Intervista a Claudia Storcé Slow Food nell’Anno internazionale del Cibo

Stefano Stefanini

Sapori, eccellenze enogastronomiche, ambiente rurale, testimonianze artistiche 

NewTuscia – ORTE – Nell’intervista  esclusiva a Teleorte e Newtuscia, concessa a chi scrive ed al collega Gaetano Alaimo per la trasmissione Fatti e Commenti dalla responsabile di  Slow Food di Viterbo e della Tuscia, dott.ssa Claudia Storcè, biologa nutrizionista, abbiamo approfondito le prospettive di valorizzazione del cibo prodotto ed offerto nella Tuscia viterbese   nell’Anno internazionale  del Cibo, in un unicum tra i sapori di una millenaria tradizione, le eccellenze enogastronomiche, l’ambiente rurale e le  testimonianze artistiche.

Il 27 febbraio a Viterbo Slow Food terrà il primo incontro sul cibo prodotto artigianalmente, dedicato al GELATO ARTIGIANALE.

Dopo il 2016 Anno dei Cammini e il 2017 Anno dei Borghi  il 2018 sarà dedicato a    #2018Annodelciboitaliano  L’infinita varietà di prodotti tipici, piatti millenari, vini unici fanno dell’Italia l’unico paese al mondo in cui il confine tra arte e cibo non esiste.

Un calendario ricco di eventi per accompagnare i turisti e i cittadini in un viaggio unico tra gusti, emozioni e bellezze del territorio, dall’enogastronomia allo sviluppo, dall’internazionalizzazione alla musica, all’arte e alla cultura:

Ricordiamo i prodotti della Tuscia Viterbese che furono oggetto dell’iniziativa promozionale finanziata dalla regione Lazio in occasione di EXPO MILANO 2015   dalle acque minerali naturali, alle carni, dalle ciliegie, alle castagne ed i legumi, per terminare con gli oli ed i vini.

Nella manifestazione di EXPO MILANO furono  valorizzati i prodotti dell’ acqua di Nepi, l’aglio Rosso di Proceno, l’asparago verde di Canino e Montalto di Castro, la carne di coniglio leprino viterbese, la castagna di Vallerano, la ciliegia di Celleno, il pesce coregone del lago di Bolsena, i legumi della Tuscia, l’olio extra vergine di olivaTuscia, la patata dell’alto Viterbese, la riscoperta del carciofo di Orte e della valle del Tevere, i vini come l’Aleatico di Gradoli, il vino  Civitella di Agliano, vino Colli Cimini, vino Colli Etruschi viterbesi o Tuscia, vino Est! Est! Est! di Montefiascone, vino Tarquinia, vino Vignanello.

 I prodotti che caratterizzano la Tuscia viterbese, promuovono il territorio ricco di cultura, di storia, di bellezze naturali e di monumenti.

La Tuscia viterbese  è percorsa da vie consolari come la Cassia, l’Aurelia e la Flaminia che dispongono di molte Case cantoniere e da linee ferroviarie come la Orte-Viterbo-Capranica-Bracciano-Civitavecchia, con le stazioni ferroviarie  oggi dismesse, ma idonee ad essere trasformate in Porte della Tuscia, o la Roma-Civita Castellana-Viterbo.

In queste infrastrutture  si possono immaginare percorsi in cui i turisti attraversino esperienze semplici e al tempo stesso dense di suggestioni, dove convivano preghiera, contemplazione della bellezza e conoscenza della storia dell’arte del nostro Paese.

La provincia di Viterbo ospita  oggi su gran parte del suo territorio il Parco archeologico-naturalistico, ha ottenuto, prima tra le provincie italiane, la Certificazione di Qualità ambientale  EMAS a livello europeo e ISO 14001 a livello internazionale.

In ogni stagione, il visitatore può apprezzare un aspetto caratteristico del territorio, attraverso sei itinerari a carattere turistico-ambientale ed eno-gastronomico. E’ opportuno ripercorrere insieme alcuni itinerari da valorizzare.

Le strade del sacro

La Tuscia è, a suo modo, profondamente mistica ed Orte, onorata della presenza di san Francesco  per questo crocevia tra Roma, Assisi e l’Umbria, ospita sullo svincolo autostradale la statua della Virgo Prudentissima, opera che lo scultore viterbese Roberto Joppolo ha realizzato nel 1989 su commissione della società  Autostrade e che san Giovanni Paolo II ha benedetto come effigie della Prudenza, dovere civico e virtù soprannaturale.     Le vie Francìgena e Amerina, riscoperte e valorizzate, attraversano il cuore della Tuscia, con luoghi di culto e monumenti naturali. Notevoli testimonianze artistiche sono: il Santuario della Quercia, la Basilica di S. Rosa a Viterbo, S. Martino al Cimino con l’Abbazia Cistercense ed il Palazzo Doria Panphili, la basilica di S. Flaviano a Montefiascone, le Catacombe di S. Cristina a Bolsena, città legata  spiritualmente al Duomo di Orvieto per il Miracolo Eucaristico.

Le strade dell’ archeologia, dell’arte e dei borghi storici

All’interno di maestose mura è il cuore della Viterbo medievale e rinascimentale, rimasta intatta nel tempo ed unica nel suo genere: città “dalle belle fontane” e ricca di splendide chiese,”Città Papale “‘,  il cui simbolo è l’elegante ed inimitabile Palazzo dei Papi, città di famose acque termali citate nell’ Inferno dantesco.

Raggiungibile da Viterbo e da Attigliano è la necropoli di Castel d’Asso, il Teatro Romano di Fèrento (che ospita una stagione teatrale estiva di pregio) sulla strada che da Viterbo conduce a Bagnoregio, con la sua incomparabile Civita, circondata da una vegetazione rigogliosa ed incontaminata, con paesaggi irreali e fiabeschi di calanchi secolari, ” la città che muore, un ciuffo di case in rovina, nere sul tufo, erette come sul vuoto…”

Gli insediamenti etruschi di Tarquinia, che “stregarono” il Re Gustavo di Svezia, Tuscania estrusca e medievale, l’Anfiteatro Romano di Sutri, il porto fluviale romano del II se. a.C. sul Tevere in località Seripola ad Orte, rinvenuto durante i lavori di costruzione dell’Autosole,  le Necropoli di Blera  e  di Farnese.   “Il Sacro Bosco di Bomarzo”, meglio conosciuto come il Parco dei Mostri, è un monumento straordinario, irreale, dove arte e inganno sorprendono i sensi, e fantasiose ed incredibili “maraviglie”e stupiscono la curiosità degli ospiti.

Le strade  delle  dimore storiche e la rete capillare delle strutture di agriturismo

Viterbo con il Palazzo dei Papi con la caratteristica loggia ,  Il Palazzo Farnese o meglio il “Pentagono rinascimentale” di Caprarola, il parco dei Mostri di Bomarzo (uscita Orte o Attigliano), Vulci con il Castello e la Badia, Civita di Bagnoregio, Calcata, raggiungibile dalla via Flaminia e  Bolsena .  Splendide nella loro raffinata sobrietà e realizzate con pietre locali come il peperino ed il travertino sono, tra le molteplici testimonianze, le dimore storiche dei Farnese a Caprarola, degli Orsini a Bomarzo, dei Lante della Rovere  a Bagnaia, degli Alberti ad Orte , dei Monaldeschi a Bolsena, Torre Alfina, Onano, Lubriano e Bagnoregio, e l’incontaminato quartiere medievale con i suoi aristocratici palazzi di San Pellegrino, nel cuore di Viterbo).   La possente mole del Forte di Antonio da Sangallo di Civita Castellana (uscita Autosole Soratte o Magliano Sabina) racchiude i tesori del popolo dei “Falisci”, contemporanei degli Etruschi.  L’antica arte e l’industria della Ceramica ha trasformato il comprensorio di Civita Castellana in un intraprendente Distretto industriale, che dovrà riappropriarsi del ruolo “di eccellenza” che le compete.

Sono molte e di qualità le strutture agrituristiche presenti nella Tuscia viterbese, oltre il 50% di quelle del Lazio, che associano le amenità dei luoghi con la genuinità dei prodotti della filiera agro-alimentare.

Ciascuno dei 60 comuni della provincia è ricco di storia arte e folclore e varie ed articolate sono le azioni intraprese dalle istituzioni locali, dall’Università della Tuscia, dalla Camera di Commercio dalle associazioni ed aziende di settore, strutture agrituristiche e ristoranti tipici per l’ottenimento delle certificazioni di qualità, per lo sviluppo della vocazione agricola, turistica e artigianale e della Tuscia viterbese.

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