Al consiglio comunale di Viterbo è Natale solo sul calendario: tutto rinviato

Stefania Ioime

NewTuscia – VITERBO – A Palazzo dei Priori è giorno di consiglio comunale, come sempre sono in discussione vari temi, tante mozioni da approvare più o meno importanti per il buon andamento della città. Nel calderone c’è un po’ di tutto: i fuochi d’artificio, le intitolazione stradali, i diserbanti chimici, il commercio nel centro storico, la geotermia, i mezzi pubblici privi di pedane per i disabili, la sostenibilità ambientale nelle discariche e il canone di occupazione degli spazi pubblici.

A pochi giorni dal Natale ti aspetteresti di trovare in consiglio, un clima sereno e festoso, lo scambio d’auguri tra consiglieri, i buoni propositi per l’anno venturo, qualche regalo inaspettato per la città come la promessa solenne di collaborazione tra le parti a prescindere dall’appartenenza. Sbagliato! Nella strenna comunale c’era il triste teatrino fatto di dispetti e tiro alla fune.
Che ci fosse qualcosa di strano nell’aria era palese prima ancora di cominciare a far l’appello. Un malumore strisciante, insinuante, percepibile tra i vari consiglieri. Un rumoreggiare sempre più insistente, varie facce desolate e dolenti.

Tra i banchi della maggioranza numerosi assenti, mancano i consiglieri di Fratelli d’Italia che in realtà sono pure presenti, ma s’aggirano fuori dall’aula in “tutte altre faccende affaccendati”.

Il motivo del malumore sarebbe un’assegnazione di deleghe fatta un po’ a tradimento, trovarsi davanti al fatto compiuto non è proprio andato giù ai consiglieri di Fratelli d’Italia. Avrebbero preferito che la decisione sulle nuove deleghe fosse prima discussa in una riunione di maggioranza, invece hanno dovuto saperla dai giornali.

L’appello si perde nel vuoto, troppe assenze. Senza numero legale il consiglio viene riaggiornato, c’è il tempo di fare una lunga pausa, la speranza vana di ricucire uno strappo, nelle segrete stanze si prova a spiegare e a chiarire, si rivalutano posizioni e strategie, si cerca insomma di salvare il salvabile. Intanto i minuti passano e la situazione sembra aggrovigliarsi, il malumore è sempre più diffuso, si rincorrono parole e congetture. Qualcuno sussurra il termine “crisi”, qualcun altro già è pronto ad agitare l’indice profetico al grido di “Ve l’avevo detto”.

Dopo più di un’ora si ripete l’appello, ma i banchi restano sconsolatamente vuoti.

Il consiglio comunale salta. Tutto sbagliato, tutto da rifare.

Appuntamento al prossimo anno