L’ITALIA IN GIALLO: la Torino di Maurizio Blini ne “La ragazza di Lucento”

Federica Marchetti

NewTuscia – VITERBO – Il torinese Maurizio Blini torna in libreria con La ragazza di Lucento e racconta la prima indagine della coppia Meucci-Vivaldi attraverso un viaggio a ritroso nei ricordi più neri.

I lettori di Maurizio Blini conoscono bene Ales sandro Meucci e Maurizio Vivaldi, i due protagonisti de La ragazza di Lucento (Fratelli Frilli editori), ma anche degli otto romanzi precedenti. Ispirato al racconto “Giulia” scritto nel 2006 e pubblicato nel 2007 nell’antologia Giulia e altre storie, il libro è il più impegnativo ma anche il più intenso dell’autore. Siamo alle battute iniziali: i due protagonisti sono trentenne (siamo nel 1990) e la storia è il prequel di tutta la serie.

La vita di Maurizio Vivaldi (che qui è voce narrante e assoluto protagonista della vicenda) viene segnata da un fatto accaduto nel 1968, quando aveva otto anni e procede senza intoppi fino al 1974 quando, adolescente, vive una casualità senza importanza. Ma nel 1990 quel trascurabile evento torna riaprendo uno scenario doloroso e un bagaglio di paure, di sensi di colpa e di incubi. Nel fondo di un cassetto Vivaldi ritrova una pallina di carta arrotolata, la stessa pallina che era balzata fuori da una finestra nel 1974 e, per una scommessa fatta allora, rintraccia i vecchi amici Luca e Franco, scoprendo un dettaglio devastante che cambierà per sempre le loro vite. Tutta la vicenda, allora, inizia a ruotare intorno ad un fatto di cronaca accaduto all’epoca nel quartiere periferico di Lucento, lo stesso dei tre amici: la scomparsa della dodicenne Giulia Carretta mai più ritrovata. Anche Alessandro Meucci entra nella faccenda, invitato dal Vivaldi che sembra uscire di senno per colpa del passato riemerso nel modo peggiore. L’indagine, cominciata quasi per gioco, coinvolge i quattro uomini e prende una piega inaspettata, trascurata dagli inquirenti del vecchio caso.

Tutto il romanzo è un viaggio sincopato col ritmo incalzante del giallo d’autore, ben scritto, accorato e capace di trascinare il lettore in una città raccontata nelle sue pieghe più personali. Il senso di colpa di Vivaldi è il vero protagonista della storia raccontata attraverso la solitudine e la malinconia dell’infanzia che sembrano non mollarci mai.

Tre domande all’autore.

  • Quando si parla dei tuoi gialli si allude alla serie di Alessandro Meucci e Maurizio Vivaldi ma quale dei due è più protagonista dell’altro?

Entrambi. Sono uno l’alter ego dell’altro. Si completano a vicenda. Amici da sempre, appaiono in ben nove dei libri (ne ho scritto un decimo, sul terrorismo, Figli di Vanni). Maurizio Vivaldi è il capo della Omicidi e pertanto superiore ad Alessandro Meucci che però lo sostituisce in quell’ufficio quando questi decide di lasciare la polizia per intraprendere l’attività di investigatore privato. Le loro vite continuano però in sintonia, anche dopo. Sono amici e complici, nel lavoro e nella vita.

  • Sono personaggi autobiografici, reali, inventati di sana pianta o la sintesi di tutte e tre le caratteristiche?

Entrambi sono personaggi che raccolgono una grande eredità dal reale. Molto di me stesso, indubbiamente, ma anche di poliziotti veri che ho conosciuto e con i quali ho lavorato.

  • Al nono romanzo hai sentito di dover tornare alla loro gioventù e hai scritto il romanzo più impegnativo, intenso e bello della serie. Hai voglia di riproporli in altri libri, è un cauto congedo o solo una tappa del vostro percorso?

È solamente una tappa del percorso. Una prima chiusura del cerchio. In questo romanzo i lettori che già mi conoscono scopriranno finalmente il perché delle sensibilità, fragilità, limiti di Maurizio Vivaldi. Della sua perenne condizione di borderline tra dubbio e suggestione, tra realtà e fantasia. Quello che ti accade da ragazzo può segnarti nella vita. E poi ho voluto riprendere il famoso racconto, “Giulia”, e festeggiare il mio decimo romanzo ri-raccontandolo, con più ampio respiro, con un diverso approccio. Il cold case mi ha affascinato e scavare nel passato è un po’ come trasformarsi in archeologo del crimine. Infine un omaggio ad un quartiere periferico di Torino, alle sue strade, alla sua storia, alla mia giovinezza. Un giallo, per la prima volta, a lieto fine. Ma questo, meglio non dirlo.

Ospite di “A scuola di Giallo”, Maurizio Blini incontra i suoi lettori giovedì 31 maggio 2018 alle ore 18,00 presso la libreria Etruria in via Matteotti 67 a Viterbo.

 

 

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