Tempo di vacanze: quali tutele per i turisti?

Avv. Vanessa Ercoli

NewTuscia – Purtroppo non sempre le nostre vacanze vanno come avremmo desiderato.

Possono essere, infatti, molti i disagi in agguato.

Questo articolo ha proprio lo scopo di illustrare quelle che sono le forme di tutela del turista in quanto consumatore ossia come acquirente di servizi turistici.

Innanzitutto, per quanto concerne i purtroppo frequenti disagi legati al volo, il regolamento europeo n. 261/2004 obbliga le compagnie aeree a indennizzare i passeggeri sia per le cancellazioni dei voli che per i ritardi oltre soglie ben specifiche in proporzione alla distanza coperta. Se le circostanze vengono rispettate, l’indennizzo è quindi la regola e dimostrare il contrario spetta solo alla compagnia interessata.

Quando si verificano ritardi o cancellazioni una scusa molto utilizzata dalle compagnie aeree è il maltempo, in quanto giudicata una variabile non prevedibile.

C’è una bella differenza, tuttavia, tra situazioni eccezionali e prevedibili. Una bufera per esempio può essere considerata una circostanza eccezionale, un po’ di pioggia e un po’ di nebbia, invece, no, nonostante spesso i vettori aerei provino a giustificarsi con tali giustificazioni.
La tutela garantita dall’Unione Europea prevede che, in caso di cancellazione del volo senza preavviso di almeno due settimane (sette giorni se sono offerte delle alternative), il passeggero può ottenere il rimborso del biglietto e un risarcimento tra i 250,00 e i 600,00 euro.

In caso di un ritardo, invece, compreso tra le due e le quattro ore, non comunicato al passeggero con ventiquattro ore di anticipo, il passeggero ha diritto ai pasti, all’eventuale sistemazione in albergo, al rimborso del biglietto e di parte della vacanza non goduta (solo nei casi di pacchetti) se, a causa del disagio, il viaggio viene reso inutile. Tutto ciò, sempre in base alla distanza coperta dal volo.

Nel caso di vacanza rovinata, invece, il Tour operator è tenuto a risarcire i danni subiti dal viaggiatore per non aver potuto godere in tutto o in parte del viaggio, anche nel caso in cui la responsabilità per il danno da vacanza rovinata sia ascrivibile ad altri prestatori di servizi, salvo poi il diritto a rivalersi nei confronti di questi ultimi. Quanto detto è stato precisato dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 06/07/2018 n. 17724.

Sono risarcibili i danni patrimoniali, ossia le spese sostenute dal turista e i danni non patrimoniali ovvero i danni psico-fisici subiti dallo stesso. Per richiedere il risarcimento dei danni, il turista deve produrre in giudizio copia del contratto stipulato per l’acquisto del pacchetto turistico o copia della conferma del contratto predetto, nonché fornire le prove a sostegno dell’inadempimento o inesatto adempimento del contratto da parte del tour operator o dell’intermediario , come ad esempio foto, testimoni, ricevute di pagamento ecc…

La quantificazione dei danni, secondo l’orientamento ormai consolidato, anche dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, deve avvenire in senso equitativo, ossia secondo la discrezionalità del Giudice, il quale dovrà tenere conto di alcuni elementi importanti, quali l’irripetibilità del viaggio, il valore soggettivo attribuito alla vacanza dal consumatore e lo stress subito.

Al verificarsi di un disservizio direttamente sul posto di vacanza è opportuno presentare immediatamente un reclamo al tour operator. In caso di mancata risposta e non oltre dieci giorni dal rientro, è possibile presentare un reclamo formale per iscritto a mezzo di raccomandata con ricevuta di ritorno o pec, indicando al tour operator l’inadempimento e le difformità del servizio rispetto a quello promesso o pubblicizzato e chiedendo il relativo indennizzo.

Nell’eventualità in cui non vi sia ancora alcuna risposta, è possibile adire il Tribunale competente per la richiesta di risarcimento ma tale richiesta va necessariamente presentata, per evitare di incorrere nella prescrizione, entro un anno dal rientro dalla vacanza.

Infine, qualora il turista non possa fruire di un viaggio per una causa di forza maggiore, non prevedibile e non ascrivibile allo stesso, come per esempio una malattia, lo stesso ha diritto alla restituzione di quanto pagato per il viaggio. Tale principio è stato recentemente affermato dalla Corte di Cassazione con sentenza del 10/07/2018 n. 18047.

Sperando che non sia il vostro caso, auguro a tutti voi buone vacanze.