Gli arresti della colonna del malaffare a Viterbo sollecitano una mobilitazione e un’attiva presa di posizione delle Istituzioni e della Società Civile

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di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – L’ultima brillante operazione delle Forze dell’Ordine, con gli arresti della colonna del malaffare a Viterbo sollecita una mobilitazione e un’attiva presa di posizione delle Istituzioni e della Società Civile.

Alla brillante  e significativa operazione delle Forze dell’Ordine che hanno smantellato la colonna del malaffare viterbese con 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso (l’organizzazione mafiosa/n’dranghetistica   intendeva controllare a vario titolo locali notturni, compro oro, e società di trasloco), dovrà seguire, oltre che ad un consiglio comunale straordinario, una manifestazione pubblica, alcune forze politiche e sociali e colleghi giornalisti  propongono una fiaccolata con la presenza del sindaco Giovanni Arena, del consiglio comunale, delle forze socio politiche ed economiche, con il mondo della scuola. 

Oltre l’ottima operazione portata a termine dall’apparato di Polizia, a cui va tutta la considerazione ed il plauso della collettività, e l’ondata di sdegno di questi giorni che si manifesterà con il consiglio comunale straordinario e la manifestazione popolare proposta, occorre interrogarci su come prevenire e contrastare nell’ambito sociale questo triste fenomeno, infiltratosi con i suoi gangli malefici, purtroppo anche nella nostra provincia. 

La parole del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha rivolto agli studenti in occasione dell’ultima giornata della Legalità del 23 maggio scorso, anniversario della Strage di Capaci: «Il 23 maggio è una data che non si può dimenticare, viene ricordata ogni anno la data del vile attentato di Capaci. Da allora si è sviluppato un movimento di reazione civile prezioso e importante contro la mafia che ha ottenuto risultati importanti ma che richiede ulteriori impegni», ha ammonito il capo dello Stato, che ha ricordato come la mafia – o altro fenomeno criminoso n’dranghetistico – ostacola «lo sviluppo economico, frena le possibilità di lavoro, condiziona possibilità di vita sociale, riduce la libertà di ciascuno; per questo è importante la testimonianza che state portando oggi e che porterete con la giornata di domani», ha detto ai presenti.

«La libertà, l’uguaglianza, devono essere valori non negoziabili. Le mafie sono forti quando domina il silenzio. Parlare di mafia è necessario per annientare l’omertà. Il contrasto alle mafie è stato eccezionale negli ultimi anni ma si registra ancora una sorta di rassegnazione e in altri casi di omertà», ha denunciato il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho.

Contro l’illegalità e la criminalità mafiosa deve prevalere l’affermazione vigorosa  dei valori di onestà, solidarietà, di concordia civile e di vigilanza popolare sulla Legalità. 

Per onorare adeguatamente la memoria di tanti “martiri della legalità” e le azioni di contrasto della malavita occorre ripartire, attraverso una duplice azione, con il recupero di “pratiche virtuose” dall’alto e dal basso. Dall’alto da parte delle Istituzioni rappresentative, dagli organi centrali dello Stato, sino ai Comuni, alla scuola, all’apparato produttivo ed alla famiglia.

Lotta generalizzata alla corruzione dilagante, quantificabile in  60 miliardi all’anno, con forniture e appalti  pubblici gonfiati sino al 40 % dei costi reali.

Purtroppo la dimensione della corruzione, spesso legata alla malavita ed alla criminalità organizzata, sembra insormontabile, si parla di un costo della corruzione quantificabile in  60 miliardi all’anno, con forniture e appalti  pubblici gonfiati sino al 40 % dei costi reali.

Oltre alla lotta senza quartiere contro la violenza  intimidatoria della criminalità mafiosa, la corruzione, l’evasione fiscale  gli sperperi di risorse, occorre – associato alle misure sul Reddito di Cittadinanza, nella funzione di sostegno al reddito e soprattutto di  reimmissione al lavoro di chi lo ha perso – un indirizzo chiaro dell’Unione Europea che scaturirà dalla prossime elezioni del 26 maggio prossimo e dei singoli Stati, specie per l’Italia – ad un urgente rinnovato, sano e trasparente  accesso al credito per la produzione, alle imprese, specie se piccolo-artigianali e giovanili.

Porre alla base del riscatto dell’Italia i Valori condivisi dei principi fondamentali della Costituzione.

Come più volte affermato dal presidente della Repubblica, i Valori condivisi racchiusi nei principi fondamentali della nostra Costituzione daranno modo di ricostruire una società dove la sobrietà e la solidarietà tra i soggetti economici, stato, impresa, famiglia ed enti intermedi, vissute in concreto, potranno far arretrare la miseria, e avranno la meglio sull’indifferenza e sull’egoismo, sul profitto e sullo spreco, e soprattutto sull’esclusione sociale, fenomeno da risolvere per recuperare le nuove marginalità: i senza lavoro, le famiglie con potere d’acquisto fortemente ridimensionato, i coniugi separati, i pensionati con trattamenti minimi, gli stranieri che non trovano lavoro in Italia.

Sulla legalità ed il senso della comunità l’Italia può ripartire sulla strada dello sviluppo.  

Dal rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese si possono trarre alcune indicazioni per il futuro, in quanto sono quattro le attenzioni mostrate degli italiani: la coesione nazionale, la famiglia, l’impresa e la formazione diventano i quattro nuclei da sostenere e incentivare, su cui investire perché l’Italia possa ripartire sulla strada dello sviluppo.

La “rottamazione” ed il rinnovamento deve essere concretizzati non sull’età anagrafica ma sulla capacità di dare allo Stato, alle comunità di ogni livello un apporto superiore di idee, entusiasmo e concretezza che ispiri nel Popolo nuovi stimoli di crescere, non soltanto nell’economia, ma nel sociale, e nell’educazione, nella qualità della vita, nella cultura e nel saper vivere, nell’assistenza a chi ha veramente bisogno, per cui l’Italia, con la sua immensa tradizione storico-culturale e le sue eccellenze, può ancora incidere da protagonista nello scacchiere internazionale e nelle singole realtà territoriali, diverse ma unite sotto un’unica Bandiera.

Nelle scuole di ogni ordine e grado vanno intensificati gli incontri formativi di Educazione alla Cittadinanza come dalla proposta di Legge depositata dai Comuni Italiani Anci e moltissimi cittadini e corpi intermedi (associativi e istituzionali dello Stato) di dibattito sulla gestione rispettosa della Legalità dello Stato, per allenare i giovani ad appassionarsi alla cura della Repubblica a livello locale come nella dimensione centrale.

Su questi principi dobbiamo trovare ciascuno nel proprio ambito di azione – cittadini sovrani nell’espressione del Voto, il nuovo Governo che si sta costituendo, autorità centrali e locali al servizio dei cittadini, politici, mondo dell’informazione, associazioni e movimenti, responsabili ed esponenti della produzione, del volontariato e del mondo dell’educazione – la forza di sensibilizzare il Popolo, specie i nostri giovani, su un nuovo Rinascimento morale, culturale e socio-economico, per riappropriare ai cittadini quella sovranità e quel protagonismo che la Costituzione repubblicana conferisce loro, come doveri e come diritti fondamentali.

Allora la “malapianta” del malaffare non attecchirà sul terreno fertile della Legalità Repubblicana.