Orte, le Frangiòttole di Mandolina: presentazione sabato 16 dicembre

di Stefano Stefanini

ImmagineNewTuscia – ORTE – Si svolgerà sabato  16 dicembre alle ore 16 la presentazione del libro di Vincenzo Cherubini “Frangiòttole di Mandolina”, edito dalla S.ED. di Viterbo, presso il Salone del Centro di aggregazione Sociale del Palazzo di Vetro recentemente intitolato al primo medico condotto di Orte Scalo, Sabatino Mele.

Il ciclo inaugurato con i testi “Sull’incomincio de la sera” del 2009  e coltivato con le pubblicazioni di “Zzòni ccanti e zzombi là ppè Orte” … e  “Diasille ortane” che Vincenzo Cherubini offre ormai da anni alla città dopo aver declinato il linguaggio dialettale negli ambiti poetici, della religiosità e delle tradizioni popolari,  si cimenta in questa nuova avventura editoriale con le “Frangiòttole di Mandolina”, racconti, piccole storie della tradizione contadina, “fatti veri” che nonne e mamme della civiltà “pre-televisiva” raccontavano ai bambini con dovizia di arguti particolari e con insegnamenti morali utili per le esperienze di vita futura.

L’autore chiarisce nelle sue considerazioni iniziali  che “ la motivazione  che ispira la raccolta delle Frangiòttole  è quella di salvaguardare il patrimonio linguistico dei termini dialettali, idiomi ed espressioni che fanno parte dei racconti della tradizione orale della Città”.

Nel libro l’autore ha cercato di registrare avvenimenti credenze o consuetudini locali, fatti ed episodi minuti che appartengono alla gente semplice.

L’iniziativa  di Vincenzo Cherubini pone alcuni specifici quesiti alla nostra società contemporanea, frenetica, spesso sbiadita nei valori fondamentali dell’esistenza, della solidarietà e della condivisione di progetti di vita comunitaria, familiare e personale:

  • le Frangiòttole, come espressioni del linguaggio dialettale in forma di racconto collettivo,  costituiscono gli strumenti della riscoperta e conservazione di singole parole, modi di dire, di proverbi, di massime di vita e di argute battute, oltre  che di rievocazione delle condizioni di vita dei nostri padri. In tal modo, riscoprendo il linguaggio della vita passata, la nostra cultura e il nostro bagaglio di valori si arricchiscono, e leggendo che i nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre gioie, i nostri dubbi, sono stati condivisi con diverse modalità  da chi ha vissuto nei secoli scorsi nella nostra città ci infonde una grande voglia di vivere.
  • il linguaggio dialettale con il quale nonna Mandolina raccontava le Frangiòttole alle sue nipoti è strettamente legato alla vita, alle conoscenze, alle tradizioni, alla storia, alla dimensione comunitaria, familiare e religiosa della nostra Città è rivolto in particolar  modo ai giovani e al mondo della scuola e della cultura.

Ogni racconto viene compendiato dalle realistiche illustrazioni di Giancarlo Ghergo, nella trascrizione della versione originale e nella versione in italiano corrente. I contenuti associati al racconto delle Frangiòttole descrivono una concretezza quotidiana che è il sapore della vita talvolta amaro, disincantato o di infantile stupore.

Vincenzo Cherubini – che non a caso opera professionalmente nel campo della scienza medica psicologica, pervasa dall’analisi sociologica, oltre che interiore, della vita dell’uomo – è riuscito nell’intento di evocare nel lettore le suggestioni caratteristiche dei racconti della tradizione popolare di Mandolina in ambito storico, ambientale, sociologico, morale e religioso. Un coacervo di passioni,  sentimenti e valori che ci rendono, nonostante tutto, legati alle nostre radici culturali, tra cui notiamo in particolare :

  • I personaggi ed i ritratti caratteristici come “ I Carabinieri cacciatori”, “Il garzone”, “ La comare topolina”, “Cercava il marito”;
  • Il costume, le credenze, le superstizioni e i detti popolari della città, che rischiano di scomparire con le tradizioni tramandate con l’avvicendarsi delle generazioni: tra le altre, “Le pecore ed il cane” , “Il ritorno dalla Guerra”, “Il cane galletto e la volpe”, “Una donna e la pianta di ciligie”;

Il lavoro di Vincenzo Cherubini, con la presentazione di Anna Rita Cerotto, rappresenta la piena continuità dei volumi già pubblicati nel ripercorre  gli itinerari di riscoperta e di impegno sociale tracciato da Pierpaolo Pasolini  con il  cortometraggio “La forma della Città”, che dedicò ad Orte nel 1974  come invito a riscoprire e tutelare la cultura popolare che proviene dalle piccole ed umili cose – anche da una piccola stradina di ciottoli di accesso al centro storico come dalle Frangiòttole tramandate dalle nonne e dalle mamme  – realizzate da una comunità  attraverso i secoli e lasciate in eredità alle generazioni future.

Il racconto della Frangiòttola ha di sicuro facilitato il  percorso di crescita dei bambini di ogni tempo e si colloca  nell’ambito dell’educazione ai valori, attraverso i quali gli adulti, i genitori ed i nonni in particolare, facilitano la crescita del bambino, contribuendo a costruire la propria identità personale e culturale.

  1. nelle Frangiòttole i bambini di allora per arricchire l’immaginazione e le emozioni, si confrontavano con personaggi  della vita quotidiana o frutto di leggende  della tradizione popolare, ponendo agli adulti  la fatidica domanda: “.. ma è ‘na frangiòttola ? “ sentendosi rispondere: “noo noo è ‘na storia vera !”
  2. nella pedagogia dei nostri nonni e dei nostri genitori, nel contesto del loro progetto educativo, si collocava il tema della fiaba e dei racconti leggendari  con la finalità primaria  di prima conoscenza e di  educazione ai valori.
  3. il racconto espresso nella Frangiòttola, essendo familiare e rassicurante, aiutava il bambino ad affrontare le difficoltà della sua vita. Con il racconto della Frangiòttola tante generazioni di bambini sono stati in qualche modo preparati a fronteggiare le difficoltà di ogni giorno, attraverso la conoscenza delle avversità.
  4. attraverso il racconto fantastico, presentato in forma verbale, i bambini di oggi come quelli di ieri si tuffano nell’immaginario e utilizzano la meraviglia, lo stupore. Gianni Rodari ha scritto: “ Non credo che la fantasia sia evasione, ma uno strumento della mente, capace di esprimere e formare una personalità più ricca”  .
  5. infine nelle Frangiòttole di Mandolina abbiamo riscontrato una forma di “saggezza popolare” e la fiducia di riuscire a superare le proprie ansie e paure perché chi ascolta il racconto cioè il bambino, si identifica col protagonista che deve superare delle difficoltà durante la sua vita. Il racconto e la favola hanno funzioni educative, di trasmissione  emotiva, morale ed etica e le Frangiòttole di nonna Mandolina creano un legame forte ed esclusivo tra generazioni di nonni, genitori e bambini, in cui l’ambiente familiare di una volta come quello contemporaneo si rileva come essenziale.

Per questo la finalità del testo che ci apprestiamo a leggere  non si limita al recupero lessicale delle Frangiòttole, ma ci invita ad una operazione collettiva di recupero di un “dialogo educativo ed affettivo”, necessario rimedio ai deserti ed alle solitudini interiori del nostro tempo.