Famiano Crucianelli, presidente del Bio – distretto della Via Amerina sull’utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura

NewTuscia – CIVITA CASTELLANA – Ho letto con piacere, stupore e anche perplessità le diverse iniziative del mondo dell’informazione e nelle sedi politico – istituzionali sull’uso intensivo e diffuso nel nostro territorio dei pesticidi in seguito Un uso così scriteriato che rende pericoloso e dannoso per i cittadini, come per gli agricoltori passeggiare nelle nostre campagne. Che se denunci il danno all’ambiente, alla salute dei cittadini e al nostro sistema economico generale è cosa encomiabile e non può che fare grande piacere a chi da anni denuncia questo stato di cose.

Stupore perché si rimuove il fatto importante che da anni il Bio – distretto della via Amerina e delle Forre è impegnato su questo fronte. Un impegno non clandestino e Corchiano è solo uno dei diversi comuni del Bio – distretto che virtuosamente sta affrontando questa cruciale battaglia. E possono essere utili alcune informazioni.

Il problema non è solo il danno per chi passeggia nelle nostre verdi campagne, i pesticidi e i concimi di sintesi per loro natura non si limitano a trasformare in depositi chimici il suolo delle nostre coltivazioni di nocciole, ma si diffondono nell’aria, inquinano le nostre falde acquifere e nel tempo medio renderanno sterili i nostri terreni. Il danno è un danno generale dell’ambiente nella sua interezza e può compromettere radicalmente il futuro delle nostre comunità e del nostro territorio.

Per questa fondamentale ragione, il distretto della via Amerina e delle Forre – al quale appartengono 13 comuni dell’Agrofalisco e dei Cimini – ha fatto conferenze con scienziati, con l’Università degli studi della Tuscia e con produttori per illustrare la gravità della situazione attuale. Per denunciare i gravi rischi di quei trattamenti che irresponsabilmente sono fatti “a calendario” e che certificano il fallimento di una assistenza tecnica e la subalternità al mercato incontrollato di vendita dei fitofarmaci. Infine per indicare le alternative: agricoltura consapevole e biologica, produzione agroecologica e aumento del valore aggiunto con la trasformazione locale della produzione agricola.

Per queste fondamentali ragioni la grande maggioranza dei comuni del Bio – distretto e non solo Corchiano, ha già fatto e sta preparando Ordinanze e Regolamenti che sono molto severe e restrittive nell’uso dei pesticidi e multe severe sono già state fatte in più di un comune. Quel che manca per rendere ancor più efficace le iniziative dei comuni sono le risorse finanziarie ed umane che possano permettere di sostenere l’iniziativa della guardia forestale e il controllo delle istituzioni nel territorio.

Perplessità, perché leggendo le denunce di questi giorni, noto che vi è una decisiva dimenticanza, una rimozione  fondamentale. La situazione che si è determinata nel nostro territorio ha un responsabile chiaro: la multinazionale Ferrero che con diverse complicità istituzionali, politiche e del mondo degli affari sta cambiando la natura del nostro territorio e sta trasformando una nostra grande ricchezza come è la produzione delle nocciole in una vera dannazione che può compromettere il futuro delle nostre comunità e del nostro territorio.  L’uso scriteriato e seriale dei pesticidi, la monocultura del nocciolo, la fine della biodiversità, l’abuso e la devastazione delle nostre falde sono conseguenze delle scelte e delle imposizioni che vengono dalla Ferrero.

È una grande questione nazionale e internazionale. Per questo abbiamo fatto a Nepi nel mese di aprile una grande conferenza internazionale con produttori turchi e georgiani. La Turchia produce il 70 per cento delle nocciole nel mondo e una parte grande di queste nocciole va alla stessa Ferrero. I famosi 20.000 ettari che la Ferrero vuole in Italia sono solo una foglia di fico, un raggiro per controllare il mercato italiano, ma oggi e domani saranno i 700.000 ettari di nocciole coltivate in Turchia a fare il mercato internazionale.

Altro è il percorso di mercato della castagna, ma il sistema di produzione ha seguito le stesse logiche producendo e continuando a produrre danni serissimi all’ambiente e alla stessa coltivazione del castagno.

Infine la proposta. Chiediamo la Convocazione del Consiglio provinciale per affrontare il problema dell’emergenza ambientale sull’insieme del territorio non solo sui danni all’ambiente e alle persone prodotte dai pesticidi, ma anche sull’uso e l’abuso dell’acqua. Non c’è controllo né sul proliferare dei pozzi, né sul prelievo incontrollato sui fossi e su questo abbiamo denunce precise fatte dai comuni. Il prelievo delle acque sta arrivando ad un punto di non ritorno e potrebbe danneggiare irrimediabilmente il sistema delle acque. E su ciò vi sono ricerche e studi di grande interesse della stessa Università degli Studi della Tuscia.

Famiano Crucianelli