L’ITALIA IN GIALLO: la provincia noir di Franco Limardi

Federica Marchetti

NewTuscia – Nel 1999 l’operina a tinte noir, L’età dell’acqua (Deriveapprodi, 2001) partecipa al Premio Calvino (premio destinato agli scrittori esordienti) e riceve una menzione speciale da parte dei giurati. Romanzo breve (o racconto lungo) narrato alternando la terza persona (la voce del narratore onnisciente) e la prima persona (a più voci: i vari protagonisti), è scritto senza pause, come tutto d’un fiato, tra monologhi e dialoghi. È un libro impenetrabile che narra una corsa d’autobus nei quartieri senza vita: la “linea disgraziata” che corre per la periferia. Alla prima fermata salgono sull’autobus tutti i problematici protagonisti che alle varie corse scendono per poi risalire all’ultimaINCONTRO Limardi FEBBRAIO (con l’aggiunta di un ragazzo di colore). L’autobus sosta in una piazzetta dove succede un inaspettato parapiglia che si conclude tragicamente.

Finalmente nel 2005 arriv a il primo romanzo di Limardi, Anche una sola lacrima (Marsilio editori), intensa e corposa vicenda di quasi 200 pagine di Lorenzo Madralta, ex militare, reduce dal Libano, oggi capo della sorveglianza di un centro commerciale di provincia. Freddo, distaccato, “anemico nei confronti della vita”, senza pulsioni, vive un’esistenza spoglia, vuole sempre il controllo di ogni situazione. Sotto la sua maschera nasconde una profonda irrequietezza e fa sesso “da bestia sfrenata” con Giuliana, la donna di Vittori, il suo capo. E proprio quest’ultimo gli propone una rapina al centro commerciale: lui è preso da una strana smania, non dice di no, ma è a disagio. Poi accetta. Convinto che sia la cosa migliore da fare, si butta nell’operazione con accurata professionalità ma, all’improvviso, tutto comincia ad andare in discesa. La trama è avvincente, il linguaggio diretto e mai scarno, lo stile impeccabile, i personaggi sfaccettati e non mancano repentini colpi di scena.

Nel 2007 Limardi prende la via dei racconti (già sperimentata con partecipazioni ad antologie) pubblicando il volume Lungo la stessa strada (Perdisa editore): 7 storie che, però, si potrebbero definire un “quasi romanzo” vista la continuità che li lega. Tutti più o meno ambientati “lungo la stessa strada” (che comunque torna accidentalmente nei percorsi di ognuno di loro), accomunati dal destino tragicofranco limardi4 dei protagonisti, da un tono cupo del racconto e dallo stile appartenente alla scuola noir. Nello schema narrativo e nella sua prospettiva collettiva, il libro richiama il primo romanzo di Limardi discostandosi, invece, dal secondo concentrato su un unico disperato protagonista. Questi sono racconti sul male di vivere di personaggi senza speranza destinati, fin dalle prime righe, alla disfatta. Tutti sopravvivono ai margini della normalità: le loro vicende raccontano come in un attimo si può scegliere di cambiare il proprio destino (in peggio) per smettere di rincorrere l’ideale che ognuno aveva costruito intorno a sé. Alla fine si ha l’impressione di aver letto un romanzo corale in cui la provincia, degradata e sbiadita, incombe sugli uomini e li travolge in un’ondata di desolazione. Dentro i sette racconti (scritti tutti in terza persona tranne uno) c’è tutta la solitudine della provincia e dei suoi abitanti: un luogo squallido, senza ideali, senza prospettive, dove si sopravvive nell’incomunicabilità reciproca, riproponendo un tempo sempre uguale a se stesso, senza via d’uscita.

Fin dal suo primo romanzo, l’autore è stato etichettato “scrittore noir”: lo è fino in fondo in questa sua visione scura della vita, senza un briciolo di speranza e nella disperazione dei personaggi. Il suo sguardo, quello di chi in provincia ci vive ma non ci è nato, taglia in due luoghi e persone senza, però, ombra di giudizio per chi giace, inerme, nella disperazione in cui si è trovato a vivere. Lungo la stessa strada è un piccolo capolavoro di narrativa che potrebbe insegnare molto a tutti coloro che vivono in provincia sulle loro città.

Di ritorno al romanzo, esce I cinquanta nomi del bianco (Marsilio, 2009) che racconta una plumbea città di provincia coperta da una coltre di neve è lo scenario del romanzo popolato da personaggi ambigui e, fin dalle prime pagine, disperati. Quattro uomini e una ragazza (scomparsa) che ruotano intorno ad un piccolo mondo senza via d’uscita, senza speranza. La provincia non ci è mai apparsa tanto isolata dal mondo: con le sue trappole, i personaggi ambigui, i rapporti complicati, le parole mai dette e quelle urlate, un mondo popolato di fantasmi che si muovono nel buio, senza nemmeno uno spiraglio di luce. L’autore riprende la sua lingua asciutta e le sue atmosfere noir e ci porta per mano in un mondo che è tutto suo, parallelo al nostro ma dipinto con altri colori. Tinte opache, grigie e noir, piene di ombre, di angoli scuri e di doppi sensi. Un repertorio caro ai suoi fedeli lettori che lo ritrovano intatto. Il destino sembra farsi beffe dell’uomo e delle sue trame, in cui gli inganni da cui creati appaiono meno inesorabili della meta finale comune a tutti. La vita e le sue trappole, i labirinti della mente e dei lavori sporchi, i legami complessi e una visione di sbieco della vita compongono quest’universo sempre uguale a se stesso, laddove cambiano i nomi, le storie ma non la condanna all’infelicità.

Il percorso noir di Limardi non ci racconta vicende luminose e piene di speranza ma mette in scena l’uomo immerso nel buio: spietato, violento, disposto a tutto, squallido, solo, incapace di condividere la sua disperazione. La sua storia è sempre tutta in discesa e non ha redenzione. Questa è la lezione del noir, ambientato tra reietti che si ammazzano per pochi spiccioli, dove le donne fanno una brutta fine o hanno comunque un triste destino, dove piove, tutto puzza e nessuno sorride mai.

Romano d’origine e viterbese d’adozione, Franco Limardi (classe 1959) insegna lettere in un istituto tecnico. Specializzato in storia del cinema (tesi di laurea, recensore in riviste, interventi in libri, frequentato corsi di sceneggiatura), sceneggiatore per qualche anno (ha anche fatto parte dell’A.N.A.C., Associazione Nazionale Autori Cinematografici), ha scritto un paio di commedie brillanti andate in scena a Roma neri primi anni ’90 nel circuito amatoriale. Poi, alla fine degli anni ‘90 ha iniziato la sua avventura noir con il debutto nella narrativa.

Ospite di “A scuola di Giallo”, Franco Limardi racconta il suo viaggio noir sabato 17 febbraio alle ore 18,00 presso la libreria Etruria in via Matteotti 67 a Viterbo.

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