Il ruolo delle regioni italiane per combattere il Caporalato in agricoltura a partire dall’approvazione della legge nel 2016

Stefano Stefanini

Stefano Stefanini

NewTuscia – In questi giorni e’ tornato puntualmente e drammaticamente di attualità l’odioso fenomeno e le drammatiche conseguenze del caporalato in agricoltura.

Le regioni italiani hanno fatto quanto potevano  negli ultimi anni per l’applicazione della Legge  sul “Contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura” che  risale al 2016.

“Ben vengano quindi questi nuovi interventi legislativi che hanno aumentato  le pene e la certezza che sia colpita l’intermediazione al lavoro agricolo, in quanto sono ormai evidenti le sofferenze e le negatività per l’intero settore dovute all’intermediazione illegale di manodopera. Fenomeno che non è più relegabile solo ad alcune Regioni. Nella legge è prevista l’estensione delle denunce da parte dei lavoratori.

Ma su un punto in particolare le Regioni auspicano una maggiore attenzione, ed è quello dellintroduzione della cosiddetta condizionabilità allerogazione dei fondi. Serve, infatti, un allargamento del fattore condizionabilità anche al rispetto dei diritti dei lavoratori, introducendolo tra i fattori per lerogazione di risorse in agricoltura. Il rispetto del diritto al lavoro va esteso in particolare anche allacceso dei fondi europei.

Inoltre bisogna rafforzare il provvedimento intervenendo anche sul lavoro interinale e sui voucher. Le Regioni hanno intendono fare la propria parte – ha sottolineato Rossi – e assumersi le proprie responsabilità. In tal senso abbiamo proposto di poter avere un ruolo importante di coordinamento tra le istituzioni locali, per svolgere così in modo sempre più efficace i controlli sul territorio nella lotta contro il capolarato. Chiediamo insomma un maggior ruolo nella lotta contro il capolarato, collaborando in modo stretto con lo Stato”.

 Ricordiamo per completezza di informazione che il governo  si è mobilitato  nella lotta al caporalato, in particolare dopo le tristissime esperienze dei braccianti morti nelle  campagne mentre lavoravano in nero.

Dai ministeri delle Politiche Agricole  e della Giustizia  era emerso l’impegno a predisporre “un atto legislativo importante” rivolto alla confisca dei beni per le imprese che si macchiano del reato di caporalato, oltre ad una forma di assistenza legale per i braccianti che denunciano lo sfruttamento.

 

Tra le disposizioni della legge di lotta allo sfruttamento del lavoro in agricoltura  emerse  si valuta  la responsabilità in solido per chi sfrutta il lavoro nero. Inoltre si pensa all’obbligo di comunicazione preventiva degli operai agricoli a tempo determinato, ai modi per evitare un uso distorto dei voucher e ad un’ipotesi di lavoro sul trasporto pubblico dei braccianti, coinvolgendo anche le Regioni.

Il fenomeno del caporalato richiama anche la disciplina dei prezzi e dei costi di produzione e ciò che si deve riconoscere ai produttori, è parallelo per sconfiggere il caporalato” –  ha affermato più volte  il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare come “La vicenda dei pomodori sottopagati a 8 centesimi al chilo faccia il pari con quella delle arance”. Confagricoltura in materia di vigilanza ha auspicato “una migliore attività di intelligence da parte degli Organi di vigilanza nella selezione delle aziende da ispezionare e una maggiore attenzione alle violazioni più gravi, rispetto alle irregolarità formali”.  E la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori ha osservato che “la Rete non può, da sola, arginare l’odioso fenomeno del caporalato che va combattuto, in ogni caso, attraverso l’applicazione effettiva delle leggi già esistenti in termini di sanzioni, nonché attraverso la realizzazione di un sistema ispettivo efficace, razionale e di qualità”. Questo può attuarsi con controlli sempre più serrati  degli Ispettorati del Lavoro.

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