Gabriele “Blade” Carloni, da un garage fino al podio

NewTuscia – ROMA – “Un brivido dietro la schiena, gli occhi lucidi, un buco allo stomaco e un sorriso sulle labbra. É così che inizio a scrivere di me e di questa grande passione che ormai mi accompagna da molti anni.”

“Come tutto è iniziato? Semplice. Per gioco, per curiosità, per passare il tempo, e per dirla tutta anche per fare bella figura sulle ragazze.” Ho iniziato quando avevo 19 anni, mi sono iscritto nella palestra più conosciuta, quella più frequentata, quella che oggi è la mia casa e la mia soddisfazione più grande. Ricordo ancora il mio primo esercizio, alzate laterali. Non sapevo neanche come si impugnavano i manubri, in realtà non sapevo neanche cosa fossero. Ma quando li ho presi in mano per la prima volta e mi sono guardato in quello specchio così grande che rifletteva il mio aspetto magro e scarnito ho capito sin da subito che quella sarebbe stata la mia forze. Tirare su quei manubri da 8 kg mi tirò fuori la rabbia che avevo accumulato in questo periodo e mi fece tornare il sorriso. “Quando raccontai ai miei genitori di voler iniziare ad allenarmi in una palestra, non ne erano entusiasti. Preferivano che continuassi a giocare a tennis. Lo sport che amavano e che mi ha accompagnato sin da bambino. Sia ben chiaro, amavo anche io quello sport. Mi divertivo e piaceva vincere, ma non era l’appagazione che cervavo. Mio padre, il giorno che mi accompagnò per la prima volta in una palestra, fece un sorriso enorme prima che scendessi dalla macchina. Un sorriso che significava “non importa ciò che scegli, io sono fiero di te”.

Fu la mia forza. All’inizio avevo un po’ di ansia, di imbarazzo. Mi sentivo così piccolo dentro una palestra così maestosa che la paura stava prendendo un pochino il sopravvento.L’iscrizione e poi dritto negli spogliatoi. Mi cambiai le scarpe e mi guardavo allo specchio. “Sarà questo l’abbigliamento adatto?” Chiusi gli occhi, feci un grande respiro e uscìi fuori. Mi guardavo intorno e tutti si allenavano, sapevano cosa e fare e soprattutto erano ” grossi”. Mi sentivo in difetto ma non mi scoraggiavo. Avevo la forze di quel sorriso.Uscito da lì era passato tutto, ansia imbarazzo, paura. Mi sentivo forte, carico, motivato. Quello sarebbe stato il mio sport!..ero felice. Fino al giorno dopo. Uno straccio. Dolori in muscoli che non credevo neanche che il mio corpo avesse. Facevo fatica a muovermi e a scendere le scale! Ero acciaccato. Ma vi giuro, tremendamente soddisfatto! I giorni passavano e quello che mi trasmetteva tutto questo era al di sopra di ogni mia aspettativa. Tornavo a casa e mi informavo, libri, internet e interviste. Volevo migliorare. Volevo fare di questa passione il mio lavoro. Ma qualcosa andò storto. La gelosia estrema della persona che credevo di amare mi portò a diminuire gli allenamenti e in seguito ad interrompere. I miei occhi si erano spenti. Ero vuoto. Non parlavo e non avevo voglia di fare nulla.Fu mia madre a dire basta a tutto questo. Ed io ad oggi ancora la ringrazio. Un giorno, insieme a papà uscirono e usarono i loro risparmi per comprarmi tutti gli attrezzi per potermi allenare a casa.

Uno dei miei giorni più belli. Mi brillavano gli occhi e credo che fu il ringraziamento più bello che potevano avere i miei genitori.Lasciai quella ragazza che mi stava privando della mia felicità e cominciai ad allenarmi sotto il mio garage con degli amici. Studiavo giorno e notte e applicavo il tutto su di me. Miglioravo. Giorno dopo giorno. Mi piaceva e mi piacevo. Era il mio corpo a fare da “cavia”. Poi una chiamata inaspettata. Mi chiesero di lavorare in una palestra della zona. Da lì. Il mio sogno di trasformare la mia passione in lavoro, si stava avverando.”Ho sempre lavorato con papà sin da piccolo. Il suo lavoro è stato costruittivo, emozionante e straordinariamente terapeutico. Lui lavora con i cani e credo non potevo iniziare a lavorare con una marcia come quella che mi ha dato lui e i” miei” cuccioli.Ma il mio posto era qui. In palestra. Lo sentivo dentro, sentivo la forza e la determinazione di migliorarmi e migliorare.Entravo in sala pesi e mi sentivo a casa, mi sentivo preparato e vedevo i risultati negli atleti. Lavoravo tutto il giorno e il poco tempo che mi rimaneva lo utilizzavo per studiare e per prepararmi i pasti per la giornata successiva. Anche dormire era un lusso. Mi svegliavo in piena notte carico di idee ed esercizi da proporre. ” lavorare per vivere o vivere per lavorare? ”, questo ancora non lo so ma so di certo che l’unica frase che mi passa per la mente è “se ami il tuo lavoro non lavorerai neanche un giorno” .Uscivo di casa ed ero conosciuto da tutti, tutti mi ammiravano e seguivano i miei consigli. Mi sentivo bravo in quello che facevo e le proposte di lavoro aumentavano.

Ho cambiato diverse palestre in base alle offerte di lavoro più promiscue, ma anche sempre con la stessa grinta e tenacia con cui ho iniziato.Tutto rose e fiori? Assolutamente no. Mi ero annullato per questo lavoro e per diventare il bodybuilder di oggi.Ho cambiato diverse palestre in base alle offerte di lavoro più promiscue, ma anche sempre con la stessa grinta e tenacia con cui ho iniziato.Tutto rose e fiori? Assolutamente no. Mi ero annullato per questo lavoro e per diventare il bodybuilder di oggi.

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