Il giorno dell’Epifania si conclude a Bassano in Teverina la rievocazione del presepe vivente, nel Borgo Presepio

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Stefano Stefanini

NewTuscia – BASSANO IN TEVERINA – Il giorno dell’Epifania si  conclude a Bassano in Teverina la rievocazione del presepe vivente, nel Borgo Presepio. La   giornata di  dialogo tra la scienza e la fede nello spirito di Galileo Galilei, una prospettiva comune per la comprensione e la tutela della “casa comune”.

Si conclude  la rievocazione del presepe vivente nel Borgo Presepio di Bassano in Teverina, con la presenza dei Magi che offrono al Bambino i doni simbolici dell’ oro( regalita’) incenso ( divinita’) e mirra(umanità’), con il racconto di Francesco di Assisi e i suoi seguaci.

Per noi l’ Epifania  dovrà essere vissuta, tra l’altro, come giornata di  dialogo tra la scienza e la fede, nelle figure dei Magi che attraverso il metodo scientifico e la guida della Cometa raggiungono, scoprono e adorano con i loro doni simbolici il Dio-Bambino e, poi,  eludono i propositi di morte di Erode (sanguinario Potente della Terra, geloso esclusivamente del suo potere oppressivo sul Popolo, che scatenerà  per colpire Gesù’ (fuggito in Egitto con lasua Famiglia) la Strage dei primogeniti Innocenti – nello spirito di Galileo Galilei, il primo ad affermare con il suo metodo e la sua esperienza che la scienza, attraverso i suoi strumenti esatti di studio della Natura,  avvicina e non allontana  l’Uomo da Dio, in una prospettiva comune per la comprensione e la tutela della “casa comune”.

Scorriamo insieme alcune motivazioni del dialogo tra la fede e la scienza.

“Deum Creatorem venite adoremus”. Con queste parole, incise nel marmo sul muro di una delle cupole dei telescopi nella Residenza Papale di Castel Gandolfo, Pio XI iniziava il suo discorso il 29 settembre 1935, quando inaugurò la Nuova Specola.

L’eremo della Trinità ad Orte: illuminato nelle sere del periodo natalizio.

In effetti, l’universo è qualcosa di più che un problema scientifico da risolvere, è un mistero di gaudio  che contempliamo nella letizia e nella lode (cfr Enc. Laudato si’, 12). «Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi» (ibid., 84). Sant’Ignazio di Loyola capiva molto bene questo linguaggio. Egli stesso raccontò che la sua consolazione più grande era guardare il cielo e le stelle perché questo gli faceva sentire un grandissimo desiderio di servire il Signore (Autobiografia, 11).

Con la rifondazione della Specola a Castel Gandolfo, Pio XI stabilì anche che la sua gestione fosse affidata alla Compagnia di Gesù. In tutti questi anni gli astronomi della Specola hanno percorso cammini di ricerca, cammini creativi, seguendo le orme degli astronomi e matematici gesuiti del Collegio Romano, dal P. Cristoph Clavius al P. Angelo Secchi, passando dal P. Matteo Ricci e tanti altri.

Vanno anche ricordate le parole che Benedetto XVI rivolse ai Padri dell’ultima Congregazione Generale della Compagnia di Gesù in cui segnalava che la Chiesa ha urgente bisogno di religiosi che dedichino la loro vita a stare proprio sulle frontiere tra la fede e il sapere umano, la fede e la scienza moderna.

In questi giorni, voi, padri e fratelli, insieme agli studiosi associati, vi siete radunati per trattare delle vostre ricerche e sui temi che riguardano il dialogo tra scienza e religione.

A questo proposito san Giovanni Paolo II affermava: «Ciò che è importante è che il dialogo deve continuare e progredire in profondità e in ampiezza» (Lettera al P. George V. Coyne, 1 giugno 1988). E si domandava: «È pronta la comunità delle religioni del mondo, la Chiesa inclusa, ad entrare in un dialogo sempre più approfondito con la comunità scientifica, un dialogo che, salvaguardando l’integrità sia della religione sia della scienza, promuova allo stesso tempo il progresso di entrambe?»

Nel contesto del dialogo interreligioso, oggi più urgente che mai, la ricerca scientifica sull’universo può offrire una prospettiva unica, condivisa da credenti e non credenti, che aiuti a raggiungere una migliore comprensione religiosa della creazione. In questo senso le Scuole di Astrofisica sono una preziosa opportunità in cui giovani astronomi di tutto il mondo dialogano e collaborano nella ricerca della verità.

). È molto importante che voi condividiate il dono della vostra conoscenza scientifica dell’universo con la gente, dando gratis ciò che gratis avete ricevuto.

In spirito di gratitudine al Signore per la testimonianza di scienza e fede che i membri della Specola hanno reso in questi decenni, vorrei incoraggiarvi a continuare il cammino con i vostri colleghi, e con quanti condividono l’entusiasmo e la fatica dell’esplorazione dell’universo. È un viaggio che fate anche in compagnia degli impiegati della Specola, di benefattori e amici, e di tante persone di buona volontà. Sì, tutti siamo in viaggio verso la casa comune del cielo, dove potremo leggere con gioiosa ammirazione il mistero dell’universo (cfr Enc. Laudato si’, 243).