Centenario. Il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo fondava il Partito Popolare Italiano con l’Appello passato alla storia “A tutti gli Uomini Liberi e Forti”

Stefano Stefanini

NewTuscia – Cento anni fa, il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo fondava, con altri esponenti del cattolicesimo democratico  il Partito Popolare Italiano con l’Appello passato alla storia: “A tutti gli Uomini Liberi e Forti”.

Questo  l’incipit dell’Appello:  «A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà.»

Ricordiamo le caratteristiche programmatiche dell’Appello, come impegno del cattolicesimo democratico in politica, attraverso il Partito Popolare Italiano  promosso e fondato da Sturzo, che poi ha caratterizzato il dopoguerra con l’esperienza politica quarantennale della Democrazia Cristiana :

  1. in politica estera un pieno appoggio ai Quattordici punti(perciò domandiamo che la Società delle Nazioni (oggi riferimento all’ ONU) riconosca le giuste aspirazioni nazionali, affretti l’avvento del disarmo universale, abolisca il segreto dei trattati, attui la libertà dei mari, propugni nei rapporti internazionali la legislazione sociale, l’uguaglianza del lavoro, le libertà religiose contro ogni oppressione di setta, abbia la forza della sanzione e i mezzi per la tutela dei diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffattrici dei forti’
  2. in politica interna uno stato decentrato, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni in particolare con l’affermazione dell’autonomia dei Comuni ed il regionalismo – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private, un Senato elettivo come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali, un sistema elettorale proporzionale con diritto di voto anche alle donne oltre alla riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione.
  3. Le necessarie e urgenti riforme nel campo della previdenza e della assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella formazione e tutela della piccola proprietà devono tendere alla elevazione delle classi lavoratrici, mentre l’incremento delle forze economiche del Paese, l’aumento della produzione, la salda ed equa sistemazione dei regimi doganali, la riforma tributaria, lo sviluppo della marina mercantile, la soluzione del problema del Mezzogiorno, la colonizzazione interna del latifondo, la riorganizzazione scolastica e la lotta contro l’analfabetismo varranno a far superare la crisi del dopo-guerra (Primo conflitto mondiale appena conclusosi nel 1918) e a tesoreggiare i frutti legittimi e auspicati della vittoria.

Il  card. Gualtiero Bassetti, presidente dei Vescovi Italiani, ha recentemente ricordato don Luigi Sturzo, nel discorso introduttivo del Consiglio Episcopale Permanente (Roma, 14-16 gennaio), riecheggiando, a un secolo dall’iniziativa del sacerdote siciliano che dette vita al partito popolare italiano, l’appello ai “liberi e forti di oggi” del 1919.

Il 18 gennaio di cent’anni fa, ha sottolineato l’arcivescovo di Perugia, “don Luigi Sturzo fondava il Partito Popolare Italiano, con l’attenzione a coniugare l’integralità del Cristianesimo con il rispetto della laicità della politica, anche per evitare – come diceva lo stesso Sturzo – che “la religione venga compromessa in agitazioni politiche e in ire di parte”. Va in questa medesima direzione – ha aggiunto Bassetti – anche l’appello con cui concludo: governare il Paese significa servirlo e curarlo come se lo si dovesse riconsegnare in ogni momento.

Ai liberi e forti di oggi dico: lavorate insieme per l’unità del Paese, fate rete, condividete esperienza e innovazione.  Come Chiesa, assicuro che faremo la nostra parte con pazienza e coraggio, senza cercare interessi di bottega, per meritarci fino in fondo la considerazione e la stima del nostro popolo”.

 La Conferenza Episcopale italiana rilancia dunque un appello ai “liberi e forti” di oggi a lavorare “insieme per l’unità del Paese”, a fare “rete”, a condividere “esperienza e innovazione”. Tenendo sempre presente che “governare il Paese significa servirlo e curarlo come se lo si dovesse riconsegnare in ogni momento”. La Chiesa da parte sua assicura che farà la sua parte “con pazienza e coraggio, senza cercare interessi di bottega”, per meritare “fino in fondo la considerazione e la stima del nostro popolo”. Il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha così concluso il suo discorso introduttivo ai lavori della sessione invernale del Consiglio permanente dei Vescovi italiani.

Nel contesto socio politico attuale Maria Antonietta Calabrò su Huffington Post ha così commentato.  Il Presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti esce allo scoperto con l’intervista dell’ 8 dicembre scorso al quotidiano Avvenire, lanciando “una grande rete per l’Italia e per un futuro solidale ed europeo”. Una rete civica di laici, impegnati per il bene comune. Una rete, dunque, ma non telematica e virtuale: una rete concreta, fatta di persone, gruppi connessi tra loro, dal basso.

“La Chiesa – ha precisato Bassetti – non è un partito politico, non può stare all’opposizione di alcun governo. Ma oggi come ieri resta voce critica”. Insomma, il presidente dei Vescovi italiani, dopo mesi di iniziative e , ha tratto il dado del rinnovato impegno dei cattolici in politica.

Dove questo dado si fermerà (a cominciare dalle elezioni europee) e con che numeri è presto per dirlo, ma sicuramente l’uscita del cardinale ( uno degli uomini più vicini a Papa Francesco) è segno di una preoccupazione ecclesiastica, sempre più forte negli ultimi mesi. Non tanto per il sovranismo della compagine del governo gialloverde, ma perché il successo delle posizioni più oltranziste (sull’immigrazione, l’accoglienza, il clima, la tutela del lavoro, l’Europa) sta a dimostrare che le prese di posizione del Pontefice e della Chiesa italiana non costituiscono più metro di giudizio per i cattolici quando si parla di solidarietà e di convivenza sociale e politica, e che prevale una visione umana atomizzata alla rincorsa di un particolare immediato e senza orizzonte. In un clima complessivamente incattivito.

I cattolici “non possono sottrarsi all’impegno sociale e politico”, se “vogliono essere fedeli al Vangelo”, aveva detto a fine novembre il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, rinnovando l’appello per un maggiore impegno in politica in un messaggio indirizzato all’arcivescovo Mario Delpini di Milano in occasione di un incontro dedicato a “Economia e società per il bene comune. La lezione di Giuseppe Toniolo”, che si è tenuto all’Università Cattolica di Milano per ricordare la figura del beato, protagonista del movimento cattolico italiano tra il XIX e l’inizio del XX secolo. Un evento promosso dal Comitato per il Centenario del beato Giuseppe Toniolo, organismo composto, tra gli altri, dall’Azione cattolica, dall’Università cattolica del Sacro Cuore, dall’Istituto Sturzo, dalle diocesi di Pisa, Treviso e Vittorio Veneto.

Di nuovo a ottobre, il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione dei Santi, ricordando Paolo VI – alla vigilia della canonizzazione – ha sottolineato che Papa Montini aveva esaltato tantissimo l’impegno dei cattolici in politica. E, parlando dell’attuale situazione, ha aggiunto: “In effetti è impressione comune che i cattolici non siano più protagonisti come un tempo nella gestione pubblica del Paese”.

Restano sì posizioni individuali, anche apprezzabili, ma si deve riconoscere che manca un contributo organico. Con questo non voglio affatto parlare della riesumazione di un partito unico – ha continuato Becciu – ma della necessità che si propongano come gruppo fiero di un patrimonio di tutto rispetto di idee, di cultura, di dottrina sociale da mettere a servizio del Paese. Abbiamo bisogno di uomini coraggiosi che sappiano coniugare i valori evangelici in cui credono con i valori democratici e costituzionali. Non dimentichino la frase di Paolo VI: la politica è la forma più alta della carità».

Sempre Maria Antonietta Calabrò su Huffington Post ha notato “accenti preoccupati sulla situazione interna italiana all’inaugurazione delle celebrazioni per il centenario dell’appello di don Sturzo “Ai liberi e ai forti” ( che ricorrere il 18 gennaio 2019) proprio all’Istituto Sturzo, il 29 novembre, da parte del padre Francesco Occhetta, scrittore della Civiltà cattolica, e “politologo” della Compagnia di Gesù.

Nella sua intervista ad Avvenire, Bassetti ha anche detto che compito della Chiesa è solo quello di annunciare Gesù Cristo, ma che è “auspicabile un impegno concreto e responsabile dei cattolici in politica (…) è un impegno che spetta senza dubbio ai laici. Laici che, però, non solo devono essere adeguatamente formati nella fede, ma sono chiamati ad assumere come bussola dei loro comportamenti quella visione  della politica evocata da papa Francesco.

La politica per i cristiani non è il luogo per fare soldi o per avere il potere. È all’opposto il luogo del servizio, di chi non si lascia corrompere e del martirio quotidiano. Come pastore ho il dovere di ricordare e suggerire ai laici di servirsi di quel tesoro prezioso che è la Dottrina sociale della Chiesa. Un tesoro a disposizione dell’umanità intera, ma che non è ancora stato compreso appieno”.

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