Ceta, primi risultati confortanti

Aumenta l’export verso il Canada e diminuisce l’import di grano candaese.

Andiamo rapidi verso la ratifica

Massimo Pelosi

NewTuscia – Incrociamo le dita ma iniziano a farsi sentire gli effetti del Ceta, l’accordo commerciale stretto con il Canada ed entrato in vigore, per ora in forma provvisoria, alla fine del 2017: secondo la Cia-Agricoltori Italiani, nel primo trimestre 2018, le nuove regole hanno portato ad un crollo del 46% delle importazioni di grano canadese (glifosato dipendente), mentre sono cresciute del 12% le esportazioni agroalimentare italiane verso il Canada, vino in testa, con il +11%.

“Se queste ultime tendenze venissero confermate a fine anno – prevede la Cia/Agricoltori Italiani – le importazioni di frumento canadese dalle 796.000 tonnellate del 2017 (erano 1,2 milioni nel 2016), scenderebbero a 430.000; le esportazioni agroalimentari verso il Canada varrebbero sui 910 milioni di euro e le vendite di vino made in Italy sul mercato canadese salirebbero a 370 milioni di euro. Dall’applicazione in via provvisoria del Ceta, stiamo indubbiamente registrando un dato positivo che conferma il mercato canadese, importante sbocco commerciale per l’agroalimentare italiano”

Come spesso accaduto, negli ultimi anni, registriamo notizie positive per il nostro made in Italy e soprattutto dobbiamo sottolineare in questo caso, un lavoro positivo e fruttuoso, del Ministero dello sviluppo economico che ha voluto fortemente questo accordo.

Allo stesso tempo notiamo ed anche questo accade spesso che i protezionisti in un mercato globale e che in Italia hanno nomi illustri come Coldiretti, risultano sovente sconfitti e smentiti nelle loro previsioni catastrofiche. Oramai è indispensabile sviluppare accordi commerciali che facilitano il libero scambio, perché l’italia ha bisogno di esportare qualità che soprattutto nell’agroalimentare pochi possiedono ed importare altri prodotti necessari per il consumo e per la nostra industria. L’isolazionismo ed i dazi ci rendono più soli e più poveri.

Pertanto direi al parlamento, che speriamo inizi presto a lavorare, di non tener conto dell’appello che ancora ieri faceva coldiretti di non ratificare il ceta. Chiediamo al Parlamento italiano, al pari degli altri Stati membri Ue, di sbrigarsi a ratificare il ceta e lavorare per far togliere dazi di ogni tipo alla produzione italiana di qualità che sul mercato globale è assolutamente vincente e apprezzata.