Oggi il convegno “Laudato sì. Dialoghi sulle sfide ambientali del nostro tempo” a Civita Castellana

Stefano Stefanini

Newtuscia – CIVITA CASTELLANA – Si svolgerà oggi alle ore 16,30, presso l’Aula consiliare del Comune di Civita Castellana  il Convegno “Dialoghi sulle sfide ambientali del nostro tempo”, promosso dal BioDistretto della Via Amerina e delle Forre, con  tredici comuni aderenti: Calcata, Canepina, Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Orte, Vallerano, Vasanello, Vignanello.

Saranno presenti e offriranno i loro  interventi    mons. Romano Rossi,  vescovo di Civita Castellana,  Gialuca Angelelli, sindaco di Civita Castellana, Famiano Crucianelli Presidente del Bio Distretto della Via Amerina e delle Forre, Rossella Muroni parlamentare già presidente Legambiente Nazionale, Lucio Cavazzoni già presidente di Alce Nero, Fulco Pratesi presdiente onorario di WWF, Antonella Proietti, direttore sanitario Asl Viterbo, Silvio Greco Coordinatore Comitato Scientifico Internazionale Slow Food, Antonella Litta, medico rappresentante Medici per l’Ambiente ISDE, Enrico Panunzi, consigliere regionale.

 “Laudato si’…. mi’ Signore”. Le prime parole dell’enciclica di Papa Francesco aprono uno splendido orizzonte. Il noto canto alla creazione, di Francesco d’Assisi, si rivolge a Qualcuno per i quali non siamo esseri lontani, e che aspetta da noi una risposta, un impegno, un gesto di gratitudine per tanti doni, tra essi il mondo in cui viviamo. La cura della madre terra e della nostra natura umana richiede sforzo, sacrificio, mettere da parte i bisogni egoistici e pensare agli altri, con serenità e gioa interiore, ma anche con decisione e volontà individuale e collettiva. La conversione e la maturità possono raggiungere un livello cosmico. Dobbiamo vivere con responsabilità, è questo il tema su cui ruoterà il Convegno.

Un nostro commento.   Negli ambienti ecclesiali, socio economici  e della tutela ambientale si è parlato diffusamente – e speriamo con un taglio applicativo – dell’enciclica di Papa Francesco  “Laudato sii”   fin dalla sua pubblicazione giovedi 18 giugno 2015 sul  dono della Casa Comune, del Creato e alla sua custodia.  La cronaca nazionale e internazionale pone  ormai da tempo all’attenzione  dei cittadini per i singoli territori e nella dimensione internazionale i problemi della Terra, la inarrestabile scomparsa di zone vergini, la popolazione che ha superato i sette miliardi, l’inquinamento, i rifiuti, le politiche energetiche.

L’enciclica esorta a una vera e propria rivoluzione etica economica – con l’esortazione all’impegno nei nostri territori, nelle nostre città nelle singole realtà ambientali  –  per prevenire il cambiamento climatico e fermare le disuguaglianze. Il documento arriva ben prima della Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York che si terrà il prossimo 23 settembre e dove i paesi partecipanti dovranno finalizzare i loro impegni per una nuova equità sociale e per  tutela dell’ambiente inteso come casa comune dell’Umanità.

Il “giardino violato” invoca una nuova cultura e azioni  di operosa  custodia  e di interventi di  concreta valorizzazione.

La nostra Terra – a partire dalle nostre città, dalle nostre campagne, dalle nostre fabbriche – è quel “giardino” in cui Dio ha collocato l’uomo, fin dall’inizio, perché lo custodisse e lo lavorasse.  Scrive papa Francesco: “Come esseri umani, non siamo meri beneficiari, ma custodi delle altre creature. Mediante la nostra realtà corporea, Dio ci ha tanto strettamente uniti al mondo che ci circonda che la desertificazione del suolo è come una malattia per ciascuno e possiamo lamentare l’estinzione di una specie come fosse una mutilazione! Non lasciamo che al nostro passaggio rimangano segni di distruzione e di morte che colpiscono la nostra vita e le future generazioni” (Evangelii gaudium 215).

 

 I valori  un nuovo “umanesimo integrale” nei vari ambienti della vita sociale e religiosa delle comunità. L’ ecologia integrale è parte essenziale del Vangelo.

Il senso di appartenenza di ciascuno alla comunità  e di impegno diffuso nella custodia e della fruizione responsabile delle risorse messe a nostra disposizione, per questo colpisce nell’Enciclica  di  papa Francesco  l’attribuzione della strumentalità delle ricchezze naturali, ma anche del denaro,  come strumenti di crescita individuale e sociale… Il denaro, come fattore della produzione,  deve essere ricondotto alle sua soggezione e strumentalità rispetto al Bene collettivo ed al miglioramento delle condizioni di vita di singoli, di famiglie, delle imprese, da quelle individuali,  alle company, alle multinazionali, dal settore agricolo, a quello manifatturiero alle creazioni dell’intelletto umano.

Su questi punti ci si consenta alla nostra generazione di citare un testimone autorevole – conosciuto nella nostra adolescenza – della testimonianza al Servizio della Città degli uomini, come Valore e Bene Comune.  Le parole di Giorgio La Pira, il sindaco della Firenze capitale del dialogo tra le nazioni  che in piena guerra fredda  pronunciò il 12 aprile 1954 a Ginevra, fornendo  la più bella definizione sul significato  religioso e laico della comunità, quando si faceva concreto il rischio di una guerra atomica tra le superpotenze:  “Le Città hanno una loro vita e un loro essere autonomi, misteriosi e profondi: esse hanno un loro volto caratteristico e, per così dire, una loro anima e un loro destino: esse non sono occasionali mucchi di pietre, ma sono le misteriose abitazioni di uomini e, vorrei dire di più, in un certo modo le misteriose abitazioni di Dio !…  Non per nulla il porto finale della navigazione storica degli uomini mostra, sulle rive dell’eternità, le strutture quadrate e le mura preziose di una città beata: la città di Dio!

Nessuno ha il diritto di distruggere, di deturpare, le nostre città, come patrimonio e valori di ogni Uomo e Donna che vi abitano: dobbiamo invece conservarle, integrarle, farle crescere in modo da ritrasmetterle: le città non sono nostre, sono d’altri.   Le generazioni attuali non hanno il diritto di distruggere  o di deturpare una ricchezza che è stata loro affidata in vista delle generazioni future! Si tratta di beni  che derivano dalle generazioni passate e di fronte ai quali le presenti rivestono la figura giuridica degli eredi fiduciari: i destinatari ultimi di questa eredità sono le generazioni successive.

L’ambiente appare come un “giardino violato”

In particolare, oggi possiamo rilevare alcune aree critiche dove il degrado è particolarmente evidente, dove questa rottura dell’alleanza primitiva diventa devastante. Anzi, spesso il degrado esterno manifesta la corruzione interiore del cuore e dei valori fondativi della vita.

  1. In primo luogo, viviamo con terrore l’inquinamento, che in vaste aree del pianeta si fa sempre più pervasivo. 2. Pure molto gravi sono le conseguenze disastrose determinate da eventi meteorologici estremi. 3. Un terzo fattore di gravità è rappresentato dalla mancanza di una vera cultura preventiva davanti ai tanti disastri sociali e meteorologici. È l’aspetto culturale del problema, di certo l’aspetto più preoccupante, perché completa il quadro globale della violazione del giardino di Dio: “Siamo infatti tutti chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo” (Evangelii gaudium 215) 

    Impegni conseguenti

Oggi  la coscienza ecologica è in crescita, ovunque, occorre tuttavia maggiore attenzione di amministratori comunali, regionali e nazionali, degli organi di controllo ambientale, delle forze di polizia e della magistratura all’applicazione delle misure di prevenzione e repressione dei reati ambientali, da qualche anno entrati  nel Codice Penale con fattispecie di reato ben determinate e sanzionate con rigore..   

Anche con dolorose contrapposizioni tra ambiente e lavoro. Specie nelle città industriali. Certo, proprio questa accresciuta consapevolezza del dono ricevuto da Dio ci spinge a garantire un ambiente sostenibile, per noi e per i nostri figli..

 Con una parola chiave: custodire. Papa Francesco ha più volte incoraggiato i credenti e gli uomini di buona volontà  fin da subito: “La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani perché ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo”. I vescovi raccomandano un impegno particolare nelle amministrazioni delle città e della nazione un’attenzione particolare alla tutela dell’ambiente, come casa comune.

 

  1. La priorità dell’impegno culturale. Come più volte richiesto da ambienti civili, religiosi ed economici più lungimiranti, la custodia della terra ci chiede di amarla, vigilando con matura consapevolezza. La terra ci appartiene. Tutti siamo chiamati a questo compito che si fa premura già nelle scuole accrescendo la coscienza ecologica viva tra i giovani. Si tratta di concretizzare quella “conversione ecologica” che ci porta a ritrovare il gusto per la bellezza della terra e lo stupore davanti alle sue meraviglie. A partire dalle nostre città, abbiamo cioè bisogno di un’economia capace di generare lavoro senza violare la terra, valorizzandola piuttosto come ricchezza produttiva e come crescita sociale.

Si pensi alla interconnessione tra rispetto dell’ambiente, agricoltura, turismo e benessere sociale: solo insieme si cresce.

  1. La denuncia davanti ai disastri ecologici. Ma la custodia del creato è fatta anche di una chiara denuncia nei confronti di chi viola quest’armonia del creato. È una denuncia che spesso parte da persone che si fanno sentinelle dell’intero territorio, talvolta pagando di persona. Siamo loro profondamente grati, perché ci hanno insegnato un metodo: ci vuole sempre qualcuno che, come sentinella, coglie per primo i problemi e rende consapevole tutta la comunità della gravità della situazione. Specie davanti ai rifiuti, anche nei nostri paesi e città .

Chi ha inquinato deve consapevolmente pagare, riparando il male compiuto.
In particolare va bloccata la criminalità che ha speculato sui rifiuti, seppellendoli e creando occasione di morte, distruggendo la salubrità dell’ambiente.
Ma anche le nostre piccole violazioni quotidiane vanno segnalate, quando siamo poco rispettosi delle regole ecologiche…

  1. La rete di s e di azione di lotta senza quartiere a qui inquina . Siamo chiamati a fare rete lasciandoci coinvolgere in forme di collaborazione con la società civile e le istituzioni. Va maturata insieme una rinnovata etica civile. Per questo è preziosa la dimensione internazionale con cui è vissuta le Giornate di impegno ecologico. È importante che nessuno resti spettatore, ma tutti attori, accrescendo la cultura ecologica integrale, umana interiore ed ecologica nei confronti della Terra e degli uomini e delle creature che la abitano Occorre maturare  una vera cultura preventiva, trovando la forza per riparare le ferite in modo costruttivo. Solo così, tramite questa rete, potremo andare alle radici profonde dei disastri sociali ed ecologici, superando la superficiale emozione del momento. Tanti nostri stili di vita vanno cambiati, per assumere la sobrietà come risposta autentica all’inquinamento e alla distruzione del creato.

Del resto, una terra custodita è la prima fonte di lavoro per i giovani! Siamo in un tempo di crescente consapevolezza ecologica.

I giovani poi devono saper essere  le  sentinelle vigili ed efficaci della custodia della Casa Comune !

 

 

 

 

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