L’Epifania: nei Magi il significato del dialogo tra scienza e fede

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Nei Magi che rendono omaggio al Bambino  nell’Epifania, la festa della manifestazione,  possiamo identificare il dialogo tra la scienza e la fede.  L’astro,  la cometa  che guida i Sapienti , con i rischi di Erode e dei potenti di are magillora e di oggi (che spesso trasformano le scoperte scientifiche in strumenti di morte e non di Vita), sono  le discipline  scientifiche che avvicinano  l’uomo e la donna contemporanei che ricercano e studiano la natura al loro Creatore.

La riflessione che vorrei sottoporre ai lettori parte da un mio articolo sulla rivista “ Voyager:  ai confini della conoscenza”  da me diretta nel 2005:   “Il 31 ottobre 1992 papa Giovanni Paolo II ha compiuto uno degli atti più significativi del suo pontificato nei confronti della scienza, riabilitando Galileo Galilei, il padre della fisica moderna e di un metodo scientifico non in contrasto con la fede.

Dopo circa 360 anni Galileo tornava formalmente ad essere figlio legittimo della chiesa cattolica, anche se moralmente ed intimamente, scontando l’abiura delle sue teorie sul sistema solare, non era mai stato realmente al di fuori della comunità religiosa del suo tempo.

Giovanni Paolo II, ammettendo gli errori della sentenza del 22 giugno 1633 emessa dal Tribunale del Sant’Uffizio presieduta dal cardinale Roberto Bellarmino, riabilita e nobilita il ruolo della scienza, avvicinandola alla fede, operazione che per secoli era risultata impossibile per mere ragioni di opportunità politica: la Bibbia, testo eminentemente sacro e morale, parlava agli antichi nel linguaggio a loro consono, con forzature tipiche della letteratura guerriera.

L’affermazione: “Fermati o sole!” del condottiero israelita Giosuè dell’Antico Testamento, non può certamente avere una valenza cosmologica e Niccolò Copernico, scienziato polacco, ed in particolare gli studi di Galileo, contribuiscono in modo incontrovertibile a dare dignità alla scienza ed alla teologia, ognuna nel proprio ambito.

Le “convergenze parallele” – se i ricordi matematici non tradiscono, le rette parallele si incontrano all’infinito perché hanno in comune la direzione – tra fede e scienza appaiono chiare nell’affermazione che Galileo, magistralmente, espresse nelle Opere VI:

“….questo grandissimo libro (della natura) che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), non si può intendere se prima non si impara ad intender la lingua, e conoscer i caratteri ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile intendere umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto”……

Fede e scienza pur operando su piani separati, trovano concreti contrasti solo nell’utilizzaione delle scoperte scientifiche, che di per sé avvicinano le creature al Creatore che ha dato all’uomo la sua intelligenza, uno straordinario strumento di misura per decifrare e svelare i “presunti” misteri della natura.Le teorie galileiane non ebbero allora seguito nella vecchia Europa, per il loro effetto prorompente nel campo del potere politico e di quello religioso, ma furono presto divulgate dai Gesuiti  (alla Compagnia fondata da Ignazio di Loyola appartiene il pontefice papa Francesco)  nel Nuovo Mondo, nelle Americhe.

Papa Wojtyla, connazionale di Copernico, ha inteso risolvere la controversia tolemaico- copernicana-galileiana: “a  questo compito che potrà onorare la verità della fede e della scienza, io assicuro tutto il mio appoggio”. Quando papa Giovanni Paolo II parla ai membri della “European Physical Society” a Roma il 31 marzo 1979, ed ai docenti universitari di Bologna nel 1982 ribadisce, avvicinandosi all’esperienza ed alla spiritualità dello scienziato illuminato e credente Galileo, che “un’interpretazione della scienza e della cultura che volutamente ignori o addirittura mortifichi l’essenza spirituale dell’uomo, la sua aspirazione alla pienezza dell’essere, la sua sete di verità e di assoluto, gli interrogativi che egli si pone di fronte agli enigmi del dolore e della morte, non può soddisfare le più profonde e autentiche esigenze dell’uomo. La scienza si esclude da sé dal regno del sapere , cioè dalla “sapienza”, che è gusto di conoscenza, maturità dello spirito, anelito di libertà vera, esercizio di criterio e discrezione”.

In tal modo gli uomini di scienza, ma soprattutto i giovani che si apprestano a studiare la realtà ed il mondo che li circonda, nel ricordo dell’insegnamento di Galileo devono sentirsi incoraggiati a proseguire la loro ricerca, sapendo che, in tal modo, “ incontrano nella natura la presenza del Creatore”.

In Papa Francesco , l’universo è qualcosa di più che un problema scientifico da risolvere, è un mistero che contempliamo nella letizia e nella lode (cfr Enc. Laudato si’, 12). «Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi» (Laudato si’, 84).    Nel contesto del dialogo interreligioso, oggi più urgente che mai, la ricerca scientifica sull’universo può offrire una prospettiva unica, condivisa da credenti e non credenti, che aiuti a raggiungere una migliore comprensione religiosa della creazione.

In spirito di gratitudine per la testimonianza di scienza e fede che … gli astrofisici e gli uomini di scienza ….. hanno reso in questi decenni, papa Bergoglio ha inteso   incoraggiare  gli scienziati  a continuare il cammino, con quanti condividono l’entusiasmo e la fatica dell’esplorazione dell’universo.

Credo che per noi giornalisti e per Voi lettori la figura dei Magi,  sapienti guidati in cammino dalla Stella ad onorare  il Bambino con i loro doni significativi di sofferenza, regalità e umanità-divinità, confermino la comune passione per la conoscenza umana, esplorata anche nella sua dimensione di confine.