I comuni temono di perdere le risorse per le Periferie

di Stefano Stefanini
NewTuscia – I comuni temono di perdere le risorse per le Periferie: aree dismesse, mobilità sostenibile, edilizia scolastica, inclusione sociale, mercati rionali, riqualificazione fisica e sociale. Cosa perderebbero i comuni in termini di riqualificazione delle periferie in caso che venissero cancellati i finanziamento per i progetti già’ finanziati? Per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile occorre confrontarsi prima di tutto con la crescita del fenomeno dell’urbanizzazione. Basti pensare che oggi, per la prima volta, nel mondo il 50% della
popolazione vive nelle aree urbane”.
“Per molti anni – ha sostenuto il presidente dell’Anci Associazione dei Comuni Italiani Bianco – il fenomeno dell’urbanizzazione è stato gestito da un sistema di governance non adeguata e questo ha prodotto nel corso dei decenni dei ‘guasti strutturali’ nelle città molto pesanti. Basti pensare che prima della riforma dell’elezione diretta dei sindaci, la vita media delle amministrazioni in Italia era di undici mesi senza la possibilità, dunque, di progettare sul lungo periodo interventi concreti. Oggi siamo in una fase di stabilità nel governo delle città ma ancora
molto c’è da fare”. A che punto sono i progetti di riqualificazione delle periferie ?
I comuni italiani hanno più volte sostenuto iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione contro i passi indietro rispetto al tema ambientale e sugli accordi di Parigi perché diventino questione centrale nell’agenda politica dei Comuni”. Oltre due miliardi di euro di fondi pubblici, che sviluppano un investimento complessivo di quasi 4 miliardi, per realizzare 120 progetti che si fondano su oltre duemila interventi, nei più diversi ambiti, intercettando molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile dati dall’Onu con l’agenda 2030.
Gli interventi finanziati dal Bando Periferie: dal recupero delle aree dismesse alla realizzazione di interventi per la mobilità sostenibile, dall’edilizia scolastica alla videosorveglianza, dalle misure di inclusione sociale e innovazione tecnologica a quelle per il rilancio dei mercati rionali, azioni materiali e immateriali, riqualificazione fisica e riqualificazione sociale. Sono i numeri del bando periferie, il programma straordinario di interventi per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane (13 su 14 quelle che hanno partecipato) e dei Comuni capoluoghi di provincia, promosso dalla presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con l’Anci.
I progetti finanziati con il bando sono diffusi su tutto il territorio nazionale in modo omogeneo. L’investimento
statale ammonta a due miliardi e 61 milioni, ai quali si somma la componente comunale (435 milioni) e quella privata (900 milioni). Nonostante si parli di bando periferie gli interventi non sono necessariamente lontani dal centro. Perché periferie significa luogo della marginalità sociale ed economica, non necessariamente geografica.
“Le periferie sono i quartieri satellite, separati dal centro, nati con una malintesa intenzione di risparmio che è costata tantissimo in termini di servizi – ha ricordato il presidente dei comuni italiani Antonio Decaro – ma è periferia ogni zona della città in cui i piani regolatori non hanno funzionato, dove il rapporto tra servizi e persone
si è rotto o non è mai esistito, in cui gli spazi pensati per la socialità sono stati riempiti da emarginazione e abbandono.
Voglio anche dire che se è innegabile che le periferie abbiano queste criticità, che richiedono un intervento di ricucitura, un’operazione di rammendo, come l’ha efficacemente definita Renzo Piano, sono anche un’occasione di sviluppo. E’ lì, dove nascono più bambini, dove ci sono più giovani coppie, il futuro delle città”. L’intervento del bando periferie è un tassello di una strategia più ampia che l’associazione dei Comuni si pone.
Ricostruire, bonificare, animare, tutto in sintonia con chi quegli spazi li abita è il senso di questa operazione. Ed è un pezzo fondamentale di quella agenda urbana, insieme concertato di iniziative delle città in collaborazione con il governo, che da tempo chiediamo. Il bando periferie è stato un investimento straordinario. Ora serve un fondo stabile per avere la possibilità di programmare in anticipo e di condividere, tra amministrazioni locali, le più efficaci azioni di recupero”.
In cima alla lista di priorità degli amministratori locali ci sono il recupero delle aree dismesse (assorbe il 15 per cento del totale degli investimenti) opere per il decoro degli spazi pubblici – piazze, marciapiedi, mercati – (13,5%), per la casa, dall’edilizia pubblica al co-housing (edilizia sociale) (11,5%), per la mobilità (10%), iniziative per il lavoro (7,6%), la scuola (6%) e di inclusione sociale (5,6%). In coda la sicurezza (1,5%).