Graffignano, domenica 29 Il Rotary Club Roma Quirinale inaugura i lavori di restauro della vasca circolare nella Villa Romana

di Stefano Stefanini

Immagine2NewTuscia – GRAFFIGNANO – Il Rotary Club Quirinale curerà i lavori di restauro di una cisterna facente parte del complesso archeologico della villa romana di Poggio la Guardia in comune di Graffignano, località Sipicciano. I soci del Rotary Club Roma Quirinale e Rotary Club Sutri e Tuscia Ciminia (con l’invito a tutti i club di Roma e Lazio)  hanno allestito per domenica 29 ottobre alle ore 11 sul sito archeologico l’inaugurazione dei lavori di recupero della Vasca,  curati dal dott. Emanuele Joppolo, d’intesa con la responsabile scientifica dell’intervento generale di recupero della Villa Romana , dott.ssa Maria Letizia Arancio della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale.

Come riportato nell’invito predisposto dal presidente del Rotary Club Roma Quirinale, Massimo Bordignon,  seguirà una Conferenza sulla storia e le prospettive dei lavori di conservazione e restauro della Vasca, presso le sale del castello Costaguti di Roccalvecce, a cui farà seguito una conviviale interclub per rotariani, amici ed ospiti presso il suggestivo salone del Castello Costaguti.

 Nel Comune di Graffignano, in località  Poggio la Guardia, toponimo che individua un modesto rilievo (ca. m 90 s.l.m.) nella piana del Tevere a ca. km 1,5 dal corso del fiume, sorgono i resti di un insediamento rustico di età romana.

Il complesso era ubicato presso l’incrocio tra l’asse viario che, costeggiando la sponda destra del fiume, costituiva la prosecuzione verso Nord della romana via Tiberina attestata fino ad Orte (Romagnoli 2006, p. 38) e la strada che, diramandosi dalla via Ferentiensis, raggiungeva uno dei punti di traghettamento sul fiume, presso la confluenza del torrente Rigo nel Tevere (Romagnoli 2006).

Come riportato in un saggio-relazione della responsabile scientifica dell’intervento, dott.ssa Maria Letizia Arancio della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale,  gli scavi sono stati  avviati nel 2009 dalla SBAEM con Angelo Timperi.

In base alla tecnica edilizia, che utilizza sempre il tufo, sono state riconosciute almeno tre fasi cronologiche distinte: alla prima, databile al III-II sec. a.C., 199 a.C.  si riferiscono i muri in opera quadrata, alla seconda, databile intorno alla metà del I sec. a.C., quelli in opera reticolata mentre ad uno o più rifacimenti successivi appartengono i muri di cui restano le fondazioni a sacco. I materiali restituiti documentano uno sviluppo cronologico ininterrotto dal III-II sec. a.C. al V-VI sec. – 476 d.C. d.C.

Considerato l’interesse del complesso, sottoposto a tutela ai sensi della legislazione vigente, d’intesa con l’Amministrazione comunale e la proprietà, il Gruppo Archeologico Sipicciano, nell’ambito della Convenzione tra il MiBAC e i G.A.I., ha elaborato per il 2011 un progetto di scavo e valorizzazione del bacino circolare, approvato dalla Soprintendenza.

Le indagini sono riprese grazie ai volontari del Gruppo, sotto la guida di Tiziano Gasperoni, incaricato della direzione del cantiere, e con il sostegno dell’Amministrazione Comunale, della proprietà e di Archeotuscia.  All’attività dello Speleoclub Orvieto si deve l’esplorazione di un pozzo ubicato nel settore residenziale (figg. 1: pozzo A; 3), che ha consentito di individuare il sistema di rifornimento idrico riferibile alla seconda fase del complesso (fig. 4).

Immagine3Esso era costituito da due pozzi gemelli (A-B, prof. ca. m 8; diam. m 1,10), uno solo dei quali utilizzato (A), distanti ca. m 10, collegati sul fondo da una cisterna voltata (figg. 5-6) e alimentati da un cunicolo di adduzione che, ancora in corso di indagine per individuare la fonte di approvvigionamento dell’acqua, si apre a circa metà altezza del pozzo utilizzato (figg. 7-8).

Delimitato da un muro in opera cementizia (sp. m 0,60), internamente rivestito da malta idraulica (sp. cm 5), il grande bacino circolare (diam. est. m 19 ca., diam. int. m 17 ca.) (fig. 9), ha una profondità di m 2,80 ca.; il fondo è costituito da una piattaforma di malta idraulica (sp. oltre cm 20); un cordolo di malta perfettamente conservato protegge il punto di giunzione tra il piano pavimentale e l’alzato.

Il manufatto, a cielo aperto, prosegue la relazione della responsabile scientifica dell’intervento, dott.ssa Maria Letizia Arancio della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale aveva una funzione particolare, come indicano sia la scalinata semicircolare che porta al fondo, sia la struttura quadrangolare che si apre sul suo lato ovest.   Quest’ultima, di m 6,20 x 5,90, si articola in due ambienti voltati paralleli (A-B) con copertura superiore esterna piana, delimitata su tre lati da un muro di sponda (alt. cm 60 ca.) rivestita di malta e aperta ad est sulla parete del bacino. L’ambiente indagato  ha pianta rettangolare con alzato in opera reticolata e volta a botte sul colmo della quale sono praticati due fori che comunicano con l’esterno; era interamente rivestito di malta idraulica e il suo piano pavimentale costituisce il prosieguo di quello della vasca circolare, oggetto del restauro da parte del dott. Emanuele Joppolo con l’intervento del Rotary Club Roma Quirinale .

L’analisi delle fonti, con particolare riguardo a Varrone e a Columella, e i confronti istituiti (Thomas, Wilson 1994, p. 164, nt. 99) (Giacopini, Belelli Marchesini, Rustico 1994, fig. 26) fanno ritenere per la dott.ssa Maria Letizia Arancio che  la vasca circolare fosse un impianto per l’allevamento del pesce, forse defunzionalizzato a causa di un’alluvione.