Per le regioni italiane occorre sciogliere nodi politica sanitaria nella legge di Bilancio

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – Per le regioni italiane occorre sciogliere nodi politica sanitaria nella legge di Bilancio. “Molti temi di politica sanitaria sembrano essere spariti del dibattito che in questi giorni sta precedendo il varo della Legge di Bilancio, eppure le questioni da dirimere sono molteplici e tutte piuttosto urgenti”, ha dichiarato Antonio Saitta, assessore delle regione Piemonte e coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, intervenendo il 19 settembre scorso a Salerno alla manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil per i 40 anni della riforma sanitaria.

“Ci sono alcuni nodi che vanno sciolti con molta urgenza. Penso soprattutto alla copertura finanziaria per i recenti rinnovi contrattuali. Una voce che ‘vale’ più di un miliardo. C’è poi l’esigenza indifferibile – ha proseguito Saitta – di superare il limite oggi imposto alla spesa per personale. Attualmente, nel 2018, non è possibile superare l’entità fissata per questo bisogno nel 2004, addirittura riducendola dell’1,4 per cento.

L’eliminazione di questo tetto per la spesa del personale della Sanità  nella legge di bilancio deve essere accompagnato dalle risorse per nuove assunzioni in tutte le Regioni proprio perché il sistema sanitario è di fatto stremato per la carenza di personale.

Sono questi – ha spiegato Saitta – solo i primi due aspetti che vogliamo sottoporre al Governo proprio in vista della Legge di Bilancio.

A queste priorità si aggiungono altri argomenti non meno importanti. Basti ricordare il finanziamento per 2600 borse di studio per i neolaureati medici specializzandi. Considerando che questa operazione per avere risultati ha bisogno di 5 anni, c’è l’esigenza di prevedere però sin dalla prossima legge di bilancio una norma che permetta di introdurre nel sistema sanitario i medici che stanno facendo la specializzazione dell’ultimo anno. E questo è un intervento urgente a fronte di molti reparti che stanno per chiudere proprio per mancanza di medici di urgenza, ginecologi e anestesisti.

Occorre poi mettere mano ad un Piano degli investimenti in edilizia e tecnologia e prevedere un finanziamento dedicato all’attuazione dei piani di cronicità, rimodulando l’offerta sanitaria in funzione di una domanda nuova legata all’incremento progressivo del numero dei cittadini anziani. Infine va completato il finanziamento per i nuovi LEA (livelli essenziali di assistenza).

Si tratta di temi su cui ho riscontrato il massimo interesse da parte delle organizzazioni sindacali e credo siano molti i punti di contatto che gli stessi sindacati sottoporranno prossimamente al Governo. Ma credo che su questi stessi argomenti sia opportuno – ha concluso Saitta – che si avvii da subito anche un confronto istituzionale fra l’esecutivo e le Regioni”.

In ambito Associazione Comuni Italiani, sul mancato rispetto da parte del Governo degli impegni sui finanziamenti per il risanamento delle  Periferie i comuni italiani interrompono le relazioni istituzionali con l’esecutivo Conte.

La delegazione dell’Anci, composta dal presidente Antonio Decaro e dai vicepresidenti Filippo Nogarin e Roberto Pella, ha abbandonato i lavori della conferenza unificata e annunciato che le relazioni istituzionali con il governo sono interrotte. “Non abbiamo trovato riscontro all’impegno che aveva preso con noi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul bando periferie nell’incontro dell’11 settembre. Siamo costretti a interrompere le relazioni istituzionali, nostro malgrado. Torneremo a quei tavoli solo quando il percorso per restituire ai sindaci il miliardo e seicento milioni sottratti, si vorrà avviare davvero”.

Durante l’incontro con il presidente Conte, era stato fissato un percorso in due fasi.   “Prevedeva l’intesa in unificata per sanare la presunta incostituzionalità di una norma che finanziava per 800 milioni di euro il bando periferie – riepiloga Decaro – quindi l’istruttoria di un iter per inserire nel primo decreto utile le risorse e fissare le procedure per riallocare i fondi. Oggi in Unificata era stata messa all’ordine del giorno l’intesa, un primo passo; ma il governo, sollevando un problema di natura tecnica, risolvibile, secondo noi, se solo ce ne fosse stata la volontà politica, l’ha tolta”.

Di qui la sospensione delle relazioni. Che riguarderà la conferenza unificata e la conferenza Stato-città: cioè le sedi di concertazione istituzionale tra governo ed enti territoriali dalle quali passano tutti i provvedimenti dell’esecutivo, per l’acquisizione dei necessari pareri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *