Il dopo Renzi? Si chiama Nicola Zingaretti

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Il dopo Renzi? Si chiama Nicola Zingaretti. In vista delle Primarie del Partito Democratico che, più di un semplice passaggio di consegne, a mio giudizio rappresenteranno la risposta alla domanda sulla sussistenza stessa dell’ex partito più votato in Italia ed Europa, alcune riflessioni si pongono.

In primis: quale obiettivo avrà ora il Pd alla luce della mazzata elettorale? Questa è la domanda più complessa. Prima di tornare ad avere ambizioni di governo, certamente il Partito Democratico dovrà rileggere se stesso e la propria funzione all’interno della societ

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti

à italiana prima che nelle sedi politiche ed istituzionali.
Quello che ha penalizzato il Pd è stato lo spingersi oltremodo verso temi non legati al Paese reale: troppa enfasi per l’antifascismo militante e poco per temi come l’occupazione e l’impatto dell’immigrazione sull’economia e la gente. Misure come il Job’s act sono state bocciate dalla percezione della gente sullo stato reale della propria vita, senza statistiche dello zero virgola in più che tengano. Probabilmente l’afflusso straordinario di extracomunitari negli anni del governo Pd non è stato ritenuto sufficiente a giustificare le modalità con cui è stato gestito il fenomeno. Sono tutti fattori che dovranno fare ragionare il Pd, che con la gestione Renzi ha prima avuto un calo vertiginoso di iscritti, quindi fallito il referendum e ora portato al minimo storico il proprio consenso. Il Pd dovrà trovare una nuova modalità di approccio all’elettorato e puntare su pochi ma chiari temi  su cui lavorare e portare concretamente all’attenzione dell’agenda politica.

Secondo: quale sarà il leader giusto per il Pd? Il cosiddetto Renzismo, per tanti elettori, ha saputo tanto di Berlusconismo. Con tali accezioni, nel gergo di un certo giornalismo, si usano definire quelle visioni centralistiche del potere dentro a un partito o una coalizione, il cosiddetto leaderismo o dell’uomo solo al comando. Le scissioni provocate da una presunta gestione troppo personalistica del Pd da parte di Matteo Renzi e il giudizio delle urne ora, dimostrano come un partito ampio e ramificato come quello Democratico ora debba cambiare rotta. Il Pd è da sempre la parte preponderante del Centrosinistra ma con molte anime al suo interno. Il Centrodestra, invece, ha sempre risentito della leadership indiscussa di Berlusconi, cui mai nessuno è riuscito a subentrare. Mentre per il Pd il consenso è dato dalla capacità di coagulare i propri principi e temi su una generale programmazione e attuazione del programma di governo, nel Centrodestra berlusconiano l’attenzione è sempre stata sulle idee del Cavaliere e sulla possibilità di dialogo con gli alleati. In entrambi i casi ora le cose sono cambiate. Renzi ha fallito cercando un approccio dirigista e non rispettando tanti patti, tra questi anche le mancate dimissioni annunciate per la sconfitta al referendum. Berlusconi, per la prima volta, è stato battuto all’interno del Centrodestra da Matteo Salvini e dal pragmatismo della Lega. Da queste considerazioni se ne deduce che anche per il Pd il futuro sarà ora in salita e dovrà trovare, mediante le Primarie, un nuovo Segretario che dialoghi maggiormente con la base e porti maggiore attenzione ai temi reali più che alle strategie di partito. Se i risultati sono il parametro del successo, allora l’unico che potrà, a nostro giudizio, prendere le redini del Pd sarà Nicola Zingaretti.

Zingaretti è stato l’unico presidente della Regione Lazio confermato e, in tempi in cui il Pd è stato battuto ovunque, è una notizia. Nel Lazio la vittoria di Zingaretti è stata sull’uomo e non sul partito che rappresenta: un motivo sufficiente per indicarlo come prossimo leader di un Pd ormai senza identità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci la risposta corretta per lasciare il tuo commento *