, la bellezza umile di un’antica stradina di Orte – presso Porta S. Cesareo – e insistette sull’importanza di difendere e preservare un patrimonio artistico di urbanistica e edilizia popolare che aveva una grazia estetica mai più ripetuta.

Percorrendo un “selciato sconnesso e antico” presso Porta San Cesareo, Pasolini lo definisce come “un’umile cosa, non si può nemmeno confrontare con certe opere d’arte, d’autore, stupende, della tradizione italiana. Eppure io penso che questa stradina da niente, così umile, sia da difendere con lo stesso accanimento, con la stessa buona volontà, con lo stesso rigore, con cui si difende l’opera d’arte di un grande autore. […]

Nessuno si batterebbe con rigore, con rabbia, per difendere questa cosa e io ho scelto invece proprio di difendere questo. […] Voglio difendere qualcosa che non è sanzionato, che non è codificato, che nessuno difende, che è opera, diciamo così, del popolo, di un’intera storia, dell’intera storia del popolo di una città, di un’infinità di uomini senza nome che però hanno lavorato all’interno di un’epoca che poi ha prodotto i frutti più estremi e più assoluti nelle opere d’arte e d’autore. […]

Con chiunque tu parli, è immediatamente d’accordo con te nel dover difendere […] un monumento, una chiesa, la facciata della chiesa, un campanile, un ponte, un rudere il cui valore storico è ormai assodato ma nessuno si rende conto che quello che va difeso è proprio […] questo passato anonimo, questo passato senza nome, questo passato popolare”.

Insomma, è la continuità fra le andature, la cadenza, il ritmo del discorso e dei gesti di Pasolini, e il suo sguardo, ovvero le sue inquadrature sulla deturpazione inflitta a Orte, al “profilo della città”, alla sua “massa architettonica”, al paesaggio circostante avvolto dalla “bruma azzurro-bruna della grande pittura nordica rinascimentale”, le sue inquadrature sul guasto causato da alcune costruzioni che hanno compromesso “il rapporto fra la forma della città e la natura.

Ora il problema della forma della città e il problema della salvezza della natura che circonda la città, sono un problema unico”. E, appunto, Orte “appare in quanto tale perché è sulla cima di questo colle bruno, divorato dall’autunno […] contro il cielo grigio”.

“L’urbanistica e il paesaggio” nel programma Passepartout del 6 settembre 2009 di Philippe D’Averio: viene citato il discorso di Pasolini sulla tutela del paesaggio.

Quarant’anni fa si abbandonavano i centri storici. Oggi fortunatamente si tende a riscoprire quel passato. Ma è un’epoca nuova che ancora non sappiamo come governare, in cui la romanità antica convive con il mondo medievale ed entra in dialogo con il mondo contemporaneo e futuribile di internet.

L’Italia è stata certamente il più bel paese del mondo, ma dopo tutto quello che è accaduto tra gli anni ’50 e ’70 possiamo ancora ritenerlo tale?

Philippe D’Averio richiama l’articolato discorso di Pasolini sulla tutela del paesaggio del 1974: “Un esempio di questi travisamenti estetici si legge benissimo nel profilo urbanistico di Orte. Già Pasolini in un documentario Rai dei primi anni ’70 aveva tristemente registrato gli sgarri urbanistici di una modesta pratica edificatoria moderna che stava distruggendo l’armonia secolare dello skyline del paese, cresciuto nel tempo in un dialogo costante con la natura circostante.

come Orte tanti altri luoghi in Italia, dove al paese reale si contrappone il paesone della modernità obbligata, con un autentico inquinamento visivo, al quale solo da poco siamo diventati realmente sensibili.

Esistono però casi in controtendenza, quando cioè la progettazione spontanea della modernità cede il passo ad una visione urbanistica integrale del territorio.  Progetti proiettati al futuro, ma che in fondo vogliono rileggere il passato, riprendendo tutti gli elementi originari di un linguaggio che con gli anni abbiamo perso: la piazza, il porticato e i palazzi storici intorno alla piazza, il municipio e la chiesa-duomo-cattedrale come a presidio della piazza, da sempre salotto aggregativo della Città.

Pierpaolo Pasolini