Turismo enogastronomico traina le economie locali

di Stefano Stefanini

NewTuscia – I Comuni Italiani dell’Anci hanno riaffermato che turismo ed enogastronomia sono il volano trainante  delle economie locali e dei singoli territori.   “Incontrarsi, dialogare, scambiarsi esperienze e buone prassi è sempre un arricchimento. La due giorni cuneese promossa dall’Anci è stata proprio questo, una bella opportunità di confronto su temi che interessano territori comuni”.

Lo afferma il sindaco di Cuneo Federico Borgna intervenuto alla sesta tappa del Road Show Città Medie, organizzata dall’Anci con la collaborazione di Anci Piemonte e il patrocinio della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui).

Al centro dell’appuntamento vi è stata una riflessione sull’impatto delle filiere produttive di eccellenza dell’enogastronomia sullo sviluppo del turismo e sulla valorizzazione di quei territori che necessitano anche di contrastare lo spopolamento delle zone periferiche.

“Arezzo, Cuneo,  Novara, Pavia, sono infatti tutte città di media grandezza che condividono turismo ed enogastronomia come due dei motori trainanti delle proprie economie. Con i colleghi sindaci – aggiunge Borgna – abbiamo parlato di piani strategici, di sviluppo e di valorizzazione dei nostri territori, un’ottima iniziativa da cui sono scaturite tante idee per il futuro”.

Da parte sua Alberto Avetta, sindaco di Cossano Canavese e presidente di Anci Piemonte, sottolinea come le città medie possono rivelarsi uno straordinario laboratorio di innovazione amministrativa. “Per dimensione, efficienza dei servizi, efficacia di intervento e capacità di relazione diretta con i cittadini  possono  interpretare al meglio l’obiettivo comune del governo locale: ossia garantire qualità di vita alle nostre comunità. Ecco perché – osserva il presidente di Anci Piemonte – non è un caso che il road show faccia tappa a Cuneo, dove si è parlato di enogastronomia e di turismo.

Temi che sono fondamentali nelle strategie di sviluppo di una regione come il Piemonte, rispetto ai quali le città stesse sono attori irrinunciabili”.

“Questa tappa del road show Anci, che fa seguito a quelle già svolte ad Arezzo, Sassari, Cosenza, Bergamo e Pavia, ha toccato un nodo cruciale, perché la crescita delle città-territorio passa anche dall’enogastronomia, settore strategico per il nostro paese”, commenta Nicola Sanna, sindaco di Sassari e presidente della Consulta delle Città medie Anci.

“Le eccellenze italiane, conosciute e apprezzate in tutto il mondo, sono parte integrante della cultura delle nostre regioni, e sono un’importante chiave di lettura per i flussi turistici del Belpaese, il quinto più visitato al mondo”

I Centri storici della Tuscia esempio di  tipicità ambientali, culturali ed eno-gastronomiche: un patrimonio da tutelare e valorizzare.

Il collegamento inscindibile tra Agricoltura, Ambiente,  Paesaggio ed insediamenti urbani, intesa nel senso di una coerenza con il “genius loci” – con il quale si indica l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, un territorio,  una città – dovrà essere concretamente declinato come tutela delle peculiarità della Tuscia, nella sua  varietà di unicità ambientali .

I nostri Centri storici sono caratteristici poiché sorti nei secoli dal mare ai laghi,  dalle colline  alla valle del Tevere, dall’archeologia ai luoghi suggestivi, di valore religioso e storico-ambientale che attraversano praticamente tutti i periodi storici, con testimonianze architettonico-monumentali e artistiche che spaziano dagli Etruschi e Romani, al Medioevo,  sino al Rinascimento e all’archeologia  agricolo-industriale (penso alle Stazioni dismesse delle linee ferroviarie o le Case cantoniere sorte sulle vie stradali)  di interessanti siti della produzione, delle reti viarie, dei trasporti e delle dimore storiche, realizzati  dal XVII al XX secolo.

Chi vuole  lo sviluppo della Tuscia deve essere cosciente che tutto questo patrimonio è a disposizione di privati, volontariato e  istituzioni  per coniugare la tradizione di mestieri con il lavoro agricolo,  artigianale e piccolo-industriale, con le eccellenze delle tipicità enogastronomiche e  la presenza agrituristica e termale, l’innovazione e la ricerca dell’Università della Tuscia,  i  Turismi di qualità, esclusività  e di innovazione.

Le strade dei prodotti tipici.

I nettari dell’olio, tra le varie zone di produzione esclusivo e superiore quello di Canino e del vino, tra gli altri, L’Est! Est!! Est!!! ed il San Flaviano di Montefiascone, l’Orvieto, l’Aleatico di Gradoli, i Vini dei “Colli Cimini” di Vignanello, Vasanello e Soriano, il “Tarquinia” ed i “Colli Etruschi”,   i frutti di una terra fertile e generosa e una cucina semplice dai sapori raffinati e genuini .

Sono ben 34 prodotti agro-alimentari tipici sono stati recentemente catalogati, tra gli altri – oltre ai vini ed all’olio –   i funghi della Tuscia,  le erbe spontanee dei colli Cimini, legumi, le lenticchie di Onano, i formaggi, il pane, il farro, il miele della Riserva di Monte Rufeno (Acquapendente), le nocciole e le castagne dei Cimini, l’aglio rosso di Proceno con riconoscimenti di origine controllata e tutelata.

Oltre 60 ricette locali –  già raccolte e pubblicate nei scorsi anni nella enciclopedica guida “Terra Etrusca” SED Editore Viterbo  – possono essere gustate sulle strade delle flagranze ed i sapori di questa terra fertile e generosa, nei ristoranti caratteristici che aderiscono all’iniziativa “A tavola con gli Etruschi”, con la validissima guida eno-gastronomica.

In particolare attraverso l’ ‘Itinerario del vino, dell’olio e dei sapori tipici della Tuscia e della Teverina,  in corso di svolgimento e le tipicità dei Borghi Presepio e del Villaggio di Natale di Viterbo,   sono stati tracciati degli itinerari della genuinità, del gusto e della semplicità di  “coltivazioni storiche” (funghi della Tuscia,  le erbe spontanee dei colli Cimini, legumi, le lenticchie di Onano il carciofo di Tarquinia e di Orte, l’aglio rosso di Proceno, le lenticchie di Onano) e di  alcune ricette che risalgono alla tradizione etrusco-romana, medievale e rinascimentale, tradizioni che sono in fase di studio e riscoperta.

Ciascuno dei 60 comuni della provincia è ricco di storia arte e folclore e varie ed articolate sono le azioni intraprese dalle istituzioni locali, dalla Camera di Commercio, dall’Università della Tuscia, dalle associazioni ed aziende di settore, strutture agrituristiche e ristoranti tipici per l’ottenimento delle certificazioni di qualità, per lo sviluppo della vocazione agricola, turistica e artigianale e della Tuscia viterbese, che intende affermarsi con la sua identità socio-culturale nel panorama turistico nazionale ed internazionale .

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