12 milioni per interventi sull’idro – geologico del Lazio a disposizione per qualità urbana e posti di lavoro

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – Abbiamo appreso oggi con soddisfazione che per combattere il dissesto idrogeologico, sono stati stanziati dalla Regione Lazio fondi per 12 milioni di euro.

Di queste risorse, 5 milioni di euro saranno destinati alle amministrazioni locali per lavori urgenti. I restanti 7 milioni e 221 mila euro saranno invece destinati ai cantieri tramite un bando rivolto ai Comuni.

Questo provvedimento ci sollecita delle riflessioni sulla custodia dell’ecosistema,  per il clima e la tutela idrogeologica dei territori nei prossimi decenni dopo la recente conferenza sui mutamenti climatici di Katowice e all’ordine del giorno della Conferenza ONU di Parigi sul Clima che si svolse nel dicembre del  2015, con temi cruciali per il territorio da tutelare  come risorsa per l’innovazione sostenibile.

Le  Nazioni Unite  tre anni fa manifestarono la chiara volontà di promuovere nuovi stili di vita.

Cosa si sta attuando di quegli accordi sul clima, sulla salvaguardia  dell’ecosistema, la tutela dell’ambiente – intesa anche e soprattutto come un’equilibrata operazione di “ecologia interiore” dei governanti e dell’Umanità nella sua interezza – la tutela idrogeologica dei territori devono essere la prima opzione su cui fondare nuovi stili di vita e scelte una prassi politico-economica da attuare con concreti provvedimenti a tutti i livelli decisionali, dagli enti locali territoriali, ai governi nazionali, alle organizzazioni internazionali planetarie.

Si parla nel gergo economico e scientifico di conciliare “Innovazione e sostenibilità per impostare nuove prospettive di sviluppo per i territori”. Ci pare opportuno riflettere anche in sede regionale  e territoriale sugli obiettivi che caratterizzeranno la auspicabile diffusione delle “buone pratiche” di sostenibilità sociale, economica e ambientale già sperimentate, come di quelle che la ricerca ci sta mettendo a disposizione. Quella di promuovere nuove politiche e programmi per stili di vita, di governo centrale e regionale e del territorio, nonché di impresa, più rispettosi dell’uomo e dell’ambiente. In tale contesto va rilevata la strategia recentemente elaborata e divulgata dall’Unione Europea finalizzata a favorire lo sviluppo sostenibile, intesa come capacità di soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro.

La sostenibilità dello sviluppo è sinonimo di soddisfazione dei bisogni delle attuali generazioni senza compromettere la capacità di soddisfare i bisogni delle generazioni future, anche sull’aumento delle temperature della Terra, in particolare  a causa di “disordini ambientali” e di consumo energetico dettati da poca lungimiranza di governanti e dei governati.. Secondo quanto anticipato dagli organismi dell’Unione Europea, lo sviluppo sostenibile si fonda su quattro pilastri: economico, sociale, ambientale e governance mondiale e politiche regionali, che devono reciprocamente rafforzarsi.

Le conseguenze economiche, sociali e ambientali di tutte le politiche devono pertanto essere esaminate in maniera coordinata e prese in considerazione al momento della loro elaborazione e della loro adozione. I responsabili della cosa pubblica ad ogni livello dovranno favorire il dialogo tra gli enti che già praticano attivamente le innovazioni sostenibili e le istituzioni, le imprese eticamente orientate, le organizzazioni non profit, il variegato mondo della ricerca scientifica, le università ed i cittadini su temi fondamentali per il futuro della vivibilità dell’abitare negli anni avvenire.

L’ Ambito di azione e di impegno in particolare per l’imprenditoria ed il punto di vista delle imprese, l’azione degli attori pubblici (regione, province , comuni, organi di vigilanza edilizia e amministrativa, magistratura ) e operatori economici dei vari settori, deve poter sostenere le imprese nell’individuare un uso più efficiente delle risorse e realizzare un sistema responsabile nelle filiere produttive, attraverso campi di intervento mirati: orientandosi verso una “finanza più etica, la responsabilità sociale d’impresa, le energie rinnovabili, l’edilizia e gli arredi sostenibili, l’eco-efficienza, la cooperazione, nuovi livelli di coinvolgimento, come l’economia “di comunione”, sino al sistema delle cosi dette botteghe della solidarietà. Gli ambiti tematici di analisi e prospettiva dell’innovazione sostenibile potranno estendersi al turismo sostenibile, al settore produttivo tessile equo-bio, alla così detta filiera corta dei prodotti, alla chimica verde, alle energie rinnovabili, al risparmio energetico ed alla riconversione ecologica, al web marketing ed alle reti sociali, le certificazioni ed i bilanci sociali, oltre alla mobilità sostenibile. Il diffondere delle “buone pratiche” di sostenibilità sociale, economica e ambientale già sperimentate come di quelle che la ricerca ci sta mettendo a disposizione. Quella di promuovere nuove politiche e programmi per stili di vita, di governo centrale e del territorio, nonché di impresa, più rispettosi dell’uomo e dell’ambiente.

Inoltre la Conferenza di Parigi  dette l’opportunità  favorire il dialogo ed il confronto tra gli Stati e soggetti che già praticavano attivamente la eco-compatibilità e le istituzioni, le imprese eticamente orientate, le organizzazioni non profit, il variegato mondo della ricerca scientifica, le Università (la nostra Università della Tuscia è all’avanguardia) ed i cittadini su temi fondamentali per il futuro del nostro sistema produttivo provinciale negli anni avvenire. Infine non deve essere perso di vista il concreto sostegno allo sviluppo di un attivo e duraturo mercato di beni e servizi sostenibili per nuovi prodotti, nuovi investimenti, nuova occupazione con nuovi profili professionali e nuove opportunità, specie per i giovani.

Crediamo che  oggi più di ieri si debba perseguire l’obiettivo concreto dello sviluppo di un mercato duraturo e consolidato di beni e servizi sostenibili per nuovi prodotti e investimenti, per nuova occupazione e soprattutto per la creazione di profili professionali innovativi, che stanno emergendo positivamente in territori caratterizzati ancora da un ambiente praticamente incontaminato, per questo da difendere strenuamente da attacchi spesso subdoli di inquinatori e cementificatori senza scrupoli.

Limpegno che i cittadini del mondo esigono dai Governanti sullambiente sollecita concretamente lesigenza di un particolare Patto di adesione e impegno da parte degli attori dei Territori – imprese, enti locali e istituzioni, istituti scolastici e università che si riconoscono nella necessità di un cambiamento – che partendo dai Centri Storici, dalla dimensione locale sia capace di incidere nel globale, specie nelle materie che la scienza impone di curare per salvaguardare la qualità della vita di questa e delle future generazioni: – l’edilizia (ripensare il modo di costruire e di gestire gli edifici), la mobilità (favorire quella ciclabile e il trasporto pubblico locale, in particolare su rotaia), il microclima urbano (gestire diversamente le aree verdi e l’acqua e rilanciare l’agricoltura urbana e periurbana), le relazioni sociali (coniugare la sostenibilità dello sviluppo con la convivenza civile e l’accoglienza).