Viterbese-Castrense, un modello da seguire

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Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – La vittoria della Viterbese di ieri sera ricorda i momenti più tipici di una società italiana sempre sull’orlo del collasso e, all’ultimo, sempre ripresasi d’orgoglio. Il pallone, nei momenti di crisi, ha sempre rappresentato un modo per rilanciare un territorio e, in alcuni, l’intero Belpaese. Viene in mente la vittoria dell’Italia al Mondiale del 1982: l’Italia, in quel periodo, veniva da anni difficili tra Terrorismo ed economia con alta inflazione. La vittoria fu l’inizio di una lenta risalita, che coinvolse tutti gli strati sociali, quasi un miracolo tutto italiano.

Ebbene. La vittoria di ieri della Viterbese ricorda un po’ questi fatti. Abbiamo una squadra che batte una delle blasonate del calcio italiano, con una tradizione di serie A e stadio da decine di migliaia di persone, vinciamo anche in terra toscana, e una città dei papi da ricostruire. Forse da zero. Non stiamo quia fare nessuna campagna elettorale ma ad analizzare le potenzialità inespresse di tutto un territorio, la Tuscia, che grida vendetta.

A Pisa hanno aeroporto internazionale, più emittenti Tv e radio nei pressi del proprio territorio, stadio e numero di tifosi da serie A, Viterbo nulla di tutto ciò. Ma di chi è la colpa? Certamente non del mondo calcistico e sportivo. La famiglia Camilli rappresenta una di quelle eccezioni “favolose” nel panorama della storia calcistica e, in generale, in quella della Tuscia, per la quale il metodo, gli obiettivi e la precisione sono dei pilastri imprescindibili di condotta. Precisione che, però, fa il paio con richiesta di serietà e massima affidabilità nei confronti di giocatori, staff tecnico e sportivo e, in generale, verso tutti quelli che sono dentro la società della Viterbese Castrense. Sono stati definiti a volte un po’ burberi ma i risultati parlano da soli: i gialloblù sono tra le prime 8 squadre della Lega Pro in Italia e il silenzio è d’oro. Ecco, se ci fossero tanti Camilli nel mondo decisorio made in Viterbo e Tuscia, forse, le cose andrebbero diversamente. Lo ripetiamo: lungi da noi fare politica in un periodo di campagna elettorale, queste riflessioni vogliono solo esprimere il forte rammarico per un territorio, il nostro, che potrebbe davvero volare e non ci riesce. Troppi annunci e tante incompiute e, soprattutto, mancanza di una progettualità strutturale e di medio e lungo periodo. Questi, in generale, sono i motivi che portano Viterbo ad avere carenze spesso quasi imbarazzanti. Viterbo è la città in cui manca un cinema multisala, del teatro comunale (tra i più belli in Italia) fermo per quasi un decennio, dell’assenza di una televisione locale e, tra poco, anche della storica emittente cittadina. Sì, perché Radio Verde smetterà le sue trasmissioni il prossimo 31 maggio per la vendita delle frequenze a un noto network nazionale. Questo significa che, proprio nel momento in cui la Viterbese batte una big del calcio nazionale come il Pisa e lotta per la serie B, Viterbo, invece di investire su se stessa (con politica, imprenditoria e associazioni locali), continua nel suo vivacchiare tra stagnazione economica, apatia intellettuale e il tanto peggio tanto meglio.

La Viterbese dovrebbe rappresentare il modello del livello che dovrebbe meritare la città dei papi e la Tuscia in ambito nazionale. Un territorio unico con due laghi (potremmo quasi dire 3), mare, collina, prodotti enogastronomici unici, una storia millenaria tra Etruschi e periodo medievale, Papi e Imperatori, certamente non merita di essere relegata, da decenni, alle classifiche medio-basse (e spesso basse) in tutti gli indicatori che contano.

C’è da rileggere e riprogrammare, in primis, l’approccio allo sviluppo, evitando facili giustificazioni come la perenne assenza di fondi e di possibilità economiche. Certamente i soldi sono pochi, ma si conoscono anche i risultati di altri territori che hanno gli stessi problemi. C’è da seguire, con le dovute modifiche caso per caso, una specie di modello Camilli, intendendo un paradigma fatto di programmazione pluriennale, obiettivi precisi e metodo ferreo, dai quali ottenere un sistema valido per migliorare le situazioni e salire di livello nei vari settori. Viene in mente anche il cosiddetto “modello Civita”: in pochi anni un borgo bello ma poco conosciuto come Civita di Bagnoregio è diventato un patrimonio turistico da un milione di presenze l’anno. Anche in questo caso valgono le stesse considerazioni fatte sopra. In quel caso il deus ex machina è il sindaco Francesco Bigiotti.

Il sogno serie B della Viterbese non è casuale e, con un po’ di sforzo, si possono immaginare tanti sogni legati a Viterbo e alla Tuscia.

Basterebbe solo crederci seriamente. Un po’ di più!