Export Manifattura: l’Italia cresce più dei competitor UE

loading...
Massimo Pelosi

NewTuscia – Massimo Pelosi, Vice Presidente della Cooperativa Indaco, azienda leader nei servizi per l’internazionalizzazione ci aiuta a comprendere alcuni dati relativi all’export del made in Italy.

Il fatturato dell’industria manifatturiera ha beneficiato di un ritmo di espansione elevato sui mercati internazionali. Nel periodo gennaio-novembre 2017, anche grazie allo sblocco degli investimenti in macchinari, sostenuti dal pacchetto incentivante del Piano Industria 4.0., l’aumento del giro d’affari è stato del 4.5% a valori correnti. Al netto dell’incremento dei prezzi (+1.7% nella media dei primi undici mesi 2017), condizionati dai rincari degli input produttivi, la percentuale di crescita ammonta al 2.8%.

La crescita si presenta diffusa a livello settoriale: tra i settori best performer spiccano Metallurgia (+15.5% l’incremento del fatturato nella media dei primi undici mesi 2017), Elettrotecnica (+8.8%), Intermedi chimici (+8.3%), Autoveicoli e moto (+7.3%), Prodotti in metallo (+6.4%) e Meccanica(+5.7%).

Farmaceutica, Mobili, Elettronica, Altri intermedi e Prodotti e materiali da costruzione hanno registrato aumenti del fatturato compresi tra il 3% e il 4%, non dissimili dal dato medio. Il settore del Mobile ha sperimentato la più intensa accelerazione dei livelli di attività nella seconda parte dell’anno, grazie all’intonazione positiva della domanda nazionale, ma soprattutto agli ottimi risultati conseguiti dal fatturato oltreconfine.

Anche guardando ai settori con performance al di sotto della media, il quadro che se ne ricava è comunque positivo, a conferma di una ripresa manifatturiera sostenuta e generalizzata.

Le esportazioni italiane hanno registrato progressi consistenti: nei primi nove mesi l’Italia è risultata leader globale per crescita delle esportazioni di manufatti. Tale risultato è stato sostenuto dal contributo dei mercati Ue, la cui domanda ha beneficiato di una tenuta dei consumi e di una generalizzata ripresa degli investimenti, cui si è affiancata una prestazione particolarmente positiva nei mercati extra-Ue, nonostante il progressivo apprezzamento dell’euro. La profonda ristrutturazione che ha interessato il tessuto produttivo negli anni recenti, infatti, ha reso le imprese più resilienti agli effetti negativi sull’export derivanti da un euro forte.

A conferma di ciò, si osservi come l’incremento tendenziale del 7% registrato dalle esportazioni nel periodo gennaio-ottobre 2017 sia stato alimentato per quasi la metà dalle vendite sui mercati extra-Ue. Particolarmente rilevante il contributo di Stati Uniti, Cina e Russia.

La prestazione del manifatturiero è positiva anche in termini di quote di mercato: in media, l’industria italiana è riuscita a mantenere inalterate le posizioni acquisite sui mercati internazionali. Alcuni settori, anzi, sono riusciti a conseguire elevati guadagni di quote sui mercati non europei: si tratta di Farmaceutica, Autoveicoli e moto, Sistema moda, Prodotti in metallo.

Le prospettive restano buone per il 2018. I segnali che provengono dagli indicatori anticipatori sono concordi nel confermare un trend di crescita. La fiducia delle imprese si attesta sui livelli di massimo degli ultimi cinque anni, con picchi più intensi per Meccanica, Prodotti in metallo, Elettronica, Mobili, Farmaceutica e Intermedi chimici. Le attese positive sono trainate dal forte flusso degli ordinativi. Di riflesso, anche le aspettative sui volumi di produzione e di esportazione risultano in rialzo. In particolare, l’esposizione limitata delle imprese italiane alle fluttuazioni del cambio lascia auspicare una buona espansione dei flussi di export anche nel 2018.

Un’analisi di sensitività al cambio dollaro/euro evidenzia, infatti, come il peso dei paesi legati al dollaro o con valute in forte deprezzamento sull’euro (oltre il 10%) risulti limitato, nella media del manifatturiero, sia se misurato in termini di quota di vendite destinata a tali mercati (il 23%) che di concorrenza esercitata da questi paesi (si tratta del 15% sui mercati rilevanti per l’Italia). Pur con differenze a livello settoriale, che contemplano una maggiore esposizione di Meccanica e Sistema moda, ciò contribuisce ad attenuare gli impatti dei movimenti valutari sulle performance di esportazione delle imprese italiane.