Il fallimento della privatizzazione

Stefania Ioime

NewTuscia – VITERBO – Si torna a parlare della gestione dell’acqua in un incontro organizzato dal Comitato “Non ce la beviamo”, scarna l’affluenza di pubblico, quasi nulla la partecipazione delle amministrazioni e dei sindaci dei comuni coinvolti che hanno preferito glissare l’invito, ci sono solo i portavoce dei tanti movimenti civici e ambientalisti, contrari alla privatizzazione.

La necessità di un nuovo incontro nasce in seguito all’intenzione del governo nazionale di ripristinare il servizio pubblico nella gestione idrica e dismettere finalmente le partecipazioni private. Questa proposta di legge (n. 52) ricalca la legge di iniziativa popolare n.5/2014 arrivata in consiglio regionale attraverso un percorso partecipato dal basso e approvata dalla giunta Zingaretti. Purtroppo, mai resa operativa.

A spiegare i contenuti della legge e le sue molte contraddizioni, interviene il consigliere regionale Silvia Blasi che rivela come, in barba alla legge approvata, i 33 comuni della Tuscia che si sono opposti alla Talete, stiano ricevendo minacce di commissariamento.
Eppure una delibera attuata nel maggio 2018 conferma la vecchia gestione fino alla naturale scadenza dei contratti. Quindi i comuni sarebbero perfettamente in regola. Peccato che nella stessa delibera, la Regione Lazio abbia istituito anche un tavolo tecnico di esperti che potrebbero modificare le norme.
«Ci piacerebbe sapere chi c’è in questo tavolo tecnico e quali sono gli esiti. Mi sarei aspettata il coinvolgimento e la partecipazione dei vari comitati per l’acqua. Invece ho ricevuto solo un impegno molto vago da parte dell’assessore Alessandri riguardo il non commissariamento».

Il consigliere Massimo Erbetti (Movimento Cinque Stelle) presenta una relazione dettagliata, prospettando scenari futuri disastrosi ma assolutamente veritieri «Talete ha una situazione debitoria con molti comuni, tutte spese che dovranno restituire i cittadini, nel corso di pochi anni triplicheranno o quadruplicheranno l’importo sulle bollette».
Paola Celletti, rappresentante di Lavoro e Beni Comuni, evidenzia come la Talete abbia oltre 4 milioni di debiti solo con il comune di Viterbo, senza contare che alla lista debitoria bisogna aggiungere anche altre voci che sembrano paradossali ma che sono la realtà oggettiva «noi paghiamo anche i costi di gestione del consiglio amministrativo della Talete».
Il consigliere Chiara Frontini non le manda certo a dire e con il suo consueto stile diretto, chiarisce con maggiore efficacia il concetto già espresso dagli altri «La colpa è di chi gestisce la Talete, ci sono più amministrativi che operai. Per anni è stata amministrata dalla politica esclusivamente come un bacino di clientela. Adesso l’alternativa alla privatizzazione esiste ed è la legge 5. Solo che i cittadini devono prendere coscienza e indignarsi, avere 60 o 70 persone in consiglio comunale come è successo in passato ha il suo peso».

Anche Francesco Lombardi, del Coordinamento regionale acqua pubblica, è dello stesso avviso e invita i cittadini e gli amministratori a sostenere la legge 5, a rivendicarne la sua applicazione, la pena per gli ignavi sarà un portafogli molto più leggero «tutte le spese e i costi di gestione, ordinari e straordinari, la manutenzione degli acquedotti e dei dearsenificatori, saranno caricati in bolletta».

Insomma ogni volta che si parla di acqua pubblica, la politica riesce a trovare i cavilli per non attuare la volontà popolare, bisogna fare attenzione agli ultimi colpi di coda della Talete. E se i comitati vigilano, sono i cittadini che devono farsi sentire e fare pressione attraverso i propri rappresentanti di governo. È una battaglia che bisogna fare insieme.

Tra gli interventi più significativi del pubblico in sala, bisogna segnalare quello di Gianni De Caro, portavoce del Coordinamento Ambiente Tuscia. L’ambientalista snocciola un dato allarmante, l’acqua potabile nella Tuscia è solo lo 0,8%, oltre all’arsenico hanno inciso l’uso smodato di fertilizzanti e le emissioni di carbone della centrale di Montalto, che ogni anno si disperdono nell’atmosfera e vanno ad inquinare il suolo e le falde acquifere.

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21