Sant’Antonio Abate: storia, arte e tradizione ad Acquapendente

di Serena Biancherini

NewTuscia – ACQUAPENDENTE – È stato l’incontro di ieri nella Biblioteca di Acquapendente a fare da perno ed introduzione al ciclo di eventi che avranno luogo in occasione della festa di S. Antonio Abate, che vanta una tradizione non indifferente e quest’anno si estenderà dal 17 al 20 gennaio.

Il convegno aveva lo scopo di presentare i risultati del restauro della statua lignea del Santo Patrono sotto il profilo spirituale, attraverso la storia e la letteratura, quello artistico, prendendo in esame le caratteristiche e la portata del restauro, e infine dalla prospettiva delle tradizioni; questo grazie ai tre oratori intervenuti e introdotti dal sindaco Angelo Ghinassi: Don Enrico Castauro della parrocchia del Santo Sepolcro, la restauratrice Roberta Sugaroni e l’architetto Renzo Chiovelli.

S. Antonio è molto conosciuto come patrono degli animali domestici, in particolare si trova spesso raffigurato accanto ad un maiale, ma nella conferenza è stato mostrato il suo lato più ascetico; un eremita ieratico che si ritira nella solitudine per la maggior parte della vita, durata ben 105 anni, per combattere i demoni delle passioni contrastanti la spirituale razionalità. L’aspetto umano e materialistico bandito a favore di una trascendenza che incarna l’ideale della nuova figura del monaco che piano piano rimpiazza quella del martire nell’affermazione della fede, perché Antonio è nato nel terzo secolo d.C. quando le persecuzioni contro i cristiano si erano ridimensionate.

La statua restaurata rimanda a questo aspetto. Non si è ancora riuscito a stabilire con esattezza la sua collocazione nello spazio e nel tempo, ma la essa mostra caratteristiche molto marcate dell’arte del XV secolo e richiama ad altre rappresentazioni del Santo nella zona tra il senese e il ternano. S. Antonio non è raffigurato secondo l’iconografia classica, accanto ad un animale o in un contesto che rimandi al simbolismo del fuoco, ma appunto nell’atto più compunto di benedire con aura sacrale e pensierosa.

Ma come si associa questa figura quasi patriarcale nel contesto in cui lo inserisce la tradizione?

Probabilmente deriva da un’associazione di idee. Dall’accostamento tra il Santo e una confraternita francese che preparava degli unguenti con il grasso dei maiali e si chiamava appunto Confraternita di S. Antonio.

Ormai comunque è un fatto assodato che il folklore lo veda intento a elargire la sua protezione alle tenere e utili creature che si riuniscono in piazza il 17 gennaio scortate dai padroni.

Ad Acquapendente la tradizione è di lunga data e il modo in cui si svolge quantomeno peculiare.

Viene nominato un Signore di Sant’Antonio, Eolo Seri è quello attuale, scelto ogni anno da quello uscente, tra chi possiede terra o bestiame, e che supporta finanziariamente la festa. Questa consiste in una colazione a base di pane, vino e baccalà, una sorta di offerta ai questuanti, e nella distribuzione di una raffigurazione di Sant’Antonio oltre a del pane benedetto chiamato pantello e a delle piccole fave, soprannominate favini. Nel pomeriggio poi viene l’effige vene portata nella chiesa del Santo Sepolcro con una sfilata e una serie di spettacoli, dopo aver fatto tappa nella chiesa di Sant’Agostino per la celebrazione della Messa. Il compito del Signore è quello di offrire tre mazzi di ceri: uno a quello uscente, uno al Signore del prossimo anno e l’ultimo da deporre davanti alla statua, per ricordare l’antica tradizione del paese in cui la popolazione faceva dono di ceri.

Non è un caso dunque che il restauro della statua sia dovuto alla sinergia tra il comune e la parrocchia del Santo Sepolcro. In un percorso fatto di storia, arte e tradizione è stata illuminata una figura, che nel corso dei secoli ha quasi raggiunto quasi lo status di leggenda, attraverso fonti storiche e letterarie dei contemporanei e testimonianze artistiche, la statua appunto.