Orte, presentazione del libro “Tabloid inferno“ di Selene Pascarella

Stefano Stefanini

22-11 Orte locandina_Pagina_1NewTuscia – ORTE – Il Circolo Auser  “S. Quadraccia” di Orte  presso la sede del Circolo di   Corso Garibaldi 184   in Orte Scalo  invita i cittadini  mercoledì 22 Novembre alle ore 16:30, presso la sede del Circolo alla presentazione del libro “Tabloid Inferno” da parte dell’autrice Selene Pascarella.

Selene  Pascarella  illustra nel suo  Tabloid inferno  una delle più significative funzioni del giornalismo contemporaneo,  quella del cosi detto   “watchdog journalism”:  essere i “cani da guardia”  dei  cittadini- lettori.

Scrive Selene “Per quattro anni ho scritto storie nerissime su testate popolari di infimo livello. Il libro Tabloid Inferno è il resoconto fedele di quell’esperienza.  Una giovanissima collega spiega le sue esperienze di cronista di dell’informazione nera, giudiziaria e scandalistica.

“È servito a me, prima di tutto. Ho fatto i conti con un mestiere esercitato in apnea, tra la giusta  riprovazione di chi mi voleva bene e l’ossessione per una vocazione seguita solo su strade secondarie, battendo codici segreti che nessun corrispettivo economico avrebbe mai  reso accettabili.”

Spero che serva a voi, per capire i meccanismi che regolano l’universo dell’informazione nera, giudiziaria e scandalistica, fiutandone le trappole ed evitando di farvi avviluppare dalla sua narrazione tossica.

Che vi sta già tra i piedi, anche se non avete mai posato gli occhi su un magazine a base di “sangue & sesso”, e finirà per conquistarvi. Solleticherà la vostra parte più curiosa, “ravanando”  nelle paure che tenete faticosamente a bada, costruirà mostri all’ombra dei quali sentirvi esseri umani meno ignobili.

Per raccontare cosa vuol dire far parte del sottoproletariato culturale al servizio del giallo ho dovuto

scomodare ricordi personali, cari amici e altri soldati di ventura nella guerra all’ultimo scoop.

Alcuni hanno dato il loro consenso, altri – temo – mi toglieranno il saluto. In ogni caso, come si dice, è andata così.   Ho cambiato i nomi delle persone, dei luoghi e dei prodotti editoriali, soltanto quelli.

La prima parte del libro cerca di spiegare come sia possibile passare dal sogno della stampa watchdog1

alla militanza nell’informazione di serie Z nel volgere  di pochi anni.

A testimonianza dell’autentico e professionale impegno della collega Selene  Pascarella – da me intervistata lo scorso anno su questi temi  in un interessantissimo dialogo sulle regole della professione giornalistica  –  mi piace citare il “watchdog journalism”  nella definizione anglossassone del giornalismo che svolge una funzione di sorveglianza verso il potere e l’illegalità, “come cane da guardia pubblico” a tutela della democrazia e del pluralismo delle opinioni.

La seconda parte del testo mette in fila le regole del gioco che l’autrice ha  imparato a conoscere un pezzo dopo l’altro, sudando, sgomitando e impegnandosi. Anche uno “sporco lavoro”  può essere fatto molto male o molto bene.

Selene descrive come sia arrivata gradatamente alla “seconda opzione”, diventando bravissima a incarnare i luoghi comuni che si imputano ai “pennivendoli”. Un delitto che sembra senza vittime  ma non lo è.

L’autrice racconta che per studiare  la “criminodinamica” ha  utilizzato  articoli scritti di suo pugno. Con tutti i limiti e le goffaggini dell’autoanalisi è stato inevitabile, in quanto l’autrice del problema. Mi auguro che sia bastato a stanare le ipocrisie e le furbizie messe in campo per non rispondere delle parole che mi davano da vivere.

L’ultima sezione  del libro autobiografico  di una professione non certo facile citare  i casi  ripercorre il viaggio delle “narrazioni tossiche” dopo la pubblicazione, di “casi eclatanti” della cronaca nera dei nostri giorni cerca  di rintracciarle al di fuori dei luoghi di origine. Conclude l’autrice Selene Pascarella:  “ nelle aule giudiziarie, dove segnano il destino di persone in tutto e per tutto uguali a chi scrive di cronaca nera ed ai lettori , trasformate in mostri che i cronisti, quale ancora oggi sono io, hanno inventato a loro immagine e somiglianza”.