“D.N.A. (Dove nasce l’arte)”. Feste e tradizioni – Santa Rosa a Viterbo

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Elisa Anzellotti

NewTuscia – VITERBO – Si sono conclusi il 4 settembre con la tradizionale fiera i festeggiamenti di Santa Rosa. Per i viterbesi “DOC” tutto viene rimandato a dopo Santa Rosa e imperdibili sono gli appuntamenti che da fine agosto si susseguono (le mini macchine portate dai bambini, le cene del Sodalizio dei Facchini, il corteo storico con il trasporto del cuore della Santa), per culminare con l’atteso evento del trasporto della macchina di Santa Rosa la sera del 3 settembre. Questa giornata in realtà è molto densa di eventi iniziando già alle 14 circa con il famoso giro delle 7 chiese che parte da piazza San Lorenzo con la visita al Duomo e la rituale foto di gruppo.

La prima tappa è in Piazza della Morte dove viene reso omaggio a Santa Giacinta Marescotti, il cui corpo mummificato è custodito dalle monache di clausura presso il monastero di S. Bernardino. Dalle suore ogni Facchino riceve una foglia a ricordo di quelle di pungitopo, pianta con la quale la Santa Terziaria si flagellava.

Da qui si procede verso Piazza S. Maria Nuova con visita alla chiesa omonima in stile romanico eretta intorno al 1100. Tappa successiva è la chiesa S. Angelo in Spatha in Piazza del Plebiscito, per poi procedere verso Piazza della Repubblica in cui è prevista una breve sosta al monumento al Facchino, opera scultorea del maestro Alessio Paternesi. Da qui si giunge a Piazza del Sacrario dove viene fatto un omaggio al sacello dei caduti delle Guerre Mondiali con la deposizione di una corona d’alloro e un momento di raccoglimento, scandito dalle note del Silenzio, suonato dal solista della Banda di Vejano.

La terza chiesa è quella in Piazza Maria SS. Liberatrice (o della Trinità) famosa per il canto che intonano i facchini – “mira il tuo popolo…” – in onore della Madonna Liberatrice, che ha assunto a Viterbo, fin dal Medioevo, una funzione di protettrice civica della comunità.

Quarta chiesa è quella dedicata al poverello d’Assisi S. Francesco, da cui S. Rosa trasse ispirazione, e a Lei i Facchini rinnovano il patto d’amore. Da qui il corteo bianco si sposta verso Largo Facchini di S. Rosa dove, nel Santuario dedicato a Rosa, tutto il Sodalizio rende omaggio al corpo incorrotto della Santa, ricevendo dalle suore Clarisse una piccola immagine benedetta, poi ascolta le esortazioni religiose del Vescovo.

Dalle 17.30 fino alle 19 i Facchini, insieme ai familiari, si recano presso il giardino del convento dei Padri Cappuccini per un breve periodo di relax ed una merenda-cena. Intorno alle 19, salutati i parenti, i Facchini ascoltano le ultime raccomandazioni tecniche e gli incoraggiamenti del Presidente del Sodalizio e del Capo Facchino. Partono poi in direzione della vicina Porta della Verità per dirigersi verso la Chiesa della Crocetta (già S. Maria in Poggio), luogo della prima sepoltura, nella nuda terra, di S. Rosa.

Sempre al ritmo di “..quella sera del 3” tutta la formazione “svolta” su Via di S. Rosa dove si vive un momento di grande emozione quando i Facchini salutano parenti ed amici, seduti sugli scalini del Santuario, sollevando in alto i “ciuffi” e le “spallette”. Dalle ore 20.15 viene percorso a ritroso tutto l’itinerario dell’imminente Trasporto, tra gli applausi di una folla commossa e ammirata.

Nella Chiesa di San Sisto il Vescovo di Viterbo impartisce la benedizione “in articulo mortis” ai Facchini. La medesima cerimonia sarà ripetuta poco dopo all’aperto e ai piedi della Macchina di S. Rosa, con tutti gli uomini del Sodalizio in ginocchio e la folla stipata nella piazza in religioso silenzio.

Alle ore 21.00 dopo il saluto della autorità, il sindaco “consegna” ufficialmente la Macchina di Santa Rosa nelle mani del costruttore, il quale affida il trasporto al Sodalizio, tramite il capofacchino.

Anche quest’anno tutto è andato per il meglio, il calore dei viterbesi è sempre stato il medesimo, manifestato anche con ore di attesa nelle vie lungo il percorso per assicurarsi il posto migliore e gridare a gran voce: Evviva Santa Rosa!