Cupola di Cosa Nostra 2.0, un arresto a Blera

NewTuscia – BLERA – E’ il nome di Nicolò Orlando a spiccare oggi tra gli arresti dell’azione dei carabinieri di Palermo e Viterbo, ma è solo l’ultimo della lista di fermi delle forze dell’ordine relativo alla cupola di Cosa Nostra, la 2.0 per l’esattezza. I carabinieri infatti hanno scoperto che il 29 maggio 2018 era stata ricostruita la commissione provinciale di Cosa Nostra, un evento che non si verificava dall’arresto di Totò Riina, circa 25 anni fa.

Una speculazione sul piano per tornare alla ribalta quella di Francesco Colletti, capo del mandamento di Villabate, che si è rivelata una fonte preziosissima di involontarie informazioni intercettate dai carabinieri, all’opera da maggio. Riportare in vigore le “vecchie regole” allentate nel corso degli anni era uno dei capi saldi previsti attorno al tavolo della riunione i cui partecipanti erano stati avvertiti di prendersi la responsabilità dei propri uomini e risponderne personalmente. Senza mezze misure o parzialità per parenti e amici.

Ma Colletti è solo uno. L’operazione per smantellare la Cupola 2.0 di Cosa Nostra, oltre a far emergere 28 estorsioni verso commercianti e imprenditori edili, ha portato al fermo di 46 persone in tutto, tra cui 4 capi e i membri dei mandamenti mafiosi di Porta Nuova, Villabate, Belmonte Mezzagno e Pagliarelli. Alla guida di quest’ultimo si trova Settimo Mineo, un apparentemente innocuo gioielliere ottantenne, già destinato a dirigere il vertice della nuova cupola e arrestato all’alba di ieri.

Il 52enne Orlando invece, palermitano di origini, risiede nella provincia di Viterbo da anni ed è affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri. Per ora la perquisizione della sua casa a Blera non ha dato risultati.

Le imputazioni dei vari fermati sono, tra le altre, associazione mafiosa, porto d’armi abusivo, estorsione, intestazione fittizia di beni e incendio.

 

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