UIL Viterbo: i voucher sono serviti solo a togliere garanzie e tutele ai lavoratori

NewTuscia – VITERBO – “I voucher sono serviti solo a togliere tutele e garanzie ai lavoratori attraverso un uso che a un certo punto è diventato indiscriminato e poco controllato. Non è questo il tipo di occupazione che conferisce dignità alle lavoratrici e ai lavoratori”. A dichiararlo è Giancarlo Turchetti, segretario regionale Uil di Viterbo e Civitavecchia, alla luce dello studio dell’Unione italiana del lavoro dedicato ai voucher e al loro utilizzo nel corso degli anni.

I dati amministrativi dell’Inps di cui la Uil si è avvalsa per produrre questo elaborato, fotografano un andamento dei voucher dal 2008 fino al 2017 (ultimo anno di vigenza di questo istituto a seguito della sua abrogazione avvenuta con D.L. 25/2017, convertito in L.49/2017), con picchi di crescita di utilizzo negli anni in cui le modifiche normative ne hanno ampliato il campo di applicazione oggettivo (settori produttivi) e soggettivo (tipologia di committenti e prestatori di lavoro).

“Nel 2008 – spiega Turchetti – sono stati venduti in Italia 530 mila voucher. Nel 2016 134 milioni. In agricoltura siamo passati dai 530 mila voucher del 2008 agli oltre 2 milioni e duecento mila del 2016. Stessa cosa per il commercio, da 401 a 21 milioni di voucher, e il turismo, da appena 40 voucher a 22 milioni”.

I lavoratori con voucher sono invece passati dai 618 mila del 2008 al milione e settecento mila del 2016.

“Abbiamo assistito – prosegue il segretario della Uil di Viterbo – a un negativo ‘effetto sostitutivo’ di lavoratori potenzialmente subordinati in voucheristi. Quindi al passaggio da tutele piene in costanza di rapporto di lavoro e con garanzia di misure di sostegno e integrazione al reddito nelle fasi di crisi o di perdita del posto di lavoro a una normativa che non ricollegava alcuna di queste tutele. Un mercato del lavoro che non si deve più ripetere in futuro”.

A seguito dell’abrogazione dei voucher, è stata poi introdotta nell’ordinamento italiano la “prestazione di lavoro occasionale” (PrestO), quale istituto successore del voucher, ideato dal legislatore per tamponare situazioni di richiesta di prestazioni di breve e occasionale esigenza. “A tutt’oggi – sottolinea Turchetti – la sua applicazione risulta essere molto bassa”.

“Pur in presenza di questo nuovo istituto che, come il voucher, non può essere definito un ‘contratto di lavoro’ – commenta la segretaria confederale Uil Ivana Veronese – in questi giorni si sente sempre più spesso parlare di un ritorno ai voucher. La nostra posizione è sempre stata quella di non abolirli, in quanto possono effettivamente essere utili a contrastare sacche di lavoro nero in determinati tipi di prestazioni, ma ne scongiuriamo fortemente un loro rientro a gamba tesa in quei settori dove esistono già tipologie contrattuali che riescono a conciliare la richiesta di eccezionalità e temporaneità della prestazione, con la piena tutela lavorativa delle lavoratrici e lavoratori”.

“Siamo, quindi, profondamente contrari ad una reintroduzione soprattutto in agricoltura e nel turismo, dove la stagionalità è garantita dalla disciplina prevista nella contrattazione collettiva di settore e dove esigenze del tutto eccezionali e straordinarie di prestazioni lavorative possono essere coperte dai contratti di natura subordinata vigenti. Non c’è, quindi, alcuna necessità di trovare ulteriori strumenti normativi che colmino situazioni già previste e tutelanti l’occupazione. Introdurre i voucher in questi settori, significherebbe, infatti, produrre l’effetto opposto a ciò che l’attuale governo si prefigge di contrastare: la precarietà. Auspichiamo – conclude Veronese – che la nuova disciplina sui voucher, vada nella direzione di regolamentare situazioni del tutto eccezionali, meramente occasionali e di brevissima durata che attualmente non sono governate dalla normativa e, soprattutto, dalla contrattazione collettiva”.

Uil Viterbo