Hrdayam, il Cuore che io sono… lettera aperta di Paolo D’Arpini

NewTuscia – Il Cuore, nella visione di Ramana Maharshi, non rappresenta un punto fisico ma la percezione dell’Io sono, che riflettendosi nella mente individuale sembra assumere una “ubicazione”. La traduzione letterale di Hrdayam (in sanscrito), a cui fa riferimento il saggio di Tiruvannamalai, è “Io sono il Cuore”, la sorgente da cui tutto emana. Ma dal punto di vista nondualistico potrebbe sorgere un dubbio riguardo alla eventuale esistenza o posizione di questo centro. Ramana, in diverse occasioni, aveva precisato che non si tratta del Loto del Cuore, il chakra del kundalini yoga (che talvolta si fa coincidere con l’organo fisico) bensì un punto posto a due dita dallo sterno verso i polmoni. Egli specificò che non si trattava di un centro fisiologico, che oggi chiameremmo “psicosomatico”, ma di una sottile fonte energetica da cui emerge la coscienza dell’Io, il punto d’incontro fra essere e non essere.
Questo in particolare fu spiegato allorché un devoto chiese a Ramana com’era possibile determinare quel punto sul lato destro del petto attraverso un’esperienza diretta, al che Ramana spiegò che è nell’esperienza diretta di ognuno percepire sottilmente l’origine dell’io in quella posizione, al che il devoto indicando se stesso chiese “Bhagawan intende dire che io posso percepirlo infallibilmente e naturalmente da me stesso?”, così parlando egli si era toccato la parte destra del petto al che Ramana osservò “Vedi, spontaneamente lo stai facendo…!”. Allo stesso tempo in più occasioni Ramana aveva asserito che il Sé, ovvero il Cuore, non ha inizio né fine, non è situato né in superficie né al centro, poiché egli è il Tutto onnipervadente.
Questa apparente incongruenza sollevò alcuni interrogativi, nella mente di alcuni devoti, sulla realtà dei fatti esposti. Il chiarimento giunse durante un dialogo avuto tra Ramana ed il suo avanzato discepolo, Sri Punja, più tardi conosciuto come Papaji di Lucknow. Questi obiettò, riguardo all’esistenza di un centro psicofisico definito “Cuore”, avente una specifica ubicazione sul lato destro del petto ed indicato come sede del Sé, che tale affermazione non risultava confacente con la verità assoluta sul Sé.
Ramana confermò che il Sé è senza forma ed aldilà di ogni ubicazione interna od esterna ma che il suo discorso sul Cuore era rivolto a persone che si identificavano con il corpo fisico e che quindi percepivano la coscienza come emanante dall’interno e questo “luogo” non può essere il cervello, un semplice meccanismo funzionale alla concettualizzazione, ma quel punto da cui la vita sembra irradiarsi, sul lato destro del petto. Questa spiegazione potrebbe, secondo una analogia elementale (basata sugli elementi), essere ricollegata ad un antico testo di Ayurveda che fa riferimento al Hrdayam (menzionato da Ramana) come punto in cui il prana (energia vitale) entra ed esce vivificando l’organismo e stabilendo qui il Focus dell’esistenza. In effetti il prana, che corrisponde all’elemento Aria, è quella manifestazione energetica che contribuisce a raffigurare il senso dell’io, in quanto coscienza e presenza. Quest’ultima è comunque una mia deduzione che nasce da una intuizione diretta basata sull’autoanalisi sulla sorgente dell’Io.
Ma qui vorrei andare oltre e superando il “punto di partenza” desidero ricollegarmi più specificatamente alle indicazioni contenute nel testo “Meditazione olistica, il percorso diretto”, ove si enunciano delle tappe e si forniscono consigli per compiere un viaggio dal sé al Sé. Tenendo però conto -come sovente affermò lo stesso Ramana, che non possono sussistere due Sé. L’Atman è l’assoluta ed unica verità mentre l’identificazione con un io separato e ristretto ad un nome forma è un semplice gioco di specchi della e nella Coscienza, quindi non è vero. Pur non essendo vero questo specchiarsi è reale, finché perdura l’illusione. Pertanto lo scopo dell’insegnamento empirico è quello di spingere la coscienza a distogliere lo sguardo dallo specchio dirigendolo su colui che osserva.
Eppure questa auto-osservazione è “falsa”, poiché l’osservatore non può osservare se stesso, ma serve alla mente per abbandonare la sua tendenza alla fissità sull’oggettivazione.
Diceva Ramana: “Conosci la tua mente per non farti imbrogliare dalla mente”. Infatti la mente è alla continua ricerca di risposte ma tali risposte son solo elucubrazioni della mente stessa, quindi non sono vere, e potrebbero trarre in inganno il “ricercatore” imbrogliandolo sull’essenza della sua vera natura, facendogli credere di aver raggiunto una comprensione e “realizzazione” che di fatto è semplicemente “obiettiva”, ovvero concettuale.
Attenzione, con ciò non si vuole deprivare del suo valore l’insegnamento spirituale qui contenuto. La mente è avvezza al pensare, la mente è pensiero, la mente è un groviglio di pensieri e persino l’io sono è un suo pensiero ma è l’unico pensiero a cui tutti gli altri sono riconducibili e su questo dobbiamo indagare attraverso l’auto investigazione suggerita da Ramana. Nel rincorrersi dell’io attorno e su se stesso si raggiunge uno stato di “vuoto” in cui la mente si arresta e quello è il vero Hrdayam, il Cuore!


Paolo D’Arpini