La brillante operazione antimafia portata a termine dai Carabinieri di Palermo e di Viterbo, porta a 47 arresti di cui uno nella Tuscia

  di Stefano Stefanini

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – La brillante operazione antimafia portata a termine  dai Carabinieri di Palermo  e di Viterbo, con 46 arresti di cui uno avvenuto anche nella nostra provincia, dimostra come il lavoro delle Forze dell’Ordine e della Magistratura,  condotto con scrupolo e assiduità viene coronato da successo e come cittadini dobbiamo ringraziare  tutti coloro che con sacrificio operano per la prevenzione e la repressione  del crimine. Come noto, le imputazioni dei vari fermati sono, tra le altre, l’associazione mafiosa, il porto d’armi abusivo, l’estorsione,  l’intestazione fittizia di beni e incendio.

Il fatto di cronaca richiama i contenuti del Terzo Rapporto 2017 (disponibile)  sulle Mafie nel Lazio confermano gli antidoti all’azione mafiosa: educazione, cultura,  buona politica collaborazione e trasparenza tra istituzioni  contro corruzione, abusi, sfruttamento e illegalità.

Il 3 Rapporto 2017 “Mafie nel Lazio”, ultima edizione disponibile,  è il resoconto, rigoroso e documentato, delle principali inchieste giudiziarie sulle organizzazioni criminali nel Lazio, dei documenti istituzionali e degli interventi pubblici sul fenomeno mafioso nel periodo da luglio 2016 a dicembre 2017.

Un quadro d’insieme per un’analisi sulla penetrazione delle mafie nella nostra regione in particolare nella città di Roma. Il lavoro è il risultato del monitoraggio curato dall’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio. Si tratta di una analisi alimentata, nel tempo, dal confronto con le Forze di Polizia, la Magistratura e le Istituzioni.

Hanno partecipato alla presentazione anuale   Nicola Zingaretti (Presidente della Regione Lazio), Gianpiero Cioffredi  (Presidente Osservatorio Sicurezza e Legalità della Regione Lazio), Don Luigi Ciotti (Presidente Associazione Libera), Paola Basilone (Prefetto di Roma), Guido Marino (Questore di Roma), Gen. Antonio De Vita (Comandante Provinciale Carabinieri di Roma), Col. Gerardo Mastrodomenico (Comandante G.I.C.O. della G.d.F.), Col. Francesco Gosciu (Capo Centro Operativo DIA di Roma).

Il Rapporto “Mafie a Roma e nel Lazio 2017” viene curato dall’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità in collaborazione con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” ed è dedicato alle donne e agli uomini della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato, della Polizia Penitenziaria, della Direzione Investigativa Antimafia, del Tribunale per le misure di prevenzione di Roma.

I contenuti del Rapporto 2017, con la presentazione del governatore del Lazio  Nicola Zingaretti e l’Introduzione  di Gianpiero Cioffredi,  presidente dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità, illustrano approfonditamente temi scottanti come Le mafie a Roma, Le mafie e le organizzazioni criminali di Roma,  il business della droga e le “piazze dello spaccio”, la provincia di Roma, uno scenario criminale complesso.

La seconda parte del Rapporto si occupa di Lazio, le mafie a Sud, con le organizzazioni mafiose a Latina e provincia, i clan a Frosinone e  le mafie a Nord del Lazio. La Terza parte del Rapporto approfondisce i temi delle mafie straniere nella regione, l’usura e il gioco d’azzardo, le ecomafie e le illegalità ambientali e da ultimo la quantificazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie.

La geografa criminale delle province del Nord del Lazio, Rieti e Viterbo, presenta un quadro variegato con aree in cui l’insediamento mafioso assume forme embrionali e territori caratterizzati invece da accordi criminali che incidono sul piano delle attività economiche, di tipo legale.

Sotto il profilo investigativo, come spiegava lo scorso anno la Direzione nazionale antimafia, a seguito di un nuovo criterio nell’assegnazione del lavoro, Viterbo e Rieti rientrano nella seconda area di lavoro individuata dalla Procura di Roma, quella centro-settentrionale che comprende i territori dei Tribunali di Roma, Tivoli, Civitavecchia, Rieti e Viterbo. Qui, dunque, scrivono i magistrati della Dna si “segnalano presenza sporadiche di soggetti riconducibili prevalentemente a gruppi di ‘ndrangheta e camorra. Risultano interessati i settori finanziari appalti pubblici e ciclo rifiuti. Negli ultimi anni la moltiplicazione degli sportelli bancari e alcuni sequestri di beni immobili e attività economiche indicano il rischio che si tratti di un primo stadio per successive espansioni».

Per Viterbo – nello stesso documento ma aggiornato al 2016 – i consiglieri della Dna scrivono che «per fattori legati alla realtà produttiva e per la posizione geografica, rimane avulsa da penetranti infiltrazioni della criminalità organizzata, nonostante la presenza di soggetti contigui alla stessa. Si rappresenta l’esecuzione di una misura cautelare, emessa dalla Dda di Reggio Calabria, a carico di numerose persone, con denaro proveniente dalle proprie illecite attività, di alcune società operanti nel settore immobiliare e dei trasporti con sede nel capoluogo.

Le inchieste svolte dalla Dda di Reggio Calabria – inoltre «hanno evidenziato una ulteriore attività di riciclaggio e reimpiego svolta sul territorio laziale e in particolare a Viterbo…

Da quel che emerge dal monitoraggio di quest’anno, la provincia di Viterbo, è attraversata anche dalle rotte del narcotraffico che portano dritte ai quartieri romani.

Alcune tracce di questo legame fra Viterbo e la Capitale nella circoscritta ma significativa indagine che riguarda famiglie operanti nel quartiere di Primavalle, da più di una generazione attiva nello spaccio di droga, con il modello della piazza chiusa. In particolare – scrive il Gip di Roma – «come precisato dal Pm, in tale indagine avente ad oggetto un traffico di stupefacente nel viterbese erano emersi numerose conversazioni telefoniche, oggetto di attività di commercio di sostanze stupefacenti nella zona di Viterbo per l’approvvigionamento dello stupefacente che veniva acquistato a Roma».

La droga che va e rientra dal centro-Italia, compresa la vicina Umbria, interessa le due province “silenziose” che sono state scelte da tempo come luogo di transito più sicuro, al riparto dalla pressione investigativa presente nella Capitale e nel Basso Lazio.

Viterbo e Rieti sono, inoltre, luoghi di dimora privilegiati per latitanti, ex collaboratori di giustizia fuoriusciti dal programma di protezione, o altri soggetti con precedenti penali. Talvolta, scelte come aree maggiormente compatibili con il provvedimento del confino, il soggiorno obbligato, Viterbo e Rieti rappresentano una sorta di camera di compensazione delle mafie nel Lazio, un luogo dove le mafie si nascondono. Se dovessimo guardare alle operazioni antimafia portate a termine, e attenerci ai risultati emersi, potremmo certamente dire che si tratta di due province che – sebbene non siano isole felici – sembrano non essere sforate dal sistema criminale delineato nel resto del Rapporto….

Terra di riciclaggio di denaro e di affari che si muovono sulla rotta delle limitrofe regioni come la Toscana e l’Umbria, Viterbo in particolare è uno scrigno di occasioni, anche criminali, ancora tutto da decifrare.

Se c’è un rischio per la provincia di Viterbo, vista anche l’indagine sopra menzionata, arriva certamente dalle cosche calabresi che hanno da sempre  sforato questo territorio, intuito le tante ricchezze che possiede – non ultime quelle che riguardano il patrimonio culturale e artistico e la posizione ottimale dalla quale collegare il sud, con il centro e con le piazze del nord Italia.

Altra storia criminale ha attraversato Rieti, cittadina che fa registrare presenze e episodi legati alla banda della Magliana e uomini di Cosa nostra. Una curiosità: nelle statistiche che misurano il rischio di indebitamento e del prestito a tasso usuraio, Rieti è spesso ai primi posti, in relazione alla situazione del Lazio. Nel periodo preso in esame dal presente Rapporto, l’area della provincia, è al centro di un fatto di cronaca, ancora nell’orbita degli interessi della mafia siciliana…. Un caso questo su cui non è stata ancora fatta piena chiarezza ma che indica un rischio, già più volte evidenziato per queste aree in cui le mafie sono arrivate in silenzio e in maniera atipica, spesso attraverso soggetti che si trovano in una situazione di “confine” e di “confino”.

Per un “Lazio senza mafie”:  un lavoro collettivo, un confronto con le istituzioni, l’associazionismo, il mondo dell’informazione e soprattutto delle Università, con l’auspicio di poter contribuire alla nascita di ulteriori approfondimenti scientifici, di inchieste giornalistiche e infine di ricerche universitarie sul fenomeno mafioso nella regione.

Questo terzo report istituzionale sulle mafie nel Lazio vuole, dunque, essere uno stimolo a proseguire con maggiore forza l’attività di formazione, informazione e denuncia: precisa, attenta, puntuale. Per questa ragione il Rapporto “Mafie nel Lazio”, frutto di un lavoro collettivo, prova a mettere al centro una analisi, aperta al confronto con le altre istituzioni, l’associazionismo, il mondo dell’informazione e soprattutto delle Università, con l’auspicio di poter contribuire alla nascita di ulteriori approfondimenti scientifici, di inchieste giornalistiche e infine di ricerche universitarie sul fenomeno mafioso nella regione.

È un impegno cui non intendiamo rinunciare  – conclude il presidente dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità –  in questa regione, siamo una comunità che quando serve si dimostra coesa e imbattibile: ecco, contro le mafie serve questa unità. Solo insieme potremo contribuire a rafforzare un nuovo impegno contro le mafie fatto di buon governo della cosa pubblica, buona economia, innovazione e investimento nella cultura, nel welfare e nella partecipazione dei cittadini.

Un pensiero riguardo “La brillante operazione antimafia portata a termine dai Carabinieri di Palermo e di Viterbo, porta a 47 arresti di cui uno nella Tuscia

  • 13 Giugno 2019 in 8:37
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