Graforubrica. La differenza di tratti: nitido e pastoso

Tiziana Agnitelli

NewTuscia – Cari/e “Newtusciani/e”, in questo nuovo incontro grafologico, osserveremo due tratti differenti che indicano il modo dello scrivente di approcciarsi alla vita, di testa e di pancia, i tratti: nitido e pastoso.

Il tratto, pertanto la consistenza e la qualità del filo grafico che lasciamo sul foglio mentre si scrive, reca delle informazioni molto importanti riguardo lo scrivente e il proprio modo di essere, è l’“impronta”, la nostra impronta, rispetto al mondo esterno e alla vita e quindi, dona informazioni fondamentali per il grafologo.

Sono due uomini della stessa generazione che approcciano la vita e gli altri in modalità differenti. Il primo scritto ha un tratto “nitido”, di testa, quindi i contorni sono precisi e ben delineati in un contesto grafico piuttosto angoloso e dinamico (controllo delle emozioni, individualismo, autonomia, severità, rigidità di convinzioni), lo scrivente preferisce la razionalità rispetto all’affettività ed istintualità e tale caratteristica certamente recherà con sé una complessità di rapporti sentimentali ed amicali in quanto saranno “sezionati ed analizzati” prima dalla ragione che indubbiamente nello scrivente è brillante, ma ciò non li renderà facili ed agevoli, anzi piuttosto strutturati e a volte non soddisfacenti. Occorre notare anche come verga le due lettere “z” della parola “analizzerà” a conferma di quanto appena definito: la prima è ampia e grande quanto la seconda è piccola e difficile nell’estrinsecarsi, sembra una serpentina della corrente. Infatti, è così che “vibra e vive” chi scrive, quando l’altro, la vita o se stesso “passa l’esame” si vive pienamente, altrimenti ci si fa piccoli e si attendono momenti e incontri migliori.

Il secondo invece ha un tratto “pastoso”, di pancia, denso con bordi imprecisi e con una scrittura grande e curva (sensorialità, golosità/sensualità, bisogno di partecipazione affettiva, facilità di comunicazione, permeabilità all’ambiente/influenzabilità) lo scrivente ha un approccio istintuale e molto affettivo e caloroso, ama la vita e tutti i suoi piaceri, in senso ampio; infatti, basta osservare la modalità di formazione delle due lettere “z” della parola “mezzo”, piene, curve che si sviluppano soprattutto sotto il rigo di base, quindi i piaceri e gli istinti predominano, ma vengono compensati dal movimento “barré” e quindi, dalla disciplina che lo scrivente si dà, prima si raggiunge l’obiettivo e poi ci si regala tutto quello che si desidera.

Due mondi differenti e complessi a cui auguro di non perdersi mai o che, come Pollicino, ritrovino sempre la strada che li riporti a casa

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