Soriano nel Cimino: gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Ernesto Monaci” incontrano Don Antonio Coluccia

NewTuscia – SORIANO NEL CIMINO – Il 13 dicembre i ragazzi delle classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Ernesto Monaci” di Soriano nel Cimino, hanno incontrato un grande uomo, un giovane prete che ha messo la propria vita a disposizione degli altri, di quelli in difficoltà, primi fra tutti di chi non ha più una casa e chi ha affrontato e deve superare problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti o gioco d’azzardo. Don Antonio Coluccia ha trasformato la villa confiscata ad uno dei boss della Banda della Magliana, in una casa di accoglienza per persone in difficoltà. A seguito di questo suo impegno profuso in prima persona, il sacerdote è sottoposto da anni a misure di protezione da parte dello Stato.

Un confronto di novanta minuti in cui don Coluccia ha parlato a braccio, spaziando dalla criminalità organizzata all’importanza del confidarsi con un adulto di riferimento, sia esso un docente o un uomo delle forze dell’ordine.

Don Antonio ha iniziato il suo intervento con la lettura dell’art. 33 e 34 della Costituzione ed ha ribadito più volte l’importanza dello studio, della conoscenza e dell’impegno scolastico per raggiungere la piena maturità personale e la capacità di ragionamento. L’impegno, certo, parte dalle agenzie educative, ma sta poi al singolo individuo il rispetto dell’ambiente e del territorio in cui vive, perché nessuno deve sentirsi esonerato dal migliorare e dal migliorarsi.

La forza della delinquenza organizzata, che nelle regioni italiane assume diversi nomi e cognomi, sta nel silenzio di chi sa ma non parla, ma anche nella mancanza di azione di chi poteva fare e non si è mosso, non ha voluto aiutare, peggio ancora di coloro che vedono e si girano dall’altra parte.

Presenti in sala la Dirigente Scolastica Emilia Conti, il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Soriano Paolo Lonero con una rappresentanza dei militari dell’Arma e i docenti della scuola secondaria che hanno accompagnato gli alunni e li hanno preparati e stimolati all’incontro.

Gli studenti sono rimasti affascinati, catturati dalle capacità comunicative di don Antonio, dal suo linguaggio efficace, molto familiare e vicino ai giovani: don Coluccia sa bene come arrivare al cuore dei ragazzi, sa cogliere le sfumature del loro animo e delle loro insicurezze, ha portato tanti esempi diversi di vita vissuta e di casi disperati con cui è venuto a contatto, partendo dalla sua giovinezza e dalla poca voglia di studiare.

Esempi concreti di disperazione, di abbandono, di disagio, a cui un uomo sta cercando di porre rimedio nel concreto con una casa di accoglienza, in cui nessuno è diverso o estraneo.

Un esempio da seguire, per comprenderla dignità di ogni esistenza, l’importanza dell’accoglienza, della scuola come prima e basilare agenzia a cui è demandata la formazione alla cittadinanza attiva, perché la mafia e la criminalità organizzata si combattono prima di tutto con la penna e il libro, perché la coscienza deriva solo dalla conoscenza e dalla consapevolezza che solo la paura genera la criminalità”.