Ad Orte ricordare i 300 anni dall’installazione nel 1717 della Colonna voluta dal cardinale ortano Ferdinando Nuzzi

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Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Nel  2017 abbiamo ricordato  i 300 anni dall’installazione della colonna, proveniente dalla originaria cattedrale di Orte, installata per volere del cardinale ortano Ferdinando Nuzzi nella collocazione attuale e da cui ha preso origine la denominazione di Piazza Colonna, uno degli angoli più incantevoli della città’.

BrunoSalvatori, Stefano Stefanini e il consigliere delegato alla Cultura del Comune di Orte, Valeria D’Ubaldo depongono una corona celebrativa sulla colonna fatta installare dal cardinale Ferdinando Nuzzi nel 1717.

Ce lo ha ricordato Rosvaldo Giubileo, con il quale abbiamo concordato di apporre una corona celebrativa  ai piedi della colonna che reca la data di installazione del 1717, al termine della presentazione del libro Orte se chiudi gli occhi sembra ieri di Bruno Salvatori, che si svolse il 1 settembre 2017 a Palazzo Roberteschi, in occasione  della festività del santo Patrono S. Egidio Abate.

Alcuni cenni biografici sulla figura del cardinale Ferdinando Nuzzi, una delle figure eminenti nella storia della città,  della nobile famiglia dei Conti Nuzzi, nato a Orte il 10 settembre 1645, che secondo il Fontanini era  “Hortanæ urbis splendidissimum ornamentum  (il più splendido  ornamento della città di Orte) e “ut bonum civem decet de ea benemereri semper studuit” (e cercò sempre di rendersi di essa benemerito da buon cittadino).

Dopo la morte del padre, Giacomo, avvenuta il 1654, della madre Samaritana (detta famigliarmente Maritana), terzo di sei figli, era stato inviato a Roma a nove anni, a studiare in un collegio dei gesuiti, e qui concluse brillantemente il corso degli studi: fu ordinato sacerdote, uno dei più valenti giureconsulti del suo tempo,  nominato canonico di S. Pietro e incaricato di amministrare i poderi appartenenti al patrimonio della basilica.  Papa Innocenzo XI° lo nominò commissario della Camera Apostolica. Durante la sede vacante, poiché il Conclave si protraeva, il collegio dei Cardinali lo mise a capo della congregazione dei beni della Santa Sede e il Papa Innocenzo XII non appena eletto (1691) lo confermò in questo incarico. Nel 1695 fu assegnato come consultore alla Congregazione del Consiglio e nel 1701 fu nominato da Clemente XI segretario della Congregazione delle Acque e dell’Annona.

Fu in questa carica che il Nuzzi concepì laudace disegno di bonificare le paludi Pontine per restituirle alla fertilità che avevano avuto nel periodo dellImpero romano, quando erano terre feconde e abitate.

Dopo un pregevole  elogio dell’agricoltura, il Nuzzi dimostrava come la divisione delle terre per effetto delle leggi agrarie e la diffusione della piccola proprietà contadina, avevano reso fruttuosa la campagna romana. “Bisognerebbe, egli dice, privilegiare ancora una volta i contadini e assegnare la terza parte delle tenute non coltivate a chi aveva voglia di lavorarle, derogando anco gli affitti fatti ad longum tempus (per lungo tempo), esentandoli dal pagamento delle tasse, concedendo prestiti al tasso del 2% e la facoltà di esportare il grano, eccedente i bisogni della città di Roma. Tutto questo, però, aggiunge Nuzzi, non è ancora sufficiente: potrà spingere ad una più intensiva coltivazione della campagna, ma non a ripopolarla o a bonificarla. Occorre cambiare tipo di coltura, non limitarsi solo alla produzione di grano. Bisognava costringere i grandi proprietari a estendere i tipi di coltivazione, oppure, se fossero stati sordi ai richiami, espropriare e ripartire le loro tenute e assegnarle ai contadini: in questo caso, si sarebbero invogliati i contadini a lavorare con maggior impegno e si sarebbe dato loro la possibilità di tornare ad abitare nella propria terra che, con la rinnovata coltura, sarebbe tornata ad esser salubre.

Prefetto dellAnnona, scrisse un pregevole opuscolo dal titolo : Discorso intorno alla coltivazione della Campagna di Roma ( riprodotto in www.orta.4000.it ). Nel 1715 fu onorato della porpora cardinalizia da Clemente XI.   Prefetto dell’Annona  (oggi si direbbe Ministro dell’Agricoltura e degli approvvigionamenti) era una delle figure di maggior rilievo nella Curia Romana. Sotto la sua guida oculata, i redditi crebbero in maniera sensibile: questo fatto non sfuggì al Papa Alessandro VIII, che lo nominò suo consigliere personale per gli affari dell’agricoltura.

Nella sua casa, a Roma, nel pomeriggio, dopo gli impegni dufficio, il cardinale Nuzzi riuniva attorno a se le persone di cultura più in vista, per discutere argomenti di attualità.

Giusto Fontanini, che di questi convegni era uno dei più assidui frequentatori, testimonia che il Vescovo partecipava anche a discussioni di carattere artistico e letterario con tanta competenza da dar l’impressione di non essersi mai occupato d’altro. Fra le tante benemerenze di cui siamo a lui debitori ce n’è una che merita particolare menzione: un volume selle antichità di Orte, “De antiquitatibus Hortæ” , composta per suo incarico dallo scrittore friulano Giusto Fontanini (1666-1736).

L’audace progetto di bonifica delle paludi pontine è legato alla figura del prelato ortano. La cosa dovette apparire allora talmente sorprendente e sbalorditiva che il Fontanini, nella sua seconda edizione del “De Antiquitatibus Hortæ”, sentì il bisogno di riportare in appendice, per intero, il discorso “Intorno alla coltivazione e popolazione della campagna di Roma”. L’audacia del progetto sta soprattutto nella tesi avanzata dal Nuzzi, il quale propone addirittura di togliere ai proprietari negligenti le terre e distribuirle ai contadini.

Il cardinale Nuzzi lasciò ad Orte molti segni del proprio affettuoso attaccamento: realizzò la costruzione, in particolare, di due Palazzi.

 Palazzo Nuzzi nel Centro storico (1710) il cui progetto si deve a Carlo Francesco Bizzaccheri, (allievo del più celebre architetto Carlo Fontana che presiedette alla costruzione del palazzo di Montecitorio a Roma), nell’ottocento la famiglia Nuzzi cede in affitto parte del palazzo alle autorità del governo pontificio, oggi sede dell’amministrazione comunale, e anni addietro della Pretura. Severo ed elegante, presenta i caratteri della residenza barocchetta di ambito romano. Progettato  per il cardinale ortano Ferdinando Nuzzi (1645-1717), presenta un prospetto di andamento concavo, che assolve al ruolo di facciata-quinta scenografica lungo uno dei principali assi viari che attraversano l’abitato cittadino. Gli originali ambienti dell’appartamento nobile sono decorati alle pareti da architetture dipinte ed episodi tratti dalla storia romana, come quelli di Marco Curzio e di Muzio Scevola, attribuiti al primo Settecento ad un seguace di Andrea Pozzo.

Il Cardinale Nuzzi, iniziò poi la costruzione (1715), su progetto di un seguace di Carlo Francesco Bizzaccheri, della villa edificata sul colle delle Grazie,  poi ampliata dal nipote Innocenzo.  Come riportato nello scritto ricognitivo di Vladimiro Marcoccio,  nel tempo la villa ha subito vari passaggi di proprietà, dai Nuzzi al card. Di Pietro, e da questi al marchese Vettori, la villa è passata oggi alla principessa di Villafaletto – Mirto, con un bosco secentesco e con un appendice (palazzo Ralli, oggi della famiglia Perini), una volta collegata mediante un ballatoio che attraversava la strada.  Il Cardinale trascorreva la sua villeggiatura in quel luogo ed amava offrire ospitalità ai seminaristi del tempo, per i quali aveva addirittura adattato l’atrio d’ingresso scoperto del palazzo Ralli a teatro, come dice  l’iscrizione apposta sulla porta:  “Dum ludis scenisque vocat studiosa inventus Ipse habet unde animos hic recreare suos”  (nel dedicarsi ai passatempi teatrali, i giovani impegnati nello studio hanno qui modo di ristorare il proprio spirito).

Il 16 dicembre 1715, Clemente XI lo nominò cardinale e lo assegnò alla prestigiosissima diocesi di Orvieto , legata alla magnifica Cattedrale edificata per il miracolo del Corpus Domini di Bolsena. Il cardinale Nuzzi  Rimase ad Orvieto appena due anni, giacché morì il 30 novembre 1717, a 72 anni.

Il monumento funebre, che oggi collocato nella chiesa di San Francesco in Orte, addossato alla parete sinistra, fu eseguito dopo il 1718, da Bernardino Cametti (1669/1736) e rimosso dopo circa un secolo dal Duomo di Orvieto. Fu rimosso, probabilmente, in concomitanza con i restauri del 1845 ai dipinti murali quattrocenteschi del Duomo, poi attorno al 1880 (Alessando Camilli) nel 1928 (Don Delfo Gioacchini) per lavori di restauro del Duomo di Orvieto, le sue spoglie vennero poste nella Cattedrale ad Orte, e da qui, per lavori di pavimentazione furono traslate nella chiesa delle Grazie.