Maggiore tutela del patrimonio collettivo nelle nuove disposizioni sul dominio collettivo

di Stefano Stefanini

NewTuscia – La recente Legge 20 novembre 2017, n. 168 disciplina le  “Norme in materia di domini collettivi” . Per “domini collettivi” si intende indicare una situazione giuridica in cui una determinata estensione di terreno (di proprietà sia pubblica che privata) è oggetto di godimento da parte di una collettività determinata, abitualmente per uso agro-silvo-pastorale.

agricolturaCome riportato in una nota  dell’avv. Simone Marani del foro di Bologna, la legge consta di tre articoli che possono essere così riassunti: L’articolo 1, comma 1, riconosce i domini collettivi come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie. I domini collettivi sono soggetti alla Costituzione, sono dotati di capacità di produrre norme vincolanti valevoli sia per l’amministrazione soggettiva e oggettiva, sia per l’amministrazione vincolata e discrezionale ed hanno la gestione del patrimonio naturale, economico e culturale che coincide con la base territoriale della proprietà collettiva.

Si caratterizzano per l’esistenza di una collettività che è proprietaria collettivamente dei beni e che esercita, individualmente o congiuntamente, i diritti di godimento sui terreni sui quali insistono tali diritti. Il Comune svolge di norma funzioni di amministrazione di tali terreni salvo che la comunità non abbia la proprietà pubblica o collettiva degli stessi.

Gli enti esponenziali delle collettività titolari del diritto d’uso civico e della proprietà collettiva hanno personalità giuridica di diritto privato ed autonomia statutaria.

L’articolo 2 dispone che la Repubblica valorizza i beni collettivi di godimento in quanto: a) elementi fondamentali per lo sviluppo delle collettività locali; b) strumenti per la tutela del patrimonio ambientale nazionale; c) componenti stabili del sistema ambientale; d) basi territoriali di istituzioni storiche di salvaguardia del patrimonio culturale e naturale; e) strutture eco-paesistiche del paesaggio agro-silvo-pastorale nazionale; f) fonte di risorse rinnovabili da valorizzare ed utilizzare a beneficio delle collettività locali degli aventi diritto.

La Repubblica riconosce e tutela i diritti di uso e di gestione dei beni di collettivo godimento preesistenti allo Stato italiano.

Le comunioni familiari esistenti nei territori montani continuano a godere e ad amministrare i loro beni in conformità dei loro statuti e consuetudini che siano state riconosciute dal diritto anteriore

Il diritto sulle terre di collettivo godimento sussiste al verificarsi delle seguenti situazioni:

  1. a) esso abbia normalmente ad oggetto lo sfruttamento del fondo dal quale ricavare una qualche utilità;
  2. b) sia riservato ai componenti della comunità, salvo diversa decisione dell’ente collettivo.

L’articolo 3 definisce i beni collettivi (sui quali è imposto il vincolo paesaggistico) che costituiscono il patrimonio civico e evidenziando la loro inalienabilità, indivisibilità, inusucapibilità e perpetua destinazione agro-silvo-pastorale.

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome aveva approvato un documento sulla proposta di legge “Norme in materia di domini collettivi”  predisposto dalle proprie Commissioni competenti.

Nelle Considerazioni generali viene definito il dominio collettivo, che  a partire dalla legge sul riordino degli usi civici del 1927, è stato ricompreso sotto la denominazione e categoria degli usi civici.

bosco di carbonara bagnoregioun punto di vista giuridico il dominio collettivo si differenzia dagli usi civici per la sua appartenenza al vero e proprio genus della proprietà collettiva, a sua volta da tenere distinta dalla proprietà in comunione di stampo privatistico in cui ognuno possiede pro-quota.

Come noto,  l’uso civico è invece caratterizzato da varie facoltà di uso di porzioni di territorio di proprietà di soggetti differenti da quelli che esercitano il diritto di uso.

Normalmente l’uso civico non è caratterizzato da forme organizzative. Sebbene vi siano queste differenze, i due istituti sono accomunati dalle prime leggi di riordino sotto la stessa categoria.

Solo con le leggi sulla montagna a partire dagli anni 50 si cominciano a differenziare, anche se non si è ancora pervenuti a una sistemazione organica degli istituti.

La proposta di legge riguarda soprattutto il settore dell’agricoltura, ma con significative implicazioni su paesaggio, urbanistica, e questioni che attengono al rapporto con gli enti locali, con particolare riguardo agli enti agrari, e soprattutto quelle finalizzate alla tutela del patrimonio civico anche in funzione ambientale.