Mia nonna era una combattente…ciao Marietta!

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Quando muore una persona fondamentale della propria vita le parole per ricordarla sono sempre difficili. Tentare di ricordarla in un articolo giornalistico, poi, è quasi impossibile, perché si rischia di perdersi tra retorica e ovvietà.

Ebbene. Mi perdonerete se scriverò queste poche righe per ricordare, prendendomi il rischio del caso, una donna immensa che non c’è più da poche ore: Maria Marini, mia nonna.

Maria è stata una donna lavoratrice da sempre. La sua passione per la vita è andata avanti fino al’ultimo, la sua tempra l’ha salvata più volte e, ieri, in cuor mio, avevo sperato nell’ennesimo suo miracolo. Ci aveva “abituato” più volte a riprese incredibili quando tutto stava andando per il peggio: in ospedale in più riprese, aveva potuto contare sulla sua forza d’animo infinita e su un fisico d’altri tempi.

Le sue origini contadine, l’esperienza della guerra, la fame, la sofferenza, avevano lasciato il segno in Maria, donna umile e sempre dedita al prossimo. Mai e dico mai, lei ha pensato per sé: sempre per la famiglia, in primis le due figlie, Anna e Bruna, quindi i nipoti e le famiglie delle figlie. Un amore profondo per me e Andrea, i due nipoti, e i due generi, Salvatore e Daniele. Per lei la felicità più grande era vedere serene le persone per cui aveva faticato una vita ma con il sorriso, consapevole che non c’è gioia più grande per una persona che il donare il meglio di sé ai parenti e vederli felici. Al tempo stesso, l’amore per tutti gli amici: i vicini di casa e tanti che erano cresciuti con lei in tempi più recenti: non la chiamavamo nonna solo noi nipoti ma anche altre ragazze e ragazzi più giovani di me, nati nel palazzo in cui abitava e, spesso, trattati come fossero dei nipoti.

Maria ha sofferto prima, come detto, per il dramma della guerra e della fame, quindi per la scomparsa prematura di Anna, mia madre e sua figlia, a soli 35 anni nel 1982. Uno spartiacque doloroso che ha cambiato la vita di tante persone: Anna era una persona determinata e buona, che dalla madre aveva preso queste doti. La voglia di non mollare mai e di mettersi al servizio del prossimo. Non a caso aveva scelto la professione di infermiera.

Nel cuore di Maria c’è sempre stato il dolore per la perdita della figlia Anna: ma da tale dolore ha sempre saputo farsi promotrice di aiuto e interesse per chi era vissuta Anna, in primis me e la figlia Bruna.

Carattere coriaceo e combattivo, nonna Maria era bravissima a cucinare, tanto che la cucina era diventata da sempre la sua professione di vita presso le cucine del vecchio ospedale degli Infermi di Viterbo.

Me la ricordo quando mi veniva a prendere a scuola, alle Elementari, nel Monastero di Santa Rosa. Sempre in anticipo, con la sua “mitica” Fiat 126, prima gialla e poi rossa, la trovavi in attesa della mia uscita da scuola. Era un mio grande punto di riferimento perché lei c’era. Ma non è una banalità: lei c’era quando avevi un problema pratico con i suoi consigli, c’era con la sua ironia tagliente quando ero troppo “stronzo” (con questa parola intendeva il mio modo di fare spesso troppo fanciullesco, a suo dire) e non ero serio malgrado la mia età, c’era quando doveva esprimere un suo parere sulle nostre vicende di vita: sapevi che la sua parola era chiara e diretta ma mai offensiva e distaccata dai fatti reali.

Maria Marini, per tutti la nonna Marietta, era soprattutto una persona vera, nel senso letterario del termine. Una persona che, dalla sua esperienza di vita, aveva fatto tesoro per insegnarci ciò che non dovevamo fare: trattare gli altri come mezzo dei nostri egoismi, essere falsi, mancare di sensibilità, essere troppo vanitosi, non rappresentare un esempio di rettitudine e mancare di quella sana ironia che è il sale della vita e aiuta nei momenti difficili.

Ricorderò per sempre mia nonna Maria come un esempio di vita per me e per tutti.

Che la terra ti sia lieve nonna Marietta! Ti voglio bene!

I funerali di Maria Marini si terranno sabato 13 ottobre alle 11 presso la chiesa di San Lazzaro presso il cimitero vecchio di Viterbo.